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Le Potazzine e la forza delle Donne

Scritto da Claudio Bonifazi

Chiunque sia stato a Montalcino non può che restare colpito dalle colline che circondano il piccolo comune toscano. Guidare lungo la strada significa incontrare cartelli recanti i Grandi nomi dell’enologia nostrana ed è come trovarsi a casa; per raggiungere le Potazzine però tocca guidare leggermente fuori strada, per raggiungere la parte collinare alta a 500 metri sul livello del mare; precisamente poco sotto il limite massimo consentito dal disciplinare di produzione.

Un piccolo sterrato di 20 metri porta alla cantina, esattamente dopo l’abitazione di un’estranea dove tutti entrano per colpa del GPS: ci troviamo in località Le Prata.

Le vigne circondano da subito l’ingresso; cordone speronato con una resa d’impianto di circa 5600 ceppi per ettaro, immediatamente riconoscibile.
È inverno e le viti sono spoglie; ma non è difficile immaginare come possa essere questo posto che si affaccia poi lungo la vallata.

Ad accoglierci c’è Gigliola Giannetti, solare sin dal primo momento, che senza indugiare dopo le strette di mano ci porta in mezzo alle vigne, nonostante il vento e il gelo.

Dopo essersi scusata per averci fatto gelare – ma era il minimo – giustamente ha aggiunto che per comprendere il frutto del suo lavoro è obbligatorio vedere da dove provenga; e noi proprio quello desideravamo.

Gigliola è nata e cresciuta a Montalcino, ha lavorato per i più noti produttori fino a quando ha deciso di iniziare a produrre vino con la sua famiglia. Lei e le sue due figlie, ossia le due “Potazzine” ritratte in etichetta, gestiscono e la cantina in tutto e per tutto.

Le vigne sono trattate con cura, secondo i regimi della coltivazione biologica; poi l’idea di vino di Gigliola è il filo conduttore che ne determina i successivi passaggi in cantina.

Le etichette prodotte sono 3: il Parus, che dovrebbe essere il vino base, il Brunello di Montalcino e il Brunello di Montalcino Riserva; vini che si differenziano solo per il sistema di vinificazione, che provengono di fatto dalle stesse vigne.

La visita inizia con gli assaggi dalle botti, situate al piano -1 della cantina, un vero teatro del vino, con tanto di sipario rosso.

La 2014 è un vino sicuramente rotondo, che con il suo tocco acido riesce ad accattivare e convincere il palato con un bel tocco floreale. Segue poi la 2015, con un chiodo di garofano ben marcato e spezie che aprono l’olfatto. La 2016, per quanto sosti da così poco in botte sembra già pronta per essere bevuta, ad averne una botte in casa cosi per la mescita diretta!

Il 2015 è anche l’anno della riserva e il vino che sosta in legno è un connubio perfetto tra tutte le componenti tattili; tanta aspettativa per quando uscirà imbottigliato.

Ci spostiamo poi nella sala degustazioni, dove tra un sorso e l’altro i vini sono riusciti ad essere, nonostante la loro bontà, solo una cornice in cui dare il giusto spazio ad una persona come Gigliola, ed ecco che una semplice degustazione si è trasformata in 3 ore di discorsi sul vino e vite private.

Iniziamo la lunga serie di assaggi in bottiglia.

Il Parus 2015 è un bel prodotto per essere considerato d’ingresso. Bocca scattante, fresca e succosa. Il naso viene dopo, con lieve componente alcolica sopra le righe; segue poi un frutto che si colloca tra il croccante e il maturo.

Il Rosso di Montalcino 2015 ha un naso decisamente più balsamico e più scuro con viola, ribes e tocco fumé. Il sorso mostra una buona freschezza che sul finale mostra ritorni gustativi non distanti dall’olfatto.

Il Rosso di Montalcino 2016 ha un’impronta più decisa, con un naso ricco di viole. Freschezza vivace che anticipa un tannino fermo e perfettamente integrato. Sbuffi di rosmarino continuano poi sul finale.

Arriva poi il momento del Brunello di Montalcino, che ho avuto modo di degustare nelle annate 2012 e 2013.

La 2012 mostra un naso scuro, terroso e timido, non discostandosi di molto in bocca, dove alcune note ferrose si mescolano nel sorso corposo e fruttato, che termina su coda vivace e lunga.

La 2013 invece è più immediata, fruttata e zuccherina al naso; il palato ha freschezza da vendere, tannini gentili e un finale lungo e caldo.

Due vini di straordinaria complessità ma che qui descrivo nel loro scheletro, perché seriamente i vini di questa tenuta si devono godere senza troppi fronzoli, nonostante i riconoscimenti, nonostante la loro indiscussa qualità.


Le Potazzine
Località Le Prata, 262, 53024 Montalcino SI
www.lepotazzine.
telefono: 0577 846168

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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