#Vinitaly2016: La DOC Ischia e i suoi 50 anni.

Mercoledì 13 Aprile, presso il padiglione istituzionale della Campania, il Consorzio Ischia e Campi Flegrei ha presentato i vini di diversi produttori appartenenti ad una delle DOC più antiche del nostro paese: la DOC Ischia.

Il legame che unisce Ischia alla viticoltura è di origini millenarie, esistono reperti di età ellenistica che collocano il commercio di vino già nel IV-II secolo avanti Cristo.
Il terreno vulcanico, l’affaccio diretto sul mare, i monti scoscesi, le temperature calde d’estate e miti d’inverno offrono un ambiente ideale per le uve che, godendo di sbalzi termici diurni e di una lunga esposizione al sole, raggiungono senza troppe difficoltà la giusta maturazione.

La coltivazione, non semplice, deve confrontarsi con i ripidi pendii.

Ma Ischia non è solo vino; a fare da contorno ai filari c’è un’isola d’artigianato e di prodotti tipici come il miele, il coniglio di Fossa, il capocollo, i canesti di vimini, le sculture in pietra, le ceramiche; e ancora le terme con i fanghi che la rendono meta ideale per un vasto bacino di turisti; proprio per questo uno dei principali scopi del consorzio, guidato da Gerardo Vernazzaro è quello di inserire in questa cornice l’ enoturismo.

Punto di forza è l’autoctonia dei vitigni isolani, che negli anni passati ricoprivano la maggior parte della superficie, con cifre prossime ai 3.000 ettari e oggi ridotta a solo 306.

I produttori si contano sulle punte delle dita e solo il loro assiduo impegno sta fermando quella che è stata la dittatura selvaggia di una cementificazione dettata dal progresso e dall’abbandono dei campi a favore di un esodo verso la penisola.

A complicare la situazione vi è il fatto che molti vitigni locali non sono ancora riconosciuti dal ministero, limitando così l’uso della denominazione esclusivamente verso le cultivar più conosciute: Biancolella, Forastera, Piedirosso (conosciuto come Per’e Palummo).

Agli agronomi, enologi e produttori spetta dunque il bivalente lavoro di affermare quanto già posseggono, e di far riscoprire quei “cepages modestes” che ancora non hanno raggiunto i palati degli appassionati.

La degustazione si è incentrata sui vitigni principali, presentando diverse espressioni di sei produttori.

Tutto ha avuto inizio con Lefkòs di Cenatiempo, dal naso prevalentemente agrumato e dall’acidità distintiva; a seguire la Biancolella di Pietra di Tomasone, molto più tropicale con note cremose. Vigna del Lume di Nicola Mazzella sposta il suo naso complesso su confetto e marshmallow rosa, seguito da yogurt alla banana (Yomo per gli intenditori) con una bocca decisamente vincente; Pietra Broxa di Giardini Arimei, eccessivamente sulfureo, si apre lentamente verso sentori di agrumi caldi; chiude la batteria dei bianchi La Forastera di Vini D’Ambra, dal naso delicato e floreale seguito da un assaggio strutturato.

Per i rossi, a rappresentare il Piedirosso ci sono Cenatiempo e Tenuta Janno Piro.

Il primo ostenta naso e assaggio più deciso, concentrato sulla cupezza delle viole; al secondo appartiene un calore influenzato da frutta matura e note di pomodoro.

A guidare la degustazione è stata l’AIS di Ischia con la partecipazione di Luciano Pignataro.

Unica pecca servire i vini bianchi a temperatura ambiente, troppo caldi per essere apprezzati al meglio; per rimediare un giro dai singoli produttori è stato d’obbligo con riscontro positivo per la qualità della maggior parte dei prodotti.


 

Strade del Vino e dei sapori d’Ischia
Via Fondo Bosso, 1
80070 Ischia (NA)
www.stradedelvino.ischia.it
www.stradedelvino@ischia.it

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