Guida ai vini di Bordeaux (L3)

 

Un po’ di storia

Oggi Bordeaux è senza dubbio una delle zone di vitivinicole più importanti al mondo; non solo, chiunque ambisca a produrre un vino di alta qualità capace di esprimere eleganza e di raggiungere lunghi invecchiamenti, vede Bordeaux come un faro da seguire.
In origine era abitata da una popolazione celtica conosciuta come Bituriges Vivisci, che si stanziò sulle rive della Garonna, fondando quella che all’epoca era conosciuta come Burdigala.
Da allora la città passò sotto varie dominazioni: Giulio Cesare la invase con l’esercito romano, seguirono poi le popolazioni germaniche; e ancora i Vandali e i Visigoti.
Il 507 dopo Cristo fu l’anno di Clodoveo I, re dei Franchi, fondatore della dinastia Merovingia, i quali la protessero da ulteriori invasioni, tra cui quelle arabe.
Con Eleonora di Aquitania e Luigi VII fu annessa al regno di Francia; ma sempre per mano di Eleonora, col secondo matrimonio finì sotto gli Inglesi per via delle sue seconde nozze con Enrico II, Re di Normandia.
Quest’ultimo evento fu il primo a definirsi importante sulla produzione vinicola di Bordeaux: la zona era stata scelta per rifornire di vino il regno inglese. Lo stile richiesto era caratterizzato da vini pallidi, chiamati Claret.
Un susseguirsi di scontri tra Francia e Inghilterra fece si che lentamente Bordeaux intensificasse il suo ruolo di produzione vinicola, ed ecco che oltre alle zone di produzione di Gaillac, Cahors e Bergerac (situate oggi in una zona che non viene inclusa nella moderna Bordeaux) si aggiunsero vigne nel Graves ed Entre-Deux-Mares.
Il 1453 fu l’anno in cui tornarono i Francesi al comando, ma poi nel 1600 gli Olandesi, che avevano la più grande flotta commerciale marittima al mondo, divennero i principali consumatori di vino del bordolese.
Apportarono subito delle modifiche sostanziali: i vini rossi divennero scuri e più corposi, mentre fondamentale era la produzione di vini dolci, con Sauternes e Bergerac che dovettero cambiare la loro produzione.
Ciò che però fecero gli Olandesi di definitivo fu la bonifica delle “terre basse” situate a nord della città di Bordeaux: costruirono una serie di canali per drenare le paludi e riportare verso l’alto la ghiaia. In questo modo avevano gettato le fondamenta per quella che dopo due secoli sarebbe diventata la culla dei Premier Grand Cru Classé.
Sempre nel 1600 si registra inoltre la prima citazione di un singolo produttore: Château Haut-Brion compare nei registri della cantina di re Carlo II. Se fino ad all’ora l’Inghilterra comprava semplicemente Claret, da quel giorno cominciò ad acquistare prodotti associati ai produttori.
Il XVIII secolo fu il periodo in cui iniziò la costruzione degli Château sulla riva sinistra della Gironda, con relativi impianti di viti i quali beneficiavano adesso della capacità dell’estuario di moderare il clima marittimo e freddo; inoltre la ghiaia dei terreni poneva condizioni favorevoli al drenaggio dell’umidità presente nella zona.
Lentamente le varietà ampelografiche trovarono il loro habitat nelle rispettive sub regioni: Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon sulla sponda sinistra, il Merlot sulla riva destra e le varietà bianche a sud della città, prendendo quella forma conosciuta a noi oggi. Il Malbec e il Carmenère emigrarono lentamente ancora più a sud.
Si stava costruendo un tessuto composto da enormi proprietà, contrariamente a quanto era acaduto in Borgogna, e i grandi proprietari erano appartenenti alla nobiltà; tanti di loro alla fine della rivoluzione francese persero i loro possedimenti o, i più sfortunati, addirittura la testa .
Alla fine dell’700, nel periodo post rivoluzionario le tenute furono lasciate intatte, non distrutte da un’onda iconoclasta: importanti château quali Lafite, Maragux e Haut-Brion passarono lentamente sotto le mani di banchieri e uomini d’affari.
Con il tempo i vari Château associarono sempre più saldamente il loro nome a quello della qualità dei vini prodotti. I prezzi variavano in base alla casa di provenienza, e alcuni brand erano più richiesti di altri.

Sopra la mappa di Bordeaux tratta da winefolly.com, di Madeline Puckette.
In rosso la zona del Médoc, in arancione quella del Graves, in giallo Fronsac, in verde Entre-deux-Mers, in blu Saint Émilion ed in viola Pomerol.


La classificazioni

Il 1855 fu l’anno dell svolta: Napoleone III chiese alla camera di commercio di creare una lista dei vini più rappresentativi della zona per l’esposizione universale. Il criterio scelto fu quello di suddividere l’elenco per il prezzo di vendita di allora. Questa classificazione nota come classificazione dei Cru Classé.
I vini furono classificati in ordine di importanza dal primo al quinto cru. Tutti i vini rossi sulla lista venivano dalla regione di Médoc, ad eccezione del Château Haut-Brion che si trovava nel Graves, mentre i vini bianchi, allora d’importanza marginale, furono limitati alle varietà dolci di Sauternes e Barsac, e classificati solo su due livelli. Dal 1855 a oggi furono apportate unicamente due modifiche alla classificazione: nel settembre 1856 il Cantemerle fu aggiunto al quinto cru, dal quale venne inizialmente escluso per ragioni ignote, mentre nel 1973 lo Château Mouton Rothschild ottenne di passare dal secondo al primo cru, sotto forti pressioni economiche e politiche.

premier crus sono:
Château Lafite, ora Château Lafite Rothschild, Pauillac.
Château Latour, Pauillac.
Château Margaux, Margaux.
Haut-Brion, ora Château Haut-Brion, Pessac, Graves.
Mouton, ora Château Mouton Rothschild, Pauillac.

