Metti una sera a Vosne

Non sempre per viaggiare servono valigie e biglietti aerei; basta la compagnia giusta e il vino: già il vino, l’unica cosa che consente di spostare le persone anche se chiuse tra quattro mura di un ristorante.
Le storie, i luoghi da cui proviene sono sufficienti a distaccare la mente dal posto in cui si trova per trasportarla altrove e, diciamolo, una degustazione ben organizzata è capace di far fare grandi viaggi a prezzi ragionevoli. Nelle prossime righe la descrizione di 13 etichette provenienti tutte da Vosne-Romanée, e che mi hanno fatto viaggiare veramente in borgogna; avere poi Paolo Gravina come guida ha reso questo viaggio ancora più interessante.

Quasi non ha senso descrivere Vosne e i suoi Grands Crus; la fama di questo piccolo villaggio di appena 300 abitanti è talmente altisonante che parlarne sarebbe come cercare di raccontare il Colosseo ad un romano; questo però non mi deve impedire di provare a farlo.

In questo percorso gustativo sono stati presi in considerazione Grands Crus, Premiers Cru, Villages e produttori che non siano del Domaine Romanée Conti, col fine di vedere le altre declinazioni che questa terra santificata propone.

I Villages

Tutto inizia con l’appellazione più generica, l’AOC Vosne-Romanée, che porta il nome del Village; significa che le uve presenti nei prossimi vini non appartengono ai vigneti considerati più influenti; sono allevate nelle zone più a monte, verso le Haut-Côtes de Nuits, e quelle che costeggiano la D974, la statale che attraversa la Côte.
La denominazione, per la precisione, include anche i vini della vicina località di Flagey-Echézeaux, venduti per legge, in qualità di Vosne-Romanée, senza troppo dispiacere da parte dei suoi produttori.
L’AOC Village, nel complesso, consta di 100 ettari vitati e molti produttori aggiungono in etichetta il nome del lieu-dit di provenienza – un toponimo assegnato ad un particolare terreno – o un nome di fantasia.
I campioni in assaggio sono 4.

1)   Camille Giroud, Vosne-Romanée Les Chalandines, 2013

Il lieu-dit Le Chalandines ricade per metà nel comune di Vosne e per metà in quello di Flagey. Il vino di Camille Giroud è prodotto nella parte di Flagey. Rivolti verso sud-est i vigneti si trovano ad un’altitudine di 245 metri sul livello del mare e crescono in un terreno argilloso-limoso su marne provenienti da Bresse.

Il vino ha un bellissimo manto rubino con un olfatto leggermente scuro: un lampone che s’unisce a note gessose, ferrose, di sottobosco e di spezie dolci. Al palato esce un lieve sentore vegetale e sapido. E’ l’ultima annata che David Croix vinifica per il Domaine di Camille, per poi mettersi in proprio.
La 2006 è stata un’annata atipica e tardiva.

2) Bruno Clavelier, Vosne-Romanée Vieilles vignes La Combe Brûlée, 2014

Il lieu-dit La Combe Brûlée – di soli 0,77 ettari – si trova sul lato destro della statale D109 nella parte più alta e orientale dove possano crescere le vigne; ed è un monopole di Clavelier; qui la maturazione delle uve è abbastanza breve e i vini che ne conseguono sono più freschi, agrumati e floreali.

Con un’eta media delle piante di 80 anni ne esce un vino ancora esuberante e croccante, d’incredibile beva; mostra una certosina linearità tra olfatto e gola, con un frutto rosso croccante che non molla mai, scorza d’arancia, chiodo di garofano e sbuffi fumé. Tannino delicato e acidità tagliente.

3)  Thibault Liger-Belair, Vosne-Romanée Aux Réas, 2006

Aux-Réas è una parcella sita al confine con Nuits, in termini di dimensioni è una delle più grandi, con una copertura di circa 10 ettari; è collocata subito a sud del Premier Cru Clos de Réas. È uno dei luoghi più caldi della denominazione e il suolo è caratterizzato da marne dell’Oligocene. L’azienda LIGER-BELAIR, dopo una lunga sosta, ha iniziato a produrre vino nuovamente negli anni 2000, concentrando le forze su Vosne.

