La DOC più piccola del nostro paese: “Tullum”, Abruzzo.

Immagine non disponibile, ci scusiamo

Impossibile non parlare della DOC più piccola del nostro paese. Istituita nel 2008 trova estensione solamente nel territorio comunale di Tollio, Abruzzo, con appena 15 ettari vitati che potranno arrivare massimo a 300. Si potrebbe definire una DOC voluta a tavolino dove a seguito di studi ampelografici, del territorio e dell’ambiente si è deciso quali vitigni impiantare con lo scopo di ottenere la prima CRU(1) italiana.

Storia del territorio: (tratto da www.tullum.it)
La coltivazione della vite e il consumo dell’uva e del vino a Tollo risalgono all’ epoca romana, come dimostra il rinvenimento di dolia da vino e da olio e celle vinarie, ma anche di resti di “villae rustichae” romane dove la viticoltura aveva un ruolo centrale. La specializzazione viticola si mantiene nei secoli e le dominazioni che si susseguono a Tollo ne mantennero la specificità, dai Longobardi ai Normanni fino al Regno di Napoli.Dopo tanti secoli di crescita, nel corso della seconda guerra mondiale Tollo fu letteralmente rasa al suolo in quanto il fronte di guerra a partire dal novembre 1943 corse lungo il confine con il territorio di Ortona. Insieme al centro storico andarono distrutte le aziende agricole ed i vigneti. I coltivatori Tollesi non si persero però d’animo e, nell’immediato dopoguerra, ripresero la coltivazione della vite. Le dolci colline tornarono a ricamarsi di vigneti.Grazie alla vite Tollo fu uno dei pochissimi paesi abruzzesi ad non essere stato interessato, se non marginalmente, dal fenomeno dell’emigrazione. Inizia così il rinascimento della viticoltura a Tollo. 

 

“Tollo, piccola terra nell’Abruzzo Citeriore,
non molto lontana dal mare adriatico,
e celebre pel suo vino”.
(Padre Bernardo Maria Valera – Napoli 1747)

 

La coltivazione della vite ed il consumo dell’uva e del vino nella fascia costiera adriatica abruzzese affondano le radici in epoca romana. Ne fa fede il rinvenimento in varie contrade di Tollo di dolia da vino e da olio e celle vinarie intere ed a frammenti. E’ risaputo che nella viticoltura romana, i dolia da vino e le celle vinarie venivano interrati e, a volte, lasciati in mezzo alle vigne. Quando il mosto diventava vino veniva consumato portandosi dietro tutte le caratteristiche della vigna e del posto dove era coltivato. Nel circondario di Tollo sono stati rinvenuti anche resti che testimoniano l’esistenza di alcune “villae rustichae” romane che rappresentano i primi esempi di grande azienda agraria organizzata nella quale l’economia della piantagione arborea e, in particolare la vite, prende una importanza crescente ed in cui il vigneto è ormai nella graduatoria delle colture in testa a tutte le altre. Dopo la caduta dell’Impero Romano, sia i Longobardi che i Normanni capirono il valore dell’ager Tollese per la viticoltura e, proprio nel periodo di espansione normanna nel Mezzogiorno, un atto di donazione del conte Attone al vescovo di Chieti datato 1062, parla del castrum Tullum posto “capofine” in mezzo a 50 Tomoli di terreno. (T. Tiberio – Usanze, Poemi, Proverbi di Tollo in Abruzzo Citra – pagg.115/119 ed. 1971.) Nella storica suddivisione dell’Abruzzo in Aprutium Citra et ultra flumen Piscarie, decretata il 5 ottobre del 1273 da Carlo D’Angiò dopo la conquista del Regno Svevo, l’attuale territorio di Tollo venne ascritto all’Aprutium Citra.

In seguito, all’inizio del XIV secolo, Carlo D’Angiò operò un’ulteriore divisione amministrativa dell’Aprutium Citra, a seguito della quale fu dato il nome di Theate Maiori alla regione che si estende da Ortona al fiume Trigno, e quella di Theate Minori da Ortona fino alla Pescara. In questa nuova ripartizione Tollo fu inclusa pertanto nella circoscrizione di Theate Minori, ed il toponimo appare nei “Registri Angioini” nella forma di TULLUM (Nunzio Federico Farraglia, Saggio di corografia abruzzese medievale, Napoli 1891) (doc. 1) Nel Basso Medio Evo e, successivamente, fra il 1400 ed il 1500 è documentato un forte movimento commerciale dal porto di Ortona dal quale, partivano navi cariche di “caratelli” di vino e, certamente, molto di quel vino proveniva proprio dalla zona di Tollo. (Scritti di Storia – Corrado Marciani – Carabba ed. 1998)

Il lungo processo di eversione del feudalesimo vide sempre più prendere forza i piccoli proprietari coltivatori uniti nelle varie Universitas. Nell’aprile del 1586 la Universitas di Tollo intraprese nei confronti del Barone di Tollo Marcello Ramignani un processo presso il Sacro Reale Consiglio di Napoli fatto di ben 31 gravami. Al gravame n.20 veniva rivendicato che: “Item detto magnifico Barone aggrava essi supplicanti atteso li prohibisce che li cittadini d’essa non possono vendere vino, né dare da mangiare a fuorestieri in preinditio de loro libertà, il che fa a ciò vadano nella sua taverna, dimandano provvedersi quod abstineat” . (Istruttoria Demaniale F. Iurilli 1939 – pag. 69) (doc. 3) La richiesta di poter vendere liberamente il vino dimostra che era considerato un “buon affare” da parte del barone.

Alle soglie dell’età moderna, nel 1776, nel Regno di Napoli il vino di Tollo era già famoso tanto da essere celebrato nei componimenti poetici del frate Bernardo Maria Valera pubblicati nel 1835 che definìla zona di Tollo come: “Piccola terra nell’Abruzzo Citeriore, e non molto lontana dal mare Adriatico, di amena situazione, e celebre pel suo vino rosso, (rubino) volgarmente detto Lacrima”. (doc 4) Gli scritti di Frà Bernardo sono importanti perché dimostrano due fatti fondamentali: tra le produzioni della campagna Tollese, a metà del 700, quella del vino era il cespite più importante di un’azienda agricola. Testimonia inoltre che il vino di Tollo era già famoso ed apprezzato per i suoi alti livelli qualitativi All’inizio dell’800 il vino di Tollo era conosciuto in tutta Italia: Il Giustiniani nel Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli compilato nel 1805 scrive di Tollo ….. “il vino vi riesce di buona qualità”. Trent’anni dopo, nel 1835, nel dizionario enciclopedico redatto da Antonio Bozzamini di Venezia, Tollo venne definito come capoluogo di cantone, sopra amene e salubre colline, circondata da due fiumicelli, due chiese e 2.400 abitanti, “il territorio da ottimo vino ed olio in abbondanza.”

Dopo l’Unità d’Italia Tollo venne così illustrato nel Dizionario Geografico d’Italia stampato tra il 1875 ed il 1878 da Amato Amati a Milano: “Il suo territorio si stende in collina ed in pianura, è bagnato da due fiumicelli Ariello ed Avenna, il suolo è fertilissimo, le principali produzioni e commerci consistono nei vini, che sono squisiti e nell’olio di cui fa considerevole esportazione, l’aria è salubre, gli abitanti sono attivi agricoltori e dediti in parte al commercio delle varie produzioni del suolo.” Nei censimenti agrari del 1923 e del 1929, a Tollo risulta la coltivazione di circa 200 ettari a vigna per una produzione di 6.650 q.li di uva da vino. Le vigne erano prevalentamente coltivate ad alberello. (T. Tiberio – usanze, poemi, proverbi di Tollo – 1971 pagg. 115/119) Nel corso della seconda guerra mondiale Tollo fu letteralmente rasa al suolo in quanto il fronte di guerra per oltre sei mesi a partire dal novembre 1943 corse lungo il confine con il territorio di Ortona. Insieme al centro storico andarono distrutte le aziende agricole ed i vigneti. Ma i coltivatori Tollesi non si persero d’animo e, nell’immediato dopoguerra, ripresero la coltivazione dei piccoli appezzamenti di terreno. Le dolci colline tornarono a riempirsi di vigneti e quasi tutto il territorio comunale fu vitato. Nel corso degli anni Cinquanta del dopoguerra lo sviluppo dell’economia vitivinicola fu costante e permise un notevole miglioramento delle condizioni economiche dei viticoltori. Tollo fu uno dei pochissimi paesi abruzzesi ad non essere stato interessato, se non marginalmente, dal fenomeno dell’emigrazione.

Alla fine degli anni cinquanta, sotto la spinta della crisi, i piccoli coltivatori Tollesi, dopo un primo momento di diffidenza, si associarono in cooperativa. Nel luglio del 1960 fu costituita la prima cooperativa per iniziativa di 19 soci fondatori. Nel 1962 arriva la prima vendemmia e, sempre nel corso del 1962, fu costituita una seconda cooperativa.