A seguire furono classificati 16 seconds crus, 14 troisiemes crus, 10 quatriemes crus e 18 cinquiemes crus.

Come è possibile vedere dallo schema nella pagina antecedente, un premier cru costava circa 2600 franchi per tonneau, mentre un cinquieme cru 1500.

Tale classificazione resterà immutata fino ai giorni nostri, anche se la sua validità è stata messa più volte in discussione.

Prima di tutto teneva conto solamente del Médoc e Graves (quest’ultima solo in relazione a Ch Haut-Brion) per questo nel 1955 fu redatta una classificazione della zona di St-Emilion e nel 1959 una del Graves, con meccanismi diversi di assegnazione rispetto a quelli usati per il Médoc.

La classificazione del Graves diede origine a 15 Château Cru Classé: 7 di loro producevano esclusivamente vini rossi, 2 solo bianchi e 6 entrambi.

Il sistema ha svantaggi simili alla classificazione del 1855: non ha subito modifiche nel tempo ed è basato su due cose che possono cambiare drasticamente nel tempo, ossia reputazione e prezzo.

Il semplice fatto che la degustazione influisse solo per un terzo dimostra che questo sistema esiste principalmente per ragioni economiche. È anche viziato dal fatto che vigneti, pratiche viticole e metodi di vinificazione non vengano analizzati. Questi fatti, insieme alla mancanza di responsabilità attraverso revisioni regolari, forniscono scarsi incentivi alle proprietà classificate di mantenere alti gli standard.

Per niente semplice invece è stata la questione di Saint-Émilion, che si potrebbe chiamare “la storia infinita” e che, ammetto, non sarà di facile lettura.

A differenza della classificazione ufficiale del vino Bordeaux del 1855 che copre i vini delle regioni Medoc e Graves, la lista Saint-Émilion viene aggiornata ogni 10 anni circa. Dopo la classificazione iniziale, l’elenco è stato aggiornato nel 1969, 1986, 1996 e, più recentemente, nel 2006.

La Syndicat Viticole della regione iniziò a pianificare una classificazione del vino St.-Émilion nel 1930, ma fu solo il 7 ottobre 1954 che i principi alla base della classificazione divennero ufficiali quando l’INAO accettò di assumersi la responsabilità della gestione della stessa.

La prima lista delle proprietà classificate di St. Emilion fu pubblicata il 16 giugno 1955 e fu modificata il 7 agosto e il 18 ottobre 1958. La lista originale conteneva 12 Premier grands crus classés e 63 Grands crus classés.

La quinta classificazione, annunciata nel settembre 2006 e comprendente 15 Premiers grand crus classés e 46 Grands crus classés, è stata contestata da quattro produttori insoddisfatti che erano stati retrocessi  (La Tour du Pin Figeac, Cadet Bon, Guadet e Château de la Marzelle).

La disputa legale si è incentrata sul fatto che diversi membri del gruppo di esperti coinvolti nella valutazione dei vini avevano conflitti di interesse tali per cui avrebbero potuto essere  di parte.

Per questo, la classificazione del 2006 è stata dichiarata non valida e la versione del 1996 è stata reintegrata per le annate del 2006 al 2009.

Inizialmente, un tribunale amministrativo a Bordeaux ha dichiarato la classificazione temporaneamente sospesa nel marzo 2007, poi un altro tribunale di Bordeaux ha sospeso la classificazione indefinitamente negando una mozione per revocare la sospensione iniziale.

Dopo che il Conseil d’État, il tribunale amministrativo supremo francese, il 12 novembre 2007 ha annullato la sospensione della classificazione del 2006, la ripristinò nuovamente.

Questa sentenza non era definitiva e omni-comprensiva, affermava solo che il caso dei quattro castelli degradati non poteva essere causa di sospensione per l’intera classificazione. La questione è stata restituita a un tribunale di Bordeaux per valutare se i castelli declassati fossero stati trattati in modo equo o no.

Il 1 luglio 2008 la corte stabilì che il meccanismo di degustazione del vino utilizzato nella classificazione del 2006 non era stata imparziale, rendendo quindi l’intera classificazione nulla.

Immediatamente dopo la sentenza, è stato avviata una nuova procedura di ricorso. Ciò ha portato l’ente normativo francese per il vino (l’INAO) a chiedere al governo francese di utilizzare i poteri di emergenza per ripristinare la classificazione St.-Émilion, cosa che ha fatto l’11 luglio 2008.

Questa decisione ha esteso la validità della classificazione del 1996 alle annate dal 2006 al 2009. Così, i castelli declassati che protestarono hanno mantenuto la loro posizione, ma quelli che erano stati recentemente promossi l’hanno persa. Presumibilmente, questa misura consentirà all’INAO di organizzare una classificazione meno contestata.

La reazione tra le aziende che furono di conseguenza escluse (come Grand Corbin-Despagne, Monbousquet, Pavie-Macquin e Troplong Mondot) è stata di disperazione: oltre alle palesi conseguenze finanziarie, la decisione è stata dannosa per l’immagine e la comunità di St.-Émilion.

Xavier Pariente di Troplong-Mondot ha dichiarato: “Sono quasi 20 anni di duro lavoro e di investimenti da parte di tutto il personale, spazzato via allo scorrere di una penna. Mi spaventa e mi fa ribrezzo “.

Nel dicembre 2008, il senato francese aveva permesso alle 8 proprietà declassate di riconquistare il loro status precedente, con Pavie-Macquin e Troplong Mondot che ritornavano a Premiers grands crus classés; e Bellefond-Belcier, Destieux, Fleur-Cardinale, Grand Corbin, Grand Corbin- Despagne e Monbousquet di nuovo classificati come Grands crus classés.

Tuttavia, nel gennaio 2009 questa proposta fu respinta dal Corte Costituzionale del governo francese.

