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I migliori assaggi al Mercato Fivi di Roma 2018.

Scritto da Claudio Bonifazi

All’interno degli studi di Cinecittà, in un capannone di dimensioni abnormi si è tenuto il mercato della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, aka FIVI. Tante le persone, tanti i produttori; una macchina che ha girato davvero bene. I banchi di assaggio erano ben disposti, flusso di gente adeguato; insomma quando si parla di FIVI si parla di una federazione che sa davvero il fatto suo. Tra un assaggio e l’altro vi consiglio altamente di provare il Prosciutto di Suino Nero Calabrese nella zona ristoro, mi ringrazierete. Qui di seguito gli intensi assaggi della giornata.

Bele Casel (Veneto)

La passione che Luca Ferraro mette nel produrre i vini  è la stessa che impiega nel descriverli a chiunque si avvicini al suo banco di assaggio; in quel di Asolo le vigne sono allevate secondo la tradizione familiare, che oggi è giunta alla terza generazione. Dal 2008 la produzione di colFòndo, prosecco rifermentato in bottiglia, racconta il vino di una volta; il sapore intenso, dalla spuma carezzevole, con note fruttate e fragranti, termina con lunga persistenza. L’Asolo Prosecco Superiore Extra Dry, leggermente zuccherino, si sposta più su una versione di stampo tradizionale: oltre ai tipici sentori di pera e fiori, si aggiunge un tocco personale e dolciastro (in senso buono); il sorso coccola il palato e con la spuma e con i ritorni aromatici.


Armin Kobler (Trentino Alto Adige).

Bella batteria di bianchi e rossi, per questa azienda che offre vini d’interessante rapporto qualità-prezzo. L’Ogeaner Chardonnay in purezza, fresco e beverino, è un vino che mostra un tocco e una verve tropicale. Sorprendenti i Pinot Grigio: a)l’Oberfeld 2016 (che cresce su suoli argillosi) è delicato con sentori lievi di pera, mela e agrumi freschi; b)Klausner 2016 (che invece proviene da vigneti siti su terreni sabbiosi) è più complesso, con note d’idrocarburo miste a tocchi vegetali e tropicali, davvero eccezionale! Il Gewürztraminer Feld, rappresentato sempre nella 2016, è l’immagine olfattiva e gustativa della rosa: mai sentita tanta florealità in un solo vino.


Fenech (Sicilia)

Quando si parla di Fenech per i vini dolci lo si fa sempre con dolcezza, in tutti i sensi; i suoi vini rispecchiano una conoscenza familiare radicata nel tempo; è dal 1996 che Francesco Fenech imbottiglia i suoi vini, che prima vendeva dalla botte. Il Malvasia delle Lipari Passito 2016, dal calice ambrato, apre con un ventaglio aromatico ricco di frutta secca, albicocca, fico e fiori di zagara; i 104g/L di zuccheri sono perfettamente bilanciati dall’acidità. Novità invece è il Corinto Nero Passito Rosso Disiato 2016: Intensi rimandi di frutta rossa sotto spirito sono rincorsi da marcati sentori di cioccolato e liquirizia. In bocca un’esplosione infinita di sapori.


Ceracchi (Lazio)

Lo scopo di Matteo Ceracchi è forse quello di stenderti al suo banco di assaggio per mezzo di una batteria interminabile di etichette: Pinot Grigio, Malavasie, Cesanese, Sauvignon e chi più ne ha più ne metta. Quando si scrive dei suoi vini si fa fatica a staccarsi dalla descrizione dello stesso Matteo, che ama stare sul trattore, lontano dal mondo degli eventi, delle guide e anche della comunicazione. Il Pinot Grigio, il cui nome è semplicemente Grigio dopo aver speso 36 mesi sulle bucce offre un naso ricco di aromi primari, misti al sentore tipico dei vini non filtrati; il Piana dei Castelli Bianco è una Malvasia Puntinata in purezza, resa importante da una lunga macerazione. Anche l’assaggio di vasca del Follia 2021 (anno in cui uscirà questa bottiglia) ha avuto i suoi perché; ricco, intenso ed equilibrato.


Riserva della Cascina (Lazio)

Con le sue vigne immerse nel parco dell’Appia Antica, site nel comune di Ciampino, Silvia Brannetti sta prendendo pian piano le redini dell’attività di famiglia; ha portato per l’occasione i due IX Miglio e il Costa di Basalto. Il IX Miglio Bianco è un blend di Puntinata, Trebbiano Bianco e Malvasia Rossa. Fino a qualche anno fa cadeva sotto la DOC Marino, poi a causa della nomea della denomiazione si è preferito farlo uscire come IGT. E’ il bianco base dell’azienda, ma la sua freschezza, unita al tocco d’agrume lo rendono davvero scorrevole: come direbbe Slow Food è un vino quotidiano.


Roccafiore (Umbria)

I vitigni utilizzati, rigorosamente autoctoni, vanno dal Grechetto di Todi al Trebbiano Spoletino, passando per il Sangiovese, il Sagrantino e il Montepulciano. Il FiorFiore 2016, Grechetto in purezza, mette sul piatto note di mela e ananas con un palato fresco e floreale. L’IGT Prova d’Autore 2015 è un blend di Sagrantino, Montepulciano e Sangiovese; frutta matura rossa, spezie con un tocco fumé; il sorso tannico, corposo e dal lungo finale. Ultimo assaggio di questa azienda è stato il Passito Collina d’oro 2017, Moscato Giallo in purezza: fiori d’arancio, zagara, rosa, albicocca e pesca per un palato fresco e zuccherino.