E’ il vino più tetro dei villages proposti nella batteria; qui c’è tanto humus, tabacco, cuoio e aromi terziari, vorrei ben dire: è la 2006! I fiori e i frutti sono stati messi sotto-spirito, in bocca qualche ritorno verde, con una traccia di legno leggermente invadente.

3bis) Domaine, Confuron-Contetidot 2010

E’ stato l’intruso della serata, portato da Gravina, perché scaramanticamente 13 etichette non erano di buon auspicio. Figlio di un’annata che inizia con gelate, anch’esso mostra frutta rossa mista a humus e sottobosco. Il sorso l’ho trovato morbido e avvolgente, con una leggera freschezza che si palesa sul finire. Viene prodotto utilizzando due lieux-dits siti agli estremi della denominazione, uno di questi è Le Jacquines.

I premiers crus

4) Confuron-Cotetidot, Vosne-Romanée 1er Cru Les Suchots, 2006

Il cru Les Suchots, di ben 13 ettari, è il più grande Premier Cru del comune, presentando di conseguenza differenze distinte tra i vini che se ne producono. Il vigneto si trova lungo il confine settentrionale di Vosne, alla base della fascia collinare. La sua posizione è davvero singolare, è circondato a sud e a nord da Grands Crus quali Grands Echezeaux, Les Richebourg e Romanée Saint Vivian; ciò ha portato molti a chiedersi come mai sia stato scartato durante le classificazioni del 1936.

Il terroir di Les Suchots è simile a quello di Echezeaux, con una esposizione a oriente, ottimo drenaggio e terreni argillosi marnosi. Il sole mattutino offre alle viti abbondanti opportunità di maturazione, consentendo loro di trovare un equilibrio con i venti più freschi provenienti dalla Cote d’Or. Come risultato di questa interazione tra il sole caldo e i venti più freddi, la complessità del frutto si sviluppa insieme all’acidità, producendo vini ben bilanciati. Il terreno è costituito da un terriccio di argilla marnosa su un letto di roccia più profondo e più ricco di quello che si trova nei climat più alti del pendio. La differenza che si potrebbe marcare è che i vini prodotti nella fascia bassa del Cru possono peccare d’eleganza per via della grana delle argille di superficie che è più grossolana.

Di prima impressione l’olfatto mi ha ricordato, per i timbri floreali e frutti croccanti, La Combe Brulée a cui si aggiungono però spezie più marcate, caffè e pepe, rendendolo quindi più complesso. Bocca avvolgente, di bella persistenza e durata. Molto piacevole.

5)  Gros F&S, Vosne-Romanée 1er Cru Les Chaumes 2009

Les Chaumes è un climat situato all’estremità meridionale della denominazione ed è più basso rispetto a molti dei vigneti.
I vini sono corposi ed elastici, ma non raffinati come i loro vicini di casa.
Il vigneto di 6,5 ettari si trova a sud del villaggio, al confine col comune di Nuits-Saint-Georges e condivide una piccola parte del suo confine nordoccidentale con La Tache, con Aux Malconsorts a ovest e Clos des Reas a est.

Si trova su una marna calcarea profonda e ricca, che porta a uno sviluppo vigoroso delle piante, coadiuvata anche dalla posizione sul pendio e dal clima piuttosto caldo rispetto alle altre fasce, tanto che qui l’uva solitamente si vendemmia prima delle altre zone.

Avrei voluto scrivere fiumi d’inchiostro per questo vino, ma l’assaggio non è stato molto convincente: aringa o salmone affumicato (scegliete voi), invadente e persistente. All’unanimità considerato non all’altezza, anche se due-tre membri della tavolata l’hanno trovato particolare. A mio avviso però, quell’affumicato era troppo presente anche in gustativa. Sono tanti i vini che al naso non convincono e poi sono stupefacenti, ma questo non è proprio il caso.

6) Bruno Clavelier Vosne-Romanée 1er Cru Les Beaux Monts VV 2012

Les Beaux Monts è un Premier Cru che si trova lungo il confine settentrionale del comune di Vosne-Romanée, anch’esso ripartito tra Vosne e Flagey. Il climat è suddiviso in 4 lieux-dits e confina a nord con Grands-Echezeaux, anche se a un’altezza leggermente superiore. Richebourg si trova proprio lungo la collina, poco più a sud. A ovest, sul pendio superiore della Cote de Nuits, le altre due parti del lieu-dit (Les Hauts de Beaux Monts e Les Beaux Monts Bas) sono utilizzate solo gli AOC Village.

