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Etna Rosso: 7 bottiglie a confronto

Scritto da Claudio Bonifazi

Il 30 Maggio si è tenuta una degustazione tra amici che ha visto coinvolte 7 aziende diverse; un piccolo excursus virtuale alle pendici del Vulcano, per apprezzare, approfondire e ricordare quanto l’Etna sia una zona in cui si producono vini di indiscussa qualità. Cliccando qui potrete scaricare una approfondita monografia dove si parla delle caratteristiche dei vini etnei. In questo articolo non mi perderò in tante parole, lasciando spazio direttamente alle aziende e alle relative degustazioni.

Etna Nerello Mascalese  “Cirneco” 2011 – Terrazze dell’Etna.

L’azienda Terrazze dell’Etna è stata fondata nel 2008, quando la famiglia Bevilacqua recupera, nel versante Nord dell’Etna, i vecchi terrazzamenti di contrada Bocca d’Orzo, situati a partire da 600 metri fino a 950, contando oggi 36 ettari tra vigneti, uliveti, boschi di castagne, ciliegi e querce. La 2011 è stata una grande annata, con precipitazioni distribuite correttamente durante l’anno solare, senza intaccare la maturazione delle uve. La vendemmia, per chi ha saputo attendere, è arrivata fino ad autunno inoltrato.

Il vino

Gli alberelli antichi di età superiore ai 60 anni danno vita al Cirneco: Etna Rosso il cui nome è un omaggio al cane da caccia autoctono del vulcano, che possiede uguali caratteristiche del vino in termini di eleganza e forza.
Per questo vino si sono eseguite macerazioni lunghe e controllate; 12 mesi in tonneau rovere francese con doppia tostatura, di secondo /terzo passaggio, segue affinamento in bottiglia per almeno 3 anni.

Si è aggiudicato il primo posto. Alla cieca ha convinto quasi la totalità dei partecipanti. Complessità ed eleganza uniti in un tutt’uno, corroborati da una capacità d’invecchiamento proiettata al futuro. Un vino Etneo in tutti i sensi, che non la manda a dire a nessuno; anche la persistenza è davvero lodevole.


Etna Rosso Riserva “Monte Gorna” 2011 – Nicosia

Era il lontano 1898 quando Francesco Nicosia, il bisnonno dell’attuale proprietario, decise di aprire la prima bottega di vino a Trecastagni, sul versante orientale dell’Etna. Tempi d’oro per il vino dell’Etna che già allora era conosciuto ed apprezzato in tutta Europa per la sua forza minerale e la sua “vulcanica” personalità.
La decisiva svolta imprenditoriale avviene alla fine del XX secolo, grazie alla tenacia e allo spirito innovativo dell’attuale proprietario, Carmelo Nicosia, che, investendo nell’ampliamento e ristrutturazione dei vigneti e nella costruzione di una moderna cantina, porterà l’azienda di famiglia a essere protagonista della rinascita del vino siciliano.  

I terreni composti da sabbie vulcaniche, derivati dal disfacimento delle masse laviche, molto ricchi di minerali, posti ad un’altitudine che va dai 700 ai 750 m s.l.m. con notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte; sistema di allevamento: contro-spalliera a cordone speronato.

Il vino

Blend di Nerello Mascalese (90%) e Nerello Cappuccio (10). Dopo la raccolta manuale e la pressatura il mosto è rimasto a contatto con le bucce per un periodo di 23 giorni. La maturazione è avvenuta in legni piccoli di rovere francese – di secondo e terzo passaggio – per 24 mesi.

Sulla carta doveva essere il meno convincente, non trovandosi sul versante nord, zona definita d’elezione per i vini dell’Etna. Eppure anche qui tanta sostanza, tannini perfettamente integrati, naso ampio ed elegante; vivace freschezza, finale lungo: insomma davvero bel vino.


Etna Rosso “Arcurìa” 2014 – Graci

Ci spostiamo nel 2014, anno in cui l’Italia piangeva una delle peggiori annate di sempre, eccezion fatta per l’Etna: qui le temperature sono rimaste leggermente sotto la media stagionale, ma le uve sono arrivate vive e vegete a destinazione.

Le vigne di questa azienda si trovano nel cuore della Valle dell’Alcantara, in Contrada Arcurìa, in Contrada Feudo Di Mezzo (entrambi a Passopisciaro) e in Contrada Barbabecchi (a Solicchiata), a un’altitudine compresa tra i 600 e i 1.000 mt sul livello del mare.

Arcuria è rappresentato da un corpo unico di 25 ettari situati tra i 600 e i 660 metri sul livello del mare. La superficie vitata è pari a 18 ettari, dei quali piantati a Nerello Mascalese, 1,5 a Carricante e 1 a Catarratto. Il sesto di impianto è in parte di 2 mt per 0,80 mt con una densità di 6.300 ceppi per ettaro, in parte impiantata ad alberello con un sesto di 1 mt per 1 mt con una densità di 10.000 piante per ettaro.

Il vino

Nerello in purezza, con una resa di 40 quintali per ettaro. Macerazione sulle bucce davvero lunga, superando i 30 giorni. Affinamento di 24 mesi in tini di rovere, dove svolge la conversione malolattica.