Lodi Corazza (Emilia Romagna)

Se al banco trovate Cesare più che di vino parlerete probabilmente di tortellini e vino. Eh si, ché Cesare nel retro-etichetta delle sue bottiglie non suggerisce gli abbinamenti ideali, ma quelli da lui testati. E’ Il Pignoletto in mille sfumature, al centro dell’attività di famiglia. Un vino che deve rigorosamente mantenere gli aromi primari, che si deve riconoscere e che accompagni bene ogni piatto tipico della cucina regionale. Freschezza, spume leggere, grande beva accomunano tutti i vini. Il Metodo Classico invece, poche le bottiglie prodotte, ha  naso e palato davvero complessi, da provare.


Claudio Mariotto (Piemonte)

L’azienda è gestita da Claudio in persona con l’ausilio dei tre fratelli; la Barbera e il Timorasso sono il fulcro della loro produzione. Ai banchi di assaggio sono presenti  il Derthona, il Cavallina e il Pitasso, tutti e tre declinati nella 2016. In comune sentori di pietra focaia, fiori gialli e frutta matura; di diverso invece territorio, selezione e tipicità. Tre bei prodotti per tre fasce di prezzo distinte. Insomma una garanzia del Timorasso. Da sotto il banco è spuntata poi una magnum di L’Imbevibile, blend di Chardonnay, Timorasso, davvero succulenta, sviluppata e persistente.


Gianfranco Fino (Puglia)

Servono poche presentazioni per questo produttore che ha portato in giro per il mondo la Puglia grazie al suo ES, primitivo di Manduria DOC. Eleganza, possanza, frutto, alcol, acidità: non manca di nulla. La bottiglia di ES se ne sta li, sola soletta sul banco di assaggio; un pit-stop rigenerante. Dopo la svinatura il vino è messo in barriques di rovere francese di primo e secondo passaggio; si eseguono poi batonnage giornalieri sino al primo travaso. Dopo circa 9 mesi di maturazione in legno il vino viene imbottigliato e dopo ulteriori 9 mesi circa di vetro è immesso al consumo.


Palmento Costanzo (Sicilia)

I vigneti si estendono dai 600 agli 800 metri di altitudine: sono circa dieci ettari, disposti su cento terrazzamenti intervallati da rasule, all’interno di Contrada Santo Spirito, uno dei grand cru Etnei. Su queste terrazze, sostenute da muretti a secco in pietra lavica, crescono le viti coltivate manualmente in regime biologico, che prendono la forma del tipico alberello etneo appoggiato ad un palo di castagno. Hanno un’età variabile da pochi anni al secolo abbondante e disegnano le coste risalendo il versante Nord della montagna. I suoli sono ricchi di sostanza organica e minerale, caratterizzati da sabbie vulcaniche brune derivanti dalla disgregazione dei depositi di lava. Davvero ottimo il Nero di Sei 2014 (Nerello Mascalese 80% Nerello Cappuccio 20% dai 30 a 120 anni di età).
Il vino sosta in botti di rovere francese per 24 mesi e poi 12 mesi in bottiglia; tanta eleganza al naso e in bocca, con ritorni di frutta croccante, erbe aromatiche, pietra focaia; sorso delicato, dal tannino gentile e di buona persistenza. Un assaggio da non perdere.


Il Molinaccio di Montepulciano (Toscana)

L’azienda agricola Il Molinaccio si trova in quel di Montepulciano e conta solo di tre ettari e mezzo di vigne, coltivati con sangiovese per il 70%, merlot per il 20% e altri vitigni locali per il restante 10%. Marco Malavasi e Alessandro Sartini hanno anche avviato il processo per la certificazione biologica dei loro vini. Oggi le etichette prodotte sono 3, il Rosso e il Vino Nobile di Montepulciano, anche in versione Riserva, oltre a una grappa dalle vinacce del Vino Nobile. Esemplari onesti e puliti di Sangiovese, con i tipici sentori di frutta rossa misti a sottobosco; tanta freschezza, bella bevibilità e tannini decisamente integrati. Il Riserva La Poiana 2012 mostra una compattezza incredibile, unita ad eleganza.


Giovannini (Emilia Romagna)

Il capostipite della famiglia Garibaldo Giovannini diede inizio ad una passione che ancora, dopo cinquant’anni, rivivono inalterate nella passione del figlio Giorgio e del nipote Jacopo. Qui l’Albana di Romagna Secco proviene da vigne che crescono su terreni argillosi e limosi situati sulle colline Imolesi, esposte ad Est a 200 metri sul livello del mare. Il vino è imbottigliato dopo un affinamento di 8 mesi in botti di cemento.L’olfatto è caratterizzato da piacevolissime note di miele, mela e fiori, mentre in bocca si manifesta una piacevole persistenza retro olfattiva.


Mercato dei vini

E-mail: mercatodeivini@fivi.it
Sito: www.mercatodeivini.it


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Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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