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Champagne Piollot: forte delicatezza

Scritto da Silio Limiti

Il lignaggio della famiglia Piollot è legato al vino e alla Champagne ben da cinque secoli fa. Prima a Troyes poi a Polisot, paesino di trecento abitanti nella Côte des Bars, quando nel 1817 comparve tra i registri dello stato civile Athanase Piollot, enologo di professione.

Nel 2009 i Piollot, vignaioli per generazioni, passarono al biodinamico per coltivare il loro vigneto, di cui oggi gran parte ha più di quarant’anni. Fertilizzanti naturali, lavoro solo manuale, aratura a traino di animali, lieviti indigeni selezionati, pressatura soffice del mosto e botti di rovere grandi. Otto ettari e mezzo di terreno in cui il benessere della pianta, la cura della terra e l’attenzione per le tecniche di vinificazione sono sempre al primo posto.

Il Brut Piollot Rosè mi è stato presentato da esperti intenditori come “vino della casa”, di certo per il piacere che si prova nel berlo più che per la sua semplicità.

Si presenta con garbo come una signora di mezz’età, ben vestita, educata, che si concede di tanto in tanto quel commento spiritoso. Stupisce la nota di fragolina, come un vestito tutto rosa, poi note di violetta e profumo di petali freschi, un cappello colorato e i dolcissimi lokum, serviti sul tavolo in salotto. E ritrova sempre la sua eleganza dopo un sorriso sincero, una visciola un po’ acerba e una delicata ferrosità.

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Silio Limiti

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