Ammetto che Graci è uno dei miei preferiti, ma questa volta si aggiudica la 3a posizione. Il suo essere sottile forse lo ha scalato in classifica; il naso non mente,  è al palato che ha mostrato un po’ di timidezza, non facendolo brillare. Resta comunque un prodotto d’eccellenza.


Etna Rosso “Norma” 2014 – Valenti 

Nell’anno 2004, da un sogno di Francesca, Giovanni ed Alessandro, nascono le Cantine Valenti. Con quasi 40 ettari vitati di proprietà (alcune piante con ben cinquant’anni), i vigneti  sono localizzati in diverse contrade situate sulle pendici del monte Etna ad un altitudine che varia dai 600 a 1000 m.s.l.m.

Il Vino

Defogliazione vendemmia verde, selezione dei grappoli, criomacerazione, fermentazione a temperatura controllata; invecchiamento in botti di rovere di slavonia 8 mesi, con ulteriore affinamento in vetro per 4 mesi. Nerello Mascalese quasi in purezza: c’è un 2% di Nerello Cappuccio, usato quasi come una pennellata di ritocco.

Potrei definirlo il “tranquillone” della serata: non ha deluso ma nemmeno entusiasmato. Un Etna rosso che si fa bere senza troppe menate, ben lavorato e comunque caratteristico.

 


Etna Rosso “Alberello” 2015 – SRC

L’annata 2015 in genere è stata un’annata buona in termini di risultati, ma difficile sotto il punto di vista agronomico. Il risveglio vegetativo è stato ritardato di almeno due settimane rispetto alla norma, a causa del clima e delle piogge che hanno tenuto bassa la temperatura dei suoli fino a metà aprile. Alla fine della prima settimana di settembre una perturbazione africana ha portato rovesci considerevoli e temporali ma senza danni alle piante. Successivamente si è assistito ad un rialzo termico con temperature massime intorno a 35°C, cosa abbastanza anomala per la stagione.

L’acronimo SRC dell’azienda ha origine dai nomi dei proprietari e della loro figlia: Sara (la piccolina), Rori e Cinzia; non solo, l’ordine scelto non è stato casuale poiché esso racchiude, in successione, le consonanti della parola esserci. 

La tenuta si estende per circa 5 ettari, sul versante nord. I lavori in vigna e in cantina vengono ridotti al minimo indispensabile: questa filosofia ha portato Rori e Sandra ad aderire al movimento della Triple A.

Il vino

Le uve fermentano spontaneamente, macerando per circa tre settimane; poi inizia la fase dell’affinamento, svolta per 12 mesi in vasche di cemento, cui segue l’imbottigliamento durante il periodo di luna calante, senza alcuna aggiunta di solfiti.

Probabilmente il lavorare in cantina seguendo un metodo del tutto naturale non ha soddisfatto i palati dei più, e tale vino si è piazzato all’ultima posizione. Un naso veramente fragoloso, intensamente fruttato; il palato ha avuto una marcatura decisamente più amarognola di quanto l’olfatto non preannunciasse.


Etna Rosso “Trimarchisa” 2015 – Tornatore

L’attività agricola dell’Azienda è tra le più importanti in termini di estensione e produzione. Sono infatti un centinaio gli ettari in gestione, di cui 40 detenuti direttamente e 60 appartenenti ad una società capitale. Questo fa si che ad oggi l’azienda Tornatore possegga  il vigneto più grande all’interno della zona di produzione Doc Etna. Sono svariate le contrade interessate dai vigneti: fra queste  contrade Crasà, Pietrarizzo, Malpasso, Pietramarina, Torre Guarino, Carranco e Trimarchisa, tutte nel comune di Castiglione di Sicilia. L’altitudine varia da 550 a 700 m sul livello del mare e l’età varia dai 30 ai 5 anni per i rossi e di 5 anni per i bianchi.

Il vino

Le uve (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) del Trimarchisa provengono da un singolo vigneto situato tra Solicchiata e Passopisciaro. Le fasi di lavorazione prevedono una fermentazione in tini tronco-conici di legno, quindi riposa per più di un anno in botti di legno e vasche di cemento.

Arriva 4° in classifica; non distacca di molto l’Arcuria di Graci. E’ un Etna capace di rappresentare la denominazione senza problemi. Forse l’essere d’annata recente lo ha fatto percepire meno evoluto degli altri. Ha un potenziale d’invecchiamento per cui tra qualche anno potremmo rivalutarlo, meglio.


Etna Rosso “a Rina” 2016 – Girolamo Russo

Distesa sul versante nord dell’Etna, tra i 650 e i 780 metri, l’Azienda ha in proprietà 15 ettari di vigneti, incorniciati da noccioleti e uliveti. Nel 2005 Giuseppe Russo la rinnova, dandole il nome del padre e conservando l’eredità di questa sua famiglia nativa di Passopisciaro.
Giuseppe e i suoi collaboratori coltivano le vigne in regime biologico, le quali sono dislocate tra le contrade di Feudo, Feudo di Mezzo, San Lorenzo e Caldera Sottana.

Il vino

Nerello Mascalese per il 64%, il resto fa Cappuccio. Il vino matura per un anno in barrique e tonneau di rovere.

Il Guru del vino etneo. Ci ha convinti in prima battuta, ma dopo qualche lasso di tempo il naso si è spostato su note di brodo e Umami troppo marcate: quando un naso riesce a trascinare in basso una valutazione che altresì sarebbe stata positiva. Solamente 6° in classifica. 

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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