“Il primo passo era dunque stato fatto, con i coltivatori che avevano conquistato il potere di decidere sulla sorte delle proprie uve” . (Cantine e Cantine – Nicola D. Basile – il sole 24 Ore) Questa fase durò una decina di anni durante i quali la produzione aumentò ed il reddito dei viticoltori divenne più consistente.


Il comune di Tollio conta oggi 4200 abitanti. Passiamo ora alla descrizione della DOC riportando qui di seguito le parti più importanti della disciplinare.

La denominazione di origine controllata “Terre Tollesi o Tullum” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti nel disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:

Terre Tollesi o Tullum bianco:
Trebbiano toscano e/o Abruzzese minimo 75%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca bianca, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
25%, presenti in ambito aziendale. Vol. min. 11%

colore: giallo paglierino;
profumo: fruttato, fine;
sapore: secco, armonico, con eventuale retrogusto amarognolo;

Terre Tollesi o Tullum rosso: 
Montepulciano minimo 90%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca nera, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
10%, presenti in ambito aziendale. Vol. min. 12%

colore: rosso rubino con lievi riflessi violacei;
profumo: vinoso, tenue, gradevole;
sapore: asciutto, pieno, leggermente tannico;

Terre Tollesi o Tullum passito bianco: 
Moscato, Malvasia da soli o congiuntamente minimo 90%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca bianca, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 10%, presenti in ambito aziendale.
Vol. min. 11%

colore: da giallo paglierino all’ambrato;
profumo: etereo e caratteristico;
sapore: dolce, armonico, caratteristico;

Terre Tollesi o Tullum passito rosso: 
Montepulciano minimo 90%:
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca nera, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 10%, presenti in ambito aziendale.
Vol. min. 12%.

colore: rosso rubino tendente al granata;
profumo: etereo, accentuato e caratteristico;
sapore: dolce, armonico, caratteristico;

Terre Tollesi o Tullum spumante: 
Chardonnay minimo 60%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca bianca, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
40%, presenti in ambito aziendale.
Vol. min. 10%

spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino;
profumo: caratteristico, gradevole;
sapore: secco, armonico, gradevole, caratteristico;

Terre Tollesi o Tullum novello:
Montepulciano minimo 90%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve di altri vitigni, a bacca nera, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
10%, presenti in ambito aziendale.
Vol. min. 11%

colore: rosso rubino con lievi riflessi violacei;
profumo: fruttato, gradevole;
sapore: asciutto, fresco, armonico, vellutato;

Terre Tollesi o Tullum Merlot:
Merlot minimo 90%. Vol. min. 12%.
colore: rosso rubino;
profumo: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, pieno, caratteristico;

Terre Tollesi o Tullum Cabernet Sauvignon
Cabernet Sauvignon minimo 90%. Vol. min. 12%
colore: rosso rubino;
profumo: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, pieno, caratteristico;
Terre Tollesi o Tullum Sangiovese:
Sangiovese minimo 90%
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve di altri vitigni, a bacca nera, idonei alla coltivazione per
la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
10%, presenti in ambito aziendale.
Vol. min. 11%

colore: rosso rubino con delicati riflessi violacei;
profumo: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, morbido, vellutato;

Terre Tollesi o Tullum Pecorino:
Pecorino minimo 90%. Vol. min. 12%

colore: giallo paglierino più o meno intenso;
profumo: fruttato, fine, caratteristico;
sapore: secco, fresco, sapido, armonico;

Terre Tollesi o Tullum Passerina: 
Passerina minimo 90% Vol. min. 11,50%

colore: giallo paglierino tenue;
profumo: fruttato, delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico;

Terre Tollesi o Tullum Falanghina: 
Falanghina minimo 90%
possono concorrere alla produzione di detti vini le uve di altri vitigni, a bacca bianca, idonei alla coltivazione
per la regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, con esclusione dei vitigni aromatici, fino ad un massimo del
10%, presenti in ambito aziendale. Vol. min.11,50%

colore: giallo paglierino molto tenue;
profumo: fruttato, delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico;

________________________________________________
1. Cru è un termine che i Francesi usano per indicare un singolo vitigno, particolare per le sue caratteristiche legate al terroir. Molte volte questo termine si estende anche a vitigni appartenenti ad uno stesso villaggio. Non esiste una parola equivalente in lingua italiana. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: