Il Brunello di Fattoi

Tutta la zona di produzione di Brunello ruota attorno alla cittadina di Montalcino, situata al vertice di una collina. Nonostante la cittadina sia molto piccola, la sua estensione amministrativa arriva a 24,000 ettari suddivisi per il 70% in territorio collinare, 20% in pianura e solo l’1% in montagna.

Ci sono:

  • 3000 ettari piantati a vigneto.
  • 2100 sono registrati sotto la denominazione Brunello di Montalcino
  • 510 sono registrati sotto la denominazione Rosso di Montalcino
  • 50 ettari a Moscadello
  • 450 ettari sotto la denominazione Sant’Antimo.

Le vigne occupano solo il 15% dell’area comunale, prevalentemente ricoperta da boschi e distese di alberi. Si tratta di 16 chilometri quadrati delimitati dai fiumi Orcia, Asso e Ombrina. All’interno di questi confini ci sono 4 pendii che raggiungono i 660 metri sul mare, con il Monte Amiata che protegge i versanti da grandine e piogge violente provenienti da sud-est.

Dovendola comparare a Montepulciano e alla zona del Chianti Classico, Montalcino gode di un clima più mediterraneo poiché, seppur lievemente, è esposta al mare molto di più delle altre due zone, situate invece internamente.

Il Sangiovese giova di un clima più caldo e secco giungendo meglio a maturazione, inoltre gli sbalzi termici dovuti all’altitudine favoriscono lo sviluppo di aromi. Non è un caso che in tutta la Toscana, terra di Sangiovese, solo nella DOCG Brunello di Montalcino e nella DOC Rosso di Montalcino, si preveda l’uso monovarietale.

Bisogna ricordare che sebbene questa sia una zona di elezione non tutti i vini qui prodotti sono eccellenti: vi sono troppe differenze micro-climatiche in un contesto piuttosto ampio. Alcune vigne crescono quasi al livello del mare, altre raggiungono i 500 metri; laddove troppo alte il Sangiovese potrebbe faticare a raggiungere la maturazione fenolica, viceversa nelle pianure spesso la vendemmia si anticipa addirittura di due settimane.

I Fattoi, piccola azienda a conduzione familiare, si trova tra Tavernelle e Sant’Angelo in Colle, nel versante sud (ed esposto a est) della denominazione. I terreni sono di galestro, le vigne hanno mediamente 15 anni d’eta piantate a 350 metri sul livello del mare, con sistema di allevamento a cordone speronato.
Il Rosso di Montalcino e il Brunello sono vinificati allo stesso modo, in serbatoi di acciaio con contatto con le bucce di circa 18 giorni.
Il Rosso invecchia circa 6 mesi in botti di rovere, il Brunello 3 anni in botti di rovere francese da 45 ettolitri.
Il Rosso di Montalcino è un vino di tutto rispetto, con rapporto qualità/valore davvero interessante (sui 12 euro in cantina).

Il 2016 apre con un tocco terziario e vegetale, cui segue un timbro ematico misto a frutta rossa croccante e alloro. Il 2014, chiamato Crú, é in realtà un Brunello mancato: per via dell’annata per nulla gentile le uve del DOCG sono confluite interamente nel DOC. Ottimo, dal sorso piacevolmente amarognolo, con un frutto croccante che in seconda battuta sorpassa quell’incipit amaricante. Il tannino é delicato, il vino scalda il petto e persiste a lungo.
Ora passiamo ai Brunello di Montalcino che ho preferito nella mini-verticale che ha visto a confronto 1997, 2006, 2010 e 2013.
Il RISERVA 1997 è davvero una bella etichetta. Il colore pienamente granato, fa sembrare il vino stanco e passato, ma olfatto e palato smentiscono definitivamente il colore: frutta rossa, sedano, anice stellato, caffè, pepe, chiodo, radici e tabacco, c’è di tutto come in una lista della spesa insomma. Tannino carezzevole, acidità che ha ancora voglia di esprimersi, finale boisé.
In generale i critici non amano molto questa annata, definita spesso sovrastimata. In effetti il caldo è stato molto presente durante il periodo di maturazione delle uve, portando a vini da consumo immediato più che da invecchiamento; però come detto questo vino mostra la sua anzianità – se così si può dire – solo nel colore; certo consiglio di berlo ora, ormai ha sviluppato tutto quello che poteva offrire e non avrebbe molto senso lasciarlo steso ancora in cantina.

Brunello di Montalcino 2010: grande annata = uguale grande bottiglia. Colore più scuro, il naso mostra una complessità più esaustiva: un bellissimo anice si mescola a note di sedano, poi seguono i sentori tipici dei Brunello come si deve. La vena acida é sorretta costantemente da alcool e concentrazione del frutto; il finale pulito e persistente, privo di influenze bottiane, é un’esplosione di sapori. Il 2010 è stato un anno altrettanto caldo che ha calato la produzione di circa il 10% nell’areale. Anche qui vini caldi, maturi e dal grande estratto, ma sicuramente d’incredibile bontà.

Due parole anche sulla 2006 e la 2013, la prima mostra un profilo caldo, di frutta rossa matura e spezie dolci, con un tono di freschezza leggermente sotto tono rispetto agli altri, figlio proprio dell’annata in cui è nato.
La 2013 invece è un Brunello con tutte le doti per invecchiare, lineare, senza sbavature, che se lasciate ancora in cantina darà ottime soddisfazioni in 5-6 anni.

Riserva 1997
Etichette Brunello di Montalcino

Nel corso della serata è stato presentato anche il Sangiovese IGT che a differenza degli altri vini fa solamente acciaio, inutile commentare che per il prezzo sotto i 10 € è un’etichetta molto, molto interessante, che palesa i sentori tipici del vitigno in una perfezione certosina.

www.fattoi.it
Localita’ Capanna, 101, 53024 Montalcino SI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: