#Vinitaly2019: considerazioni a distanza

Ho atteso qualche giorno prima di parlare della 53esima edizione del Vinitaly, col fine di riordinare appunti, assaggi, pensieri e parole. Negli ultimi due anni ero stato assente ed è stato forse un bene, perché ho avuto modo di notare alcune differenze organizzative rispetto alle edizioni precedenti.
La grande macchina dedicata al mondo del vino (che ha visto in esposizione 4.600 produttori) è stata più fluida, il grande flusso di partecipanti – stimato a 126.000 unità – ben ripartito; niente lunghe attese ai banchi d’assaggio, nei ristoranti e all’ingresso. Forse l’aumento del prezzo d’ingresso, tanto discusso, ha avuto i suoi effetti selezionando in parte il pubblico; ammetto però che ascoltando le domande poste ai vari produttori da certi individui, qualcuno non del settore è riuscito comunque ad intrufolarsi.

Commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere “È stato il Vinitaly più grande di sempre con 4.600 aziende, 130 in più dell’anno scorso, e 100mila metri quadrati espositivi netti, ma da domani saremo già al lavoro per migliorare ancora – Continua la focalizzazione sulla selezione di visitatori verso una presenza sempre più professionale e internazionale. A riprova, sono aumentate di 20mila, per un totale di 80 mila, le presenze di wine lover al fuori salone di Vinitaly and the City. Registriamo molta soddisfazione da parte degli espositori e questo significa che la svolta intrapresa nel 2016 è la direzione da seguire. Dopo quella in Brasile, abbiamo lanciato la nuova piattaforma di promozione Wine To Asia attiva dal 2020 in Cina, a Shenzhen. Inoltre, il ruolo guida per il sistema vitivinicolo è stato confermato dall’attenzione istituzionale, con la visita del presidente del Consiglio, dei due vicepremier, del presidente del Senato, del ministro delle Politiche agricole e del Turismo, e a livello europeo con il commissario per l’Agricoltura»

GLI ASSAGGI DA SEGNALARE

Ammetto che ogni volta per me non è facile stabilire un percorso tra centinaia di migliaia di bottiglie, solitamente vado a salutare chi conosco, mi arresto in qualche banchetto che desta attenzione, e POI vado dai quei produttori che difficilmente incontro di persona.

La prima batteria di assaggi è stata presso l’azienda Agricola Sant’Eufemia, cantina laziale, situata nei pressi di Cisterna di Latina; ; realtà piuttosto recente con un’estensione di circa 12 ettari vitati. Presenta una bella linea di bianchi dedicati al Grechetto e alla Malvasia Puntinata che in comune hanno un tocco minerale e sapido. Delle due ultime annate in degustazione ho preferito la 2017, con un periodo di macerazione prolungato rispetto alla 2018. Il Grechetto Chiò 2018 è stato il mio assaggio preferito.

Seconda tappa Azienda Agricola Murva di Renata Pizzulin; i loro vini li trovo incredibilmente buoni, dal primo all’ultimo assaggio. Lo Chardonnay Monuments 2016, dal profilo nordico, ha un olfatto fresco con note di mandorla e menta. Anche il Paladis, stessa annata, ha un sorso davvero immediato e comprensibile a qualunque palato. Il Sauvignon Teolis 2016 con un profilo di frutti tropicali mostra un sorso integro, sapido e concentrato.

La famiglia Allegrini ha portato due novità in quel di Montalcino, il Brunello Podernovi e il Vignavecchia, declinati nella 2015, nati entrambi da una selezione di vigneti della azienda San Polo. Il vecchie vigne mostra un Brunello più carico e concentrato.

Restando in zona Montalcino confermo che la 2014 de Le Potazzine è uno dei migliori Brunello in circolazione; segue poi il Vigne del Versante 2012 di Pian dell’Orino.
Stella di Campalto tira da sotto il banco un Rosso di Montalcino 2002 incredibile, nonostante l’annata tremenda: alla cieca poteva sembrare figlio della 2004, che sorpresa!
Il Marroneto nel 2013 regala invece la sua prima riserva in assoluto, nata perché le due Botti di Madonna delle Grazie differivano tra loro e quindi alla “migliore” hanno voluto dedicare la riserva.

Di Terlan, dopo aver provato quasi tutti i vini in degustazione apprezzo sempre il Pinot Bianco, tanto delicato quanto stimolante.
Rimanendo da quelle parti il Mos Maiorum di Messnerhof, blend di Schiava e Lagrein da vigne vecchie è davvero fruttato, speziato e croccante.

L’Amarone della Valpolicella di Monte Santoccio, con le bellissime etichette disegnate da Laura, è davvero esemplare: frutta rossa carica, note di cacao, spezie, nasconde la sua gradazione alcolica con la concentrazione del frutto.

Fattoria Monticino Rosso invece ha sfoderato una verticale di Albana Secco interessante: 2015, 2011, 2010 (in versione 75cl e Magnum) e 2004. Che dire, l’Albana è uno dei grandi vitigni da invecchiamento del nostro paese. Freschezza mantenuta durante tutta la verticale, i sentori olfattivi mostravano il giusto invecchiamento. Sorso coerente con annate ed età. 5 belle etichette.

Chi mi conosce sa che non amo molto le bollicine, ma tra i vari calici degustati mi ha colpito Ca’del Bosco R.S 2005 Vintage Collection e i Franciacorta dell’azienda Barbalonga.

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