La Signora della Malvasia

Articolo scritto su Bibenda7

Ci sono tre storie da raccontare in quest’articolo: quella dell’isola di Vulcano; quella della Malvasia delle Lipari; e quella di Paola Lantieri.

Le loro strade, per quanto diverse, si sono unite nel 2003 formando quel legame tra persona e territorio capace di trasformare in vini emozionanti la forza di un terreno, l’espressione di un vitigno e la tenacia di una donna.

Vulcano e Lipari sono divisi da seicento metri di mare; leggenda narra che fu San Bartolomeo Apostolo, patrono delle isole Eolie a separarli con un lungo coltello, affinché Lipari fosse messa al riparo dalle roventi fiamme dell’isola vulcanica, formata da più coni eruttivi tra loro riuniti, alcuni estinti, altri inattivi.

Il suolo acido, composto prevalentemente da sabbia e rocce vulcaniche, rimane asciutto per gran parte dell’estate; le poche piogge, con 500 mm annui, si concentrano in autunno e in inverno, esponendo a maggior siccità i vigneti in agosto e settembre, senza alcuna irrigazione di soccorso.

Fino agli anni ’70 l’isola era interamente coltivata, ricca di frutta, uva e frumento.

La Malvasia era in tutte le case, essendo prodotto del filare di famiglia; esattamente come capperi, pomodori e fichi. Fu il boom economico a cambiare il volto di siffatta realtà, con l’emigrazione dei suoi abitanti verso il continente; lentamente Vulcano si trasformò in meta turistica per escursionisti interessati solo a raggiungere il gran cratere, mentre il resto pian piano svaniva; un luogo talmente ameno che tutto dipende ancora dalla terra ferma: acqua e generi alimentari sono “importati” e i pochi abitanti, vivono di pesca e agricoltura. Continua a leggere

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