Muscari Tomajoli: la rinascita dei vini della Maremma Laziale

La strada è ancora di quelle sterrate, piene di buche e ricche di cani che corrono liberi lungo le salite. Attorno c’è il verde autunnale che ancora fatica a cedere il passo a colori rossi e giallastri. Si accede così all’azienda vitivinicola Muscari Tomajoli, ai piedi di Tarquinia, nella Maremma Laziale.

Un piccolissimo casale è circondato da tre appezzamenti di vigne per circa due ettari, ripartiti tra Petit Verdot, Montepulciano, Alicante Bouchet e Vermentino.

La vista è incredibile: il colle lievemente scosceso si affaccia su un mare azzurro, sorgente di brezza marina per l’intero arco della giornata; l’Argentario non è lontano ed è visibile ad occhio nudo.

Sono arrivato all’appuntamento in anticipo e ho la possibilità di passeggiare da solo per le vigne, prive di recinzioni ad indicare la tranquillità che si vive da queste parti.

Il sistema di allevamento è cordone speronato basso, con una densità d’impianto di circa 5000 ceppi per ettaro.
In vigna niente diserbanti e concime, così come l’irrigazione: completamente assente. Il 2017 sarà un’annata sofferente per via della siccità, vendemmia anticipata e una produzione ridotta di circa il 30%.

Poco dopo, puntuale mi raggiunge Marco, il titolare dell’azienda; un ragazzo giovane, alto e barbuto.
Uno scambio di battute rapido, saluti di rito e subito si rompe il ghiaccio; presa carta e penna ecco che inizia il racconto della sua piccola e nuova realtà.

L’idea di produrre vino fu di suo padre che, dopo un periodo di due anni in Francia dove frequentò il corso da Sommelier, decise di recuperare i terreni che appartenevano al suocero, sotto le mura di Tarquinia. Con la collaborazione di Gabriele Gandez, giovane enologo, iniziò nel 2007 una serie di sperimentazioni, con vitigni che avrebbero dovuto esprimere al meglio il loro potenziale. Le idee erano tante, forse cercare di produrre vini base e riserve, ma poi il senso pratico e lungimirante di Marco spostò il tutto verso una produzione di sole tre etichette, col fine di ottenere da subito la qualità. Marco, diplomato Sommelier, ha le idee chiare di chi il vino oltre a produrlo, lo beve perché ama conoscerlo.

Il Vermentino Nethun è prodotto dalle vigne che sono più prossime al mare; godono di un vento iodato che s’innalza costantemente dal Tirreno. L’etichetta rappresenta dei pesci in fuga dalla stessa, è di colore blu scuro e si chiama Nethun. L’annata 2016 è un portento di agrumi, racchiusi in un timido giallo paglierino; seguono poi leggeri fiori e una chiusura di mandorla. Bocca sapida, persistente e davvero rinfrescante; un gioiellino.

Il rosato Velca – Montepulciano in purezza – è un esemplare in linea con i rosati di buona qualità da stesso vitigno: color Cerasuolo, naso di buona intensità, con melograno e fragola. Sorso di buona spinta sapida; coerente con l’olfatto e di soddisfacente durata. Contatto con le bucce di poche ore e nonostante ciò il colore è pregno ed intenso.

Infine c’è Pantaleone, il Petit Verdot che si sposa perfettamente col mio gusto personale di vino: colore purpureo, naso intenso e ricco di sentori “viola”, confettura, violette, spezie dolci. Tannino maturo, presente ed integrato. Sorso vigoroso e ricco di richiami fruttati e floreali, apparentemente dolce anche se non lo è. Finale intenso e persistente. Macerazione sulle bucce di circa 35 giorni, cui segue affinamento in acciaio per 3 mesi.

Personalmente ebbi modo di bere questi vini già in precedenza, e il loro carattere e l’estetica delle bottiglie mi hanno spinto a contattare Marco, per chiedergli di visitare l’azienda e scambiare due parole con lui; oggi ho avuto la conferma che fanno parte di quelle etichette Laziali che portano a gridare: “mai più senza!”.


Muscari Tomajoli
Strada Bandita del Casalnuovo
01016 Tarquinia VT.
www.muscaritomajoli.it

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