La posizione di Les Beaux Monts sulla parte più ripida della Cote d’Or offre un terroir leggermente diverso rispetto ai vigneti di fondovalle. Qui, il terreno calcareo ricco di ferro è meno profondo e leggermente più sassoso di quelli a est e si trova su un substrato di calcare duro, che – insieme alla pendenza del vigneto – offre un ottimo drenaggio e obbliga le vigne a scendere in profondità. Ventilazione e esposizione al sole sono poi quegli ingredienti aggiuntivi che rendono di vero interesse questo cru. Non è un caso, afferma Armando Castagno, che i produttori che lavorano in queste terre tirino fuori vini d’indiscussa eccellenza; ma è stata proprio la capacità di chi lavora in queste vigne a rendere grande questo cru, in un do ut des instauratosi tra uomo e natura.

Con 11 ettari Les Beaux Monts è uno dei più grandi Premier Cru a Vosne-Romanée (e dell’intera Cote de Nuits).

Il colore è davvero interessante, rubino dai timbri scuri. Piccola nota casearia iniziale, che rapidamente svanisce, per aprire a un infinito elenco di cose: erbe, chiodo di garofano, cannella, mora, balsamicità, rosa canina e china. Tannini morbidi come il sorso, che sul finire mostra una bella freschezza. Questo mi è piaciuto parecchio.

7)  De Montille, Vosne-Romanée 1er Cru Aux Malconsorts 2013

Aux Malconsorts, qui basta il nome, e se si dovesse trovare un Premier Cru da promuovere a Grand Cru esso sarebbe tra i papabili. Osservando la mappa se ne capisce anche il perché: un po’ come Les Suchots, si trova in perfetto allineamento con tutti i Grands Crus di Vosne; e La Tâche è il vicino di casa più prossimo. La parte alta del Cru differisce non poco da quella più a valle in termini di suolo, e questo porterebbe al rischio di disomogeneità in bottiglia. Chissà se oggi la proprietà si è pentita di aver rifiutato a suo tempo la classificazione di Grand Cru. A detta di alcuni esperti la qualità di Aux Malconsorts, seppur elevatissima è borderline rispetto agli altri di superiore livello e per questo una sua promozione è ormai persa. I vini dei Malconsorts sono di una finezza ed eleganza prodigiosa. La complessità aromatica, le note floreali, fragranti e spesso speziate sono straordinarie, i tannini setosi, la profondità e il carattere etereo del corpo conferiscono a questo vino una dimensione ariosa. Domaine de Montille possiede due lotti a AuxMalconsorts.

Tornano note di fiori e frutti rossi, uniti a cipria, china, una bellissima menta. Bocca fresca, croccante, con un tannino delicato da godersi nei ritorni d’incenso. Ottimo calice.

I Grands Crus

La sfilata dei Grands Crus comincia con una mini orizzontale di Echèzeaux, la 2013. Questo Cru è diviso in 11 parcelle e i nostri tre produttori lavorano le loro etichette in monopole da una di esse:

Christian Clerget a En Orveaux, Anne Gros a Champos Traversins e Claire-Ferrand a Les Rouges du Bas.

8) Christian Clerget, Echezeaux Grand Cru 2013
9) Anne Gros, Echézeaux Grand Cru Les Loachausses 2013
10) Naudin Ferrand, Echézeaux Grand Cru 2013

I vini degustati hanno mostrato in comune un acceso color rubino, con note di viola e frutti di bosco. In bocca il vino di Clerget non ha avuto la meglio, risultando leggermente piatto (e indietro) rispetto alle due signore del vino; a gusto personale Anne Gros ha avuto un maggior equilibrio, una bocca succulenta e una persistenza maggiore, il tutto condito con  un tocco balsamico e di scorza d’arancia. Claire ha portato invece una nota fumé e floreale.

La 2013 ha avuto una primavera eccezionalmente fresca e umida, che ha provocato inondazioni rendendo i vigneti così fangosi da non farli raggiungere facilmente, con conseguente meno lavoro in vigna.
La pioggia durante la fioritura a giugno ha portato a rese relativamente basse (che hanno aiutato i restanti chicchi d’uva a raggiungere la maturità alla fine della stagione).
A luglio devastanti grandinate hanno colpito la Côte de Beaune per il terzo anno consecutivo.
Un po ‘di calore è arrivato finalmente ad agosto, riducendo a due il ritardo di tre settimane nella stagione vegetativa.
Un umido settembre ha portato la minaccia del marciume, esacerbata dai temporali del 5/6 ottobre, ma i livelli di acido erano ancora pericolosamente alti. Praticamente tutti i vini sono stati aggiunti con un po ‘di zucchero, prima della fermentazione, per aumentare il livello finale di alcol.
Per la vinificazione, la chiave era l’infusione delicata piuttosto che l’estrazione.

Si è passati poi a Grands Echezèaux celeberrimo climat, etimologicamente derivante dal plurale del termine chezal che, anticamente, indicava la presenza di caseggiati rurali; è disposto aforma di trapezio rettangolo, con la punta risvolta verso nord, direttamente confinante con il Clos de Vougeot e con il decisamente più ampio Echézeaux.

Sui 36 ettari complessivi che ricadono nella denominazione, Mugneret ne possiede 1,82. Le vigne che hanno un’età variabile tra i 25 e i 60 affondano le radici su suoli calcarei a basso contenuto di argille. La famiglia Mongeard lavora a Vosne-Romanée da più di 8 generazioni. Il Domaine fu ribattezzato Mongeard-Mugneret nel 1945, e gestisce oggi 30 ettari di vigne, distribuite su 35 denominazioni diverse, dedicate tano ai bianchi quanto ai rossi di Borgogna.

11)  Mongeard Mugneret, Grands Echézeaux Grand Cru 2005

Un vino che ha mostrato nette note terziare di cuoio e tabacco, con un probabile tappo che purtroppo non ci ha fatto procedere oltre nella degustazione, peccato.

ROMANÉE SAINT VIVIAN

È direttamente adiacente al villaggio di Vosne-Romanée, all’estremità settentrionale del comune. Il nome romanée del titolo risale all’epoca in cui i vigneti erano suddivisi da varie acquisizioni e vendite, e Romanée-Saint-Vivant era la parte orientale del più grande sito Romanée; Richebourg e Romanée-Conti coprono la collina sovrastante. Il nome di Saint-Vivant deriva dall’ordine dei monaci che lo avevano originariamente posseduto e il loro monastero, L’Abbaye de Saint-Vivant.

I vini di Romanée-Saint-Vivant sono considerati i più leggeri e delicati tra i grand cru di Vosne e Flagey e non attirano le giuste attenzioni; tuttavia sono tenuti in estrema considerazione e hanno un seguito dedicato tra i consumatori con una preferenza per il lato più delicato del Pinot Nero.

La porzione più grande di Romanée-Saint-Vivant è di proprietà di Domaine de la Romanée-Conti. Anche Domaine Leroy ha una piccola parte del vigneto, così come Jean-Jacques Confuron.

12) JJ Confuron, Romanée Saint Vivant Grand Cru 1998

La storia del Domaine ha avuto inizio con il matrimonio di Jean Confuron e Anne Marie Bouchard nel 1926, riunendo i vigneti di due famiglie diverse. Questi vigneti sono stati poi tramandati, raccogliendo lotti nei prestigiosi siti di grand cru.
I vini di Jean Jacques Confuron sono fermentati sia in acciaio inox che in rovere, prima di essere messi in barrique dopo un breve periodo di macerazione a freddo. I vini vedono diversi passaggi di rovere francese, a seconda del loro stato, con i Grands Crus che sono sottoposti una percentuale maggiore di legni nuovi. I vini vengono imbottigliati senza alcuna chiarifica o filtrazione.

Una bella sorpresa, il color granato anticipa le note balsamiche di the, finocchio, agrumi, spezie dolci, humus e liquirizia. 
Il sorso è ancora vivo, mostra carattere e freschezza. In termini olfattivi credoabbia mostrato ormai tutte le potenzialità, così come al palato. 
Se vi capitasse sotto mano apritelo e godetevi questa meravigliosa bottiglia.

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