Una legge del 13 maggio 2009 conteneva una nota a piè di pagina che chiariva che i sei castelli promossi a Grand Cru Classe nel 2006 sarebbero stati in grado di mantenere il loro status con effetto immediato; gli otto chateaux promossi nel 2006, avrebbero potuto rifarsi nel 2011, due anni oltre a quanto precedentemente programmato.

La classificazione del 2012 è stata condotta in modo diverso rispetto agli sforzi precedenti, con degustazioni e ispezioni esterne, senza coinvolgimento del Sindacato del Vino. Questa giuria era composta da professionisti del vino di Borgogna, Valle del Rodano, Champagne, Loira e Provenza.

Fu tolto il numero limite di classificazione per cui gli Château: Château Pavie e Château Angélus al divennero Premier Classé A.

Tra i nuovi Premiers grands crus c’erano Larcis Ducasse, Canon-la-Gaffelière e i produttori garagiste Valandraud e La Mondotte , mentre Château Magdelaine è stato omesso dalla lista in quanto sarà fuso con Château Bélair-Monange.

Nel gennaio 2013, Château La Tour du Pin Figeac, Chateau Croque-Michotte e Château Corbin-Michotte hanno presentato denunce contro un tribunale amministrativo di Bordeaux, sostenendo che vi erano errori procedurali nel processo di selezione.

Chateau La Tour du Pin Figeac, aveva precedentemente sfidato la sua retrocessione nella disputata classifica del 2006 senza essere reintegrato nel 2012. Château Croque-Michotte non avanzò; Château Corbin-Michotte retrocedette .

Grazie a Dio la zona del Pomerol non ha nessun tipo di classificazione; e con questo concludo questo interminabile paragrafo.

Su alcune etichette si legge Cru Bourgeois. È una classificazione che elenca alcuni degli Ch. del Médoc non inclusi nella classificazione del 1855. In teoria dovrebbero essere di livello inferiore rispetto ai Cru Classé. La qualità, che per molti è spesso non distante a quella degli Ch. Classé, è comunque elevata. Oggi etichettano come Cru Bougeois circa 240 produttori.


Il terroir.

Il clima

Dalla storia passiamo alla geografia e analizziamo in questo capitolo quali sono state le condizioni pedo-climatiche che hanno permesso a Bordeaux di diventare così importante.

Senza dubbio l’Oceano Atlantico influisce di non poco sul clima, che per definizione è di tipo marittimo: estati calde, inverni freddi, senza particolari escursioni termiche grazie all’azione mitigante dell’estuario della Gironda.

A differenza del clima mediterraneo non esiste una vera estate asciutta, l’umidità è piuttosto costante durante tutte le stagioni.

La pioggia raggiunge i 950 mm l’anno, facendo di Bordeaux la zona più piovosa dell’intera Francia enologica, battendo Champagne e Loira. La sua imprevedibilità in compenso rende spesso la maturazione delle uve una vera e propria sfida e le annate possono influire non di poco sui prezzi del prodotto finale.

Le uve

Le uve utilizzate sono 6 varietà per le rosse e 6 bianche, e sono:

  • Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, Carmenère, Malbec.
  • Sémillon, Sauvignon Blanc, Muscadelle, Ugni Blanc, Merlot Balnc, Colombard.

Quasi il 90% dei vigneti è a bacca rossa; di questi il 99% è composto da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

Ciò che accomuna i vini bianchi e i rossi è che sono sempre il risultato di blend di due o più varietà, che solitamente sono unite tra loro per modificare bilanciamento, lunghezza, intensità e concentrazione dei vini.

Ad esempio il Merlot aggiunge note di frutta rossa a quelle più scure e vegetali del Cabernet; il Petit Verdot dà un tocco di spezie, e così via.

Anche il suolo è fondamentale: sui suoli ghiaiosi il Cabernet Sauvignon riesce a raggiungere la maturazione, mentre nelle zone più umide e argillose spetta al Merlot.

Il Merlot è la varietà più diffusa e occupa oltre il 63% della superficie vitata. È ampiamente diffuso nella riva destra (Pomerol e Saint Émilion), anche se recentemente si sta espandendo nel Médoc e Haut-Médoc, dove è blendato con il Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, per conferire sentori di frutta rossa, ammorbidire i tannini e donare corpo e alcol. Sta aumentando gli ettari anche nella zona di Saint-Estèphe.

Segue poi il Cabernet Sauvignon con 11.000 ettari, occupando il 25% della superficie. Può crescere solo dove è presente la ghiaia, dunque sulla riva sinistra; essa gli consente di raggiungere la maturazione sia per le proprietà drenanti, sia per la capacità di riflettere i raggi solari e “scaldare” le uve. Apporta tannini e longevità, oltre alle caratteristiche note vegetali e di cassis.

Sul podio sale poi il Cabernet Franc, che si espande solamente per l’11% della superficie. Una volta era fondamentale per la riva destra, anche se col tempo sta cedendo posto al Merlot; qui è comunque impiegato per aggiungere acidità e aromaticità al Merlot.

Il Malbec ha perso piede con gli anni (solamente 600 ettari), mentre il Petit Verdot difficilmente supera il 5% nei tagli bordolesi; è impiegato per aggiungere spezie, note floreali e colore.

Per quanto concerne i bianchi il Sémillon (53%) è il principe dei vini dolci, la sua buccia fine viene attaccata dalla muffa nobile, indispensabile per i vini di Sauternes; il Sauvignon Blanc oltre ad essere presente nei Sauternes è impiegato per la produzione di vini fermi, spesso barricati. Infine il Muscadelle, che occupando solamente il 6% della superficie vitata, riesce anche ad apportare aromaticità e struttura nel blend. 

In vigna

Bisogna affermare che la vastità di Bordeaux ha fatto si che i sistemi di allevamento della vite fossero molto simili. Il cordone speronato è poco impiegato, essendo prediletto solamente nelle zone del Sauternes, per la produzione di vino dolce. È il Guyot che la fa da padrone, nella versione semplice sulla riva destra, doppio sulla riva sinistra.

La densità per ettaro è di circa 7000 ceppi per ettaro nella zona del Médoc e di 5000 per la riva destra; le piante distano un metro l’una dall’altra, e quelle di Cabernet Sauvignon sono più basse, affinché possano godere del calore riflesso della ghiaia.

Lenti sono i progressi della viticoltura organica; ad oggi meno del 10% delle vigne hanno ottenuto la certificazione biologica. L’insorgere di muffe per via della grande umidità, che invade Bordeaux durante tutto l’anno, rende cauti i produttori nel non utilizzare sostanze tradizionali. Sono biodinamici invece solamente due produttori: Château Climens (nel Sauternes) e Château Pontet-Canet (nel Médoc).

La potatura verde è praticata dai migliori produttori, lo scopo è quello solito: concentrare gli aromi nei grappoli migliori eliminandone alcuni durante i mesi caldi.

in cantina

Gli acini giungeranno alla pressa solo dopo attente selezioni, che sono eseguite con particolari tecniche moderne: alcuni macchinari sono in grado di escludere in automatico quelle bacche che per colore o forma non risultano idonee; un altro modo è quello di far passare gli acini in una soluzione di acqua e zucchero, studiata per far affondare gli acini da scartare.

Una volta selezionati si va alle presse, dove viene estratto il mosto. Se questo manca di zuccheri e possibile fare la Chaptalization, così come è permesso l’uso dell’osmosi inversa per aumentare la concentrazione.

La fermentazione avviene in tini di ogni genere, c’è chi usa acciaio, chi legno, chi cemento. I vini destinati all’invecchiamento sono riposti nelle barrique di rovere francese per un periodo di 18-24 mesi.

Nel mese di Aprile successivo alla vendemmia si effettuano gli assaggi per i punteggi e per il famoso en primeur. La botte nuova è utilizzata per la maggiore, anche se i produttori moderni preferiscono limitarne l’uso al 50%.

Scelta importante è quando eseguire il blend: c’è chi preferisce farlo prima di Aprile, così da essere pronto per gli assaggi e c’è chi invece lo sposta a prima dell’imbottigliamento.

Per i vini bianchi non si esegue la conversione malolattica e l’affinamento in legno non si protrae per più di 15 mesi.

I vini venduti come Bordeaux AOC non devono invecchiare in botte; quelli etichettati come Bordeaux Supérior AOC devono fare élevage fino al Giugno successivo alla vendemmia.

Per i rosati (che si possono ottenere solo da uve a bacca nera) la tecnica utilizzata è quella del salasso, segue poi un breve passaggio in acciaio.

I Second Vins

Secondo vino o seconda etichetta (francese: Second vin) è un termine comunemente associato al vino bordolese per riferirsi ad un vino ottenuto da cuvee non selezionate per la produzione dei Grand Cru. A seconda dello stile di vinificazione della casa, possono essere selezionati singoli appezzamenti di un vigneto, spesso quelli dei vigneti più giovani, e fermentati separatamente, con i migliori barili scelti per il vino superiore della casa e gli altri barili imbottigliati con un’etichetta separata e venduto ad un prezzo inferiore rispetto al Grand vin.

Nelle annate meno favorevoli, una tenuta può scegliere di rilasciare solo un secondo vino anziché rilasciare una qualità inferiore al normale del suo Grand vin.

La pratica affonda le sue radici nel 18 ° secolo, ma è diventata più importante dal punto di vista commerciale negli anni ’80 quando i consumatori hanno scoperto questi vini come un modo più economico per bere il prodotto di uno Ch. Grand Cru Classé  senza pagare il premio per l’etichetta e la classificazione della tenuta.

Dal punto di vista del produttore, un secondo vino consente alla cantina di utilizzare una selezione più rigorosa per il suo Grand Vin, senza però perdere troppi profitti.


La Place de Bordeaux e il mercato a tre livelli

Con questo nome si indica il sistema di vendita, brokeraggio che controlla il mercato di Bordeaux, suddivisa in tre livelli. Il primo livello (Château) è composto dal produttore, che una volta era rappresentato dalla nobiltà; il secondo (Nègociant), dalla classe mercantile. Nel 1700 comparirà invece la figura del broker (Courtier) il cui scopo era quello di fare mediatore tra gli altri due, trattando su prezzi e quantità.

Attualmente ci sono 7 900 coltivatori, 300 Negociants e 95 Broker a Bordeaux. I commercianti di vino vendono il 70% del vino di Bordeaux, in volume, in oltre 160 paesi. Alcuni operatori economici tendono ad essere specializzati in un settore specifico, che si tratti di una regione geografica o di un segmento di mercato come supermercati, ristoranti, ecc. 8 di queste 300 società hanno un fatturato di oltre 50 milioni di euro e rappresentano il 57% del totale degli affari. Queste società più grandi tendono ad essere un “negociant-eleveurs” un titolo che spiega che non si limitano a comprare e vendere vini, ma ad assumere un ruolo attivo anche nel mescolare e invecchiare.

Perché un produttore sceglierebbe di vendere tramite un nègociant, rinunciando a un margine di profitto piuttosto che vendendo direttamente? L’ovvio vantaggio è che consente ai loro vini di essere presentati in tutto il mondo attraverso  canali diversi. A differenza di alcuni nuovi produttori mondiali, un castello di Bordeaux produce normalmente solo 3 o 4 vini. La vendita di questi comporta viaggi internazionali, competenze linguistiche e amministrative e personale.

La vendita ai negociants è molto più semplice e consente di esistere sull’ampio mercato internazionale.

I Broker (Courtiers) fungono da intermediari tra il castello e i negozianti, prendendo un margine del 2% su ogni transazione. Svolgono un ruolo fondamentale nelle informazioni di mercato e sono la chiave per mantenere i vini di Bordeaux in movimento. Hanno una conoscenza profonda del territorio e dei vini.

Il vino in una determinata vendemmia e di un determinato produttore, potrebbe non essere più disponibile presso lo Chateau, ma nascosto al sicuro nella cantina di un negociant. Il broker saprà dove si trova e a quale prezzo, e sarà in grado capace di offrirlo al mercato.

Poiché solo il 50% del vino bordolese è imbottigliato, il ruolo del broker è ancora più importante nel settore del mercato sfuso; vini spesso destinati alla miscelazione e all’invecchiamento da parte dei negociant.

I vini raccolti e fermentati nel castello in autunno sono degustati dal commercio nella primavera successiva alle degustazioni commerciali dell’UGC (Union des Grand Crus) mentre i vini sono ancora in botte.

Non saranno imbottigliati per almeno un altro anno. A queste degustazioni conosciute col nome di En Primeur, i singoli vini sono valutati dai commercianti e dalla stampa.

Seguendo il feedback, lo Chateau, in collaborazione con i negociant e gli intermediari, fissa un prezzo per i vini che verranno poi offerti tramite i broker ai negociant. I negociant aggiungeranno quindi il loro margine e offriranno i vini ai loro clienti. I vini diventeranno “fisici”, cioè saranno imbottigliati e consegnati, solo 18 mesi dopo.

Tradizionalmente il pagamento è suddiviso per un terzo alla prenotazione, un terzo dopo circa 6 mesi e l’ultimo terzo prima della consegna, quando i vini sono imbottigliati e consegnati.

Il sistema di acquisto “en primeur” non funziona per tutti gli Chateaux e la percentuale di vini offerti varia da un anno all’altro. Si ritiene che sia di maggiore interesse per le migliori proprietà per le quali esiste una forte domanda. I commercianti, sia a Bordeaux che all’estero, verseranno denaro in anticipo solo se ritengono che il prodotto scarseggi o che possa aumentare di prezzo.

Una volta il produttore affidava al negociant l’invecchiamento, la miscelazione e l’imbottigliamento.

Questo sistema iniziò a cambiare quando Philippe de Rothschild a Chateau Mouton Rothschild a partire dalla vendemmia del 1924, inizio ad occuparsi personalmente dell’imbottigliamento.

Château Latour è uscito con l’annata 2012 dall’ En Primeur, sollevando dubbi sul sistema; ha annunciato che venderà i suoi vini una volta imbottigliati e quando saranno pronti per il consumo, senza abbandonare però il sistema dei tre livelli (Place de Bordeaux).


Il Medoc

Nel corso dei millenni, i fiumi Garonne e Dordogne (che confluiscono nell’estuario della Gironda) hanno trasportato grandi quantità di limo e ghiaia ricchi di minerali dalle loro rispettive fonti nei Pirenei e nel Massiccio Centrale.
Questi depositi si sono accumulati sul lato occidentale dell’estuario della Gironda (dove cui convergono i due fiumi), formando le basi di quella che ora è la penisola di Medoc.

I terreni ben drenati, che riflettono la luce, risultarono ideali per la coltivazione di uve da vino a bassa maturazione, il che spiega la popolarità qui del Cabernet Sauvignon e (molto meno) del Petit Verdot. Le ghiaie sono particolarmente diffuse lungo il bordo sud-orientale del Medoc (l’Haut-Medoc). Più a nord le ghiaie lasciano il posto a terreni più pesanti e meno drenanti, in cui il Merlot e il Cabernet Franc maturano meglio.

La penisola di Medoc è divisa in tre sezioni: le Landes du Medoc, il Bas-Medoc e l’importantissimo Haut-Medoc.

Le Landes du Medoc coprono l’intera metà occidentale della penisola e costituiscono la punta settentrionale della vasta foresta delle Landes. Praticamente nessuna vite cresce qui – la terra è invece occupata da località balneari e fitte piantagioni di pinus pinaster (pino marittimo). Ma l’area è comunque vitale per la produzione di vino Medoc; i suoi pini proteggono i vigneti più nell’entroterra dai venti freddi e salati che si insinuano nell’Oceano Atlantico.

Il Bas-Medoc corre verso nord da Lesparre-Medoc fino alla Pointe de Grave, sul versante riparato e estuario della penisola di Medoc. Qui i vigneti sono intervallati da pini, cereali e pascoli di pecore (la cui carne ha persino una sua denominazione: Agneau de Pauillac).

La maggior parte dei vini prodotti qui sono venduti con la denominazione Medoc generica, e sono meno ambiziosi di quelli prodotti nell’ Haut-Medoc.
Nonostante ciò, negli ultimi decenni si sono verificati cambiamenti significativi, l’appropriazione delle tecniche viticole e vinicole utilizzate dai produttori Haut-Medoc di maggior successo: ciò ha permesso di produrre vini che non sono solo di altissima qualità, ma sono anche relativamente convenienti.

Il Bas-Medoc era un tempo conosciuto come Petite-Hollande (“Little Holland”) non solo per la sua topografia bassa (la maggior parte dei terreni qui si trova ad appena 1 o 2 metri sopra il livello del mare), ma anche perché la terra qui è stata sviluppata intensivamente dai coloni olandesi nel 17 ° secolo. Scavando numerosi fossati, questi intraprendenti migranti hanno drenato efficacemente il Medoc, una volta paludoso, svelando migliaia di acri di proprietà viticole primarie. Le ghiaie a drenaggio libero di questa attività hanno svelato letteralmente il Médoc, i suoi vigneti e l’alta qualità dei suoi vini; il drenaggio dell’acqua è fondamentale nella viticoltura di alta qualità.

Delle tre sezioni, l’Haut-Medoc è indiscutibilmente più interessante nel contesto del vino, ed è sede delle famose denominazioni di Saint-EstephePauillac, Saint-Julien e Margaux. Dal XVIII secolo questo è diventato probabilmente il distretto vinicolo più famoso di Francia; in Haut-Medoc si produce più vino eccellente per ettaro che in qualsiasi altra parte del mondo.

Il Medoc ospita “la maratona più lunga del mondo”, la Marathon du Médoc. Questo tour tra i vigneti e i castelli di Pauillac, St-Julien, St-Estephe, Medoc e Haut-Medoc, inizia e finisce a Pauillac. Lungo il percorso ci sono vari pit-stop con cibo, degustazioni e musica.

Margaux AOP

Situata a 25 chilometri a nord della città di Bordeaux, la denominazione è famosa per la produzione di vini morbidi e profumati, prevalentemente composti da Cabernet Sauvignon.

Sotto questa denominazione ricadono ben 21 proprietà classificate nel 1855 come cru classé; è la AOP più grande del Medoc e conta di 5 comuni.

Nel nord, Soussans confina con Pauillac. Non vanta di vini cru classé, a differenza del comune di Margaux a sud. Quest’ultimo comprende dieci chateaux cru classé, tra cui Château Margaux, e Château Palmer che è “solo” una terza crescita, ma considerata una delle grandi tenute di Bordeaux.
A sud del comune di Margaux, Cantenac ospita sette proprietà cru. Giscours e Dauzac sono i crus classés con sede a Labarde.

A Saint-Julien, Saint-Estèphe e Pauillac, i vigneti appartenenti a ciascun castello sono spesso chiaramente divisi e consolidati in un unico appezzamento, ma non è il caso Margaux. Qui, anche i vigneti appartenenti ai castelli più ricchi sono dispersi e mescolati con quelli dei loro rivali. Il risultato è che l’idea di terroir è condiviso, e quindi le pratiche di vinificazione e la scelta delle varietà di uva giocano ruoli più importanti nel carattere dei vini.

I sapori e le consistenze distintive dei vini Margaux sono spesso attribuiti ai terreni locali. A Margaux i terreni hanno un alto contenuto di ghiaia (Pauillac e Saint-Estèphe hanno un po ‘più di argilla), il che porta ad un eccellente drenaggio e un basso livello di nutrienti. Le viti crescono bene in terreno povero, libero, drenante; più povero è il suolo, più in profondità le viti devono andare a cercare acqua e nutrimento. Questo li rende fisicamente più forti e consente loro di riflettere le caratteristiche specifiche dei terreni più profondi. Il rovescio della medaglia è che i vini di Margaux possono sembrare fin troppo leggeri e delicati nelle annate fredde.

Solo vini rossi per questa AOP le cui uve consentite per sono esclusivamente Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Carmenère, Petit Verdot e Malbec. Devono provenire da vigneti coltivati ​​a una densità compresa tra 6500 e 10.000 piante per ettaro.

Moulis AOP

Moulis-en-Medoc è un piccolo villaggio nel distretto di Haut-Medoc. Dà il nome alla denominazione di Moulis, che produce solamente vini rossi prodotti da Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Carmenere, Petit Verdot e Malbec.

I vini devono essere ottenuti da uve coltivate in appezzamenti situati nei paesi di Arcins, Avensan, Castelnau, Cussac, Lamarque e Listrac. Queste uve devono provenire da vigneti con densità di impianto comprese tra 6500 e 10.000 piante per ettaro e la resa non deve superare 45 hL per ettaro; i vini che ne derivano devono raggiungere un livello alcolico minimo del 10,5%.

I terreni intorno a Moulis non beneficiano delle grandi proporzioni di ghiaia che si trovano a Margaux o Graves, ma è mescolata con argilla e calcare, consentendo comunque la produzione di alcuni vini di alta qualità.

Non ci sono Cru Classé, ma i confini orientali di Moulis si affacciano sulla linea settentrionale di Margaux, beneficiando quindi della vicinanza con un territorio così importante.. Un concentrato di Ch. attorno al villaggio di Poujeaux produce i migliori vini Moulis-en-Medoc, tra cui il famoso Chateau Chasse-Milleen.

Listrac-Medoc AOP

La denominazione Listrac-Medoc è forse la meno prestigiosa per una serie di motivi. A differenza di Margaux o Pauillac, è situata in una zona di calcare e terreni argillosi ( e non composti da ghiaia e argilla), è più distante dalle azioni mitiganti dell’estuario della Gironda. Ciò comporta che le radici della vite non scorrono molto in profondità, ne consegue una produzione di vini meno complessi.

I vini sono fatti prevalentemente da Cabernet Sauvignon, ma possono anche essere prodotti da Cabernet Franc, Merlot, Carmenere, Petit Verdot e Malbec. Le leggi sulla denominazione stabiliscono che i vigneti debbano avere densità compresa tra le 6500 e 10.000 piante per ettaro; la resa non deve superare 45 hL per ettaro e i vini che ne derivano devono raggiungere un livello alcolico minimo del 10,5%.

I vini Listrac-Medoc sono noti per essere asciutti e austeri quando giovani, ma il Merlot viene sempre più utilizzato per aumentare la morbidezza e la conseguente bevibilità.

Saint-Julien AOP

La sua reputazione si basa sul suo status di fonte affidabile di vini coerenti ed eleganti.

Stretto tra le più famose denominazioni di Pauillac e Margaux, Saint-Julien è talvolta ingiustamente trascurato perché non ha alcun Premier Cru Classé nella classifica del del 1855.

Compensa questo però avendo ben 11 cru classé, che generano tre quarti della produzione della denominazione. Cinque di questi sono seconds crus molto quotati: Châteaux Léoville-Las Cases, Léoville Poyferré, Léoville Barton, Gruaud-Larose e Ducru-Beaucaillou.
I primi tre erano una volta un’unica proprietà, che sarebbe stata estremamente grande per il suo tempo.
I troisième sono Langoa-Barton e Lagrange; seguono come quarti Châteaux Beychevelle, Branaire-Ducru, Talbot e Saint-Pierre.

Quasi ogni acro del comune di Saint-Julien è coperto di viti, tranne una striscia larga circa 500 metri sulle rive interrate dell’estuario della Gironda a ovest. I castelli che li possiedono possono essere suddivisi in due gruppi ben ordinati: quelli che circondano il villaggio di Saint-Julien-Beychevelle e quelli che circondano il villaggio di Beychevelle. Questi due villaggi con lo stesso nome distano solo 2 chilometri tra loro.

Le leggi sulla denominazione di Saint-Julien – stabilite nel 1936 con molti altri regolamenti a Bordeaux – affermano che i suoi vini devono essere ottenuti da uve coltivate nel comune di Saint-Julien Beychevelle, o parti molto specifiche dei comuni di Cussac e Saint-Laurent . Il documento elenca i lotti idonei per il titolo.

Le uve ammesse qui sono Cabernet-Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Carmenère, Petit Verdot e Malbec. Devono provenire da vigneti piantati ad una densità minima di 6500 piante per ettaro.

Pauillac AOP

Pauillac, situato tra Saint-Estèphe e Saint-Julien sulla penisola del Médoc di Bordeaux, ospita alcuni dei vini rossi più famosi e costosi del mondo, prodotti prevalentemente da Cabernet Sauvignon, che ben si presta alla drenanti terreni ghiaiosi trovati nei vigneti di Pauillac. Oltre al Cabernet Sauvignon, anche il Cabernet Franc, il Merlot, la Carmenère, il Petit Verdot e il Malbec sono ammessi.

La reputazione stellare dei vini Pauillac si basa non solo sulla loro qualità, ma sul loro successo nei mercati internazionali dei vini pregiati. Tre dei Premier Cru della classificazione del Médoc del 1855 si trovano qui: Mouton Rothschild, Lafite Rothschild e Château Latour.

Complessivamente, il terroir di Pauillac varia più di quanto ci si potrebbe aspettare in un’area di soli 23 chilometri quadrati. Il terreno vicino alle rive dell’estuario della Gironda con i migliori siti di vigneti sale e scende per massimo di 30 metri.
Gli Château sono diventati molto abili nel sottolineare l’individualità dei loro vigneti, e vi è un accordo generale sul fatto che gli stili dei tre migliori tre castelli siano distintamente diversi. Nel complesso, tuttavia, esiste ancora uno stile di vino Pauillac identificabile: pieno, ricco e caratterizzato dai classici aromi di cassis e cedro del Cabernet Sauvignon di quercia.

Ci sono 1100 ettari di vigne, di cui il Cabernet Sauvignon rappresenta ben il il 75% delle coltivazioni.

Saint-Estèphe AOP

Situata all’estremità settentrionale della regione di Haut-Médoc, sulle coste occidentali ghiaiose dell’estuario della Gironda, Saint-Estèphe è separata dal suo famoso vicino, Pauillac, solo da un torrente, eppure vi sono differenze significative tra di loro. Con 1.229 ettari rappresenta l’8 per cento della superficie vitata del Médoc.

Poiché Saint-Estèphe è leggermente più lontano dalle acque ghiaiose del fiume Garonne, il terreno qui è molto meno roccioso di quello che si trova nella parte meridionale dell’ Haut-Médoc. Conseguentemente i terreni meno drenanti,  portano ad una ritardata maturazione e  a livelli di acidità più elevati nei vini.

Questi fattori fanno sì che, negli ultimi decenni, molti viticoltori di Saint-Estèphe abbiano investito sul Merlot, poiché si comporta meglio su suoli ricchi di argilla.

Poiché i vini di qui sono stati tradizionalmente piuttosto austeri e stretti in gioventù, il Merlot serve anche ad ammorbidire la consistenza. La capacità dell’argilla di trattenere l’umidità può rivelarsi utile durante le occasionali estati siccitose che sono state conosciute per mettere in ginocchio gli altri Château. Altre uve consentite sono Cabernet Franc, Carmenère, Côt (Malbec) e Petit Verdot.

I vini sono riccamente colorati e profumati, e sono noti per la loro longevità. Mentre la maggior parte del vino è prodotto con la designazione cru bourgeois, sono i Cru Classé che continuano a sostenere la buona reputazione di Saint-Estèphe. Questi sono Châteaux Cos d’Estournel e Montrose; Château Calon-Ségur; Château Lafon-Rochet; Château Cos Labory.


Graves

Il Graves è una zona vinicola sulla sita riva e caratterizzata da terreni ghiaiosi da cui prende il nome. Di fatto è l’unica sub regione capace di dare eccellenti vini rossi e buoni vini bianchi, entrambi famosi.

La denominazione più generica del distretto è Graves AOP, che copre sia i vini rossi che i vini bianchi. Un tipico rosso Graves si basa sui classici vitigni Cabernet Sauvignon e Merlot, con Cabernet Franc, Malbec e Petit Verdot a volte in un ruolo di supporto. Il tipico bianco è secco, di medio corpo e solitamente ottenuto dalla combinazione di Sauvignon Blanc e Sémillon.

Circa 2500 ettari ricadono sotto la Graves AOP di cui solo 750 sono coltivati ​​a bacca bianca. La produzione ha una media di circa 20 milioni di bottiglie all’anno di vini bianchi, classificati come rossi e Graves Supérieures (quest’ultima condivide gli stessi limiti di Graves, ma è una classificazione per i soli vini bianchi dolci, con circa 150 ettari di vigneti dedicati).

Ci sono molte altre denominazioni n vigore nella regione di Graves e che studieremo tra poco in modo più approfondito. Cérons, Barsac e i più famosi Sauternes si trovano nella metà sud-orientale e sono specializzati in vini bianchi dolci.

Solo i vini di Château Haut-Brion e Sauternes apparvero nella classifica del Bordeaux del 1855. Una classificazione dei vini rossi di Graves è stata effettuata nel 1953, con i vini bianchi secchi aggiunti nell’aggiornamento del 1959. Tuttavia la creazione della denominazione Pessac-Léognan nel 1987 ha avuto un effetto negativo sul prestigio della denominazione di Graves.

Questa denominazione situata nella parte più settentrionale è destinata a coprire i migliori vini rossi e bianchi secchi dell’intero distretto e contiene molti dei suoi produttori più rispettati, tra cui il Premier Cru Classé Haut-Brion e il suo vicino, il recente interprete principale La Mission Haut- Brion e tutti gli altri Cru Classés della lista del 1953. Si estende dalla periferia meridionale di Pessac, a circa 8 chilometri a sud di Léognan.

Storicamente, Graves è considerato il luogo di nascita dei vini rossi di alta qualità di Bordeaux. Fu qui che Bordeaux guadagnò la sua reputazione, già nel XIV secolo, centinaia di anni prima che i commercianti e i produttori di vino olandesi prosciugassero le paludi del Médoc.

Pessac-Léognan AOP  

Pessac-Leognan è una denominazione prestigiosa per i vini prodotti in una particolare area della regione del sud-ovest della Francia di Bordeaux. Una denominazione relativamente nuova, è stata ricavata dalla sottoregione del Graves nel 1987.

I vigneti del nord della denominazione sono mescolati con le frange meridionali della città di Bordeaux, mentre quelli nel sud sono circondati dalle foreste che producono l’altra esportazione principale di Graves: il legname. Mentre i frutteti e i campi dominano il paesaggio della regione di Entre-Deux-Mers, proprio di fronte al fiume Garonne, le foreste di pini e gli insediamenti residenziali sono predominanti a Pessac-Leognan.

I quattro principali produttori di Pessac-Leognan sono Chateaux Haut-Brion, La Mission Haut-Brion, Laville Haut-Brion e Pape Clement (dal nome di Papa Clemente V, che ordinò che i suoi vigneti originali venissero piantati nel XIV secolo). Ognuno di questi si trova all’interno dei confini della città meridionale di Bordeaux. I terreni qui sono profondi, con un’alta percentuale di ghiaia, e sono considerati i migliori della denominazione.

Leognan si trova a 10 km più avanti, vicino a diversi produttori di qualità, tra cui il Domaine de Chevalier, e Chateaux Haut-Bailly, Malartic-Lagraviere, Larrivet Haut-Brion e de Fieuzal. Leognan è circondato quasi interamente da foreste di pini e vigneti e beneficia dello stesso drenaggio di Pessac.

I vini bianchi di Pessac-Leognan sono prodotti prevalentemente da uve Sauvignon Blanc (minimo richiesto del 25%) e Sémillon, e sono spesso maturati in legno di quercia per conferire loro una maggiore complessità. Queste varietà bianche prosperano sui terreni più sabbiosi della denominazione e producono vini più degni di invecchiamento di qualsiasi altra parte del mondo. Altrove, i blend di Sauvignon Blanc e Sémillon si consumano al meglio entro due anni dalla raccolta; al contrario, i migliori vini bianchi di Pessac-Leognan possono restare in bottiglia per oltre un decennio.

La produzione dei rossi però si attesta all’80%, mentre i bianchi si fermano al 20%.

cérons Aop

Cerons racchiude i comuni di Cerons, Illats e Podensac, e la sua produzione è dedicata per intero a vini bianchi dolci, ottenuti da Muscadelle, Sauvignon Blanc, Semillon e (meno frequentemente) Sauvignon Gris.

Soffre l’oscurantismo che le due zone più famose di Sauternes e Barsac gli hanno dato per riflesso a causa della loro fama.

È un dato di fatto che non può eguagliare la dolcezza e la concentrazione di sapore ottenute nelle altre due zone.

Il contenuto di argilla più presente significa temperature più consistenti e quindi minori possibilità di nebbie mattutine necessarie per lo sviluppo della botrite. In secondo luogo, il paesaggio più piatto e omogeneo è meno in grado di intrappolare la nebbia. C’è un terzo fattore che vale la pena menzionare, che è interamente creato dall’uomo: le leggi sulla denominazione Cerons consentono rese più elevate rispetto a quelle di Sauternes o Barsac, eliminando ogni incentivo per i vigneron locali a puntare sulla qualità rispetto alla quantità nel loro raccolto.

Mentre i vini dolci dei Cerons restano nell’ombra, alcuni produttori dell’area stanno ora producendo vini rossi e bianchi secchi, che però possono essere imbottigliati solo come Graves. Di maggior successo sono i vini rossi, ottenuti dalle classiche uve bordolesi come.

Barsac AOP

L’area di produzione della denominazione è composta esclusivamente dal comune di Barsac, situato vicino a Sauternes, sulla riva sinistra del fiume Ciron. Classificato AOC con il decreto dell’11 settembre 1936 6, il vigneto copre un’area di circa 600 ettari. Le vigne crescono su terreni calcarei di Astury, in gran parte coperto da depositi alluvionali che formano terrazze con pendenze minime.

I vini sono prodotti principalmente da Sémillon e Sauvignon Blanc  che coprono la maggior della superficie vitata, con occasionali comparse di Muscadelle e Sauvignon Gris. Queste uve sono destinate alle produzione di un vino dolce.

La posizione di Barsac sulle rive del fiume Garonne e il suo affluente del Ciron creano le giuste condizioni per la formazione della muffa nobile, la quale rende unici, questi vini, apportando complessità olfattiva e gustativa..
Mentre l’aria fresca della notte inizia a scaldarsi al mattino, una coltre di nebbia si alza dal Ciron e si deposita sui vigneti di Barsac. Lì rimane, fino a quando il sole riscalda la terra e l’aria sufficientemente per far evaporare la nebbia.

I produttori possono scegliere di etichettare i loro vini sotto sotto la denominazione di Barsac o Sauternes; questa è però preferita dalla maggior parte di loro, avendo maggiore fama. Storicamente i vini Barsac erano più asciutti, ma oggi le denominazioni sono essenzialmente identiche e questo porta le aziende ad utilizzare spesso la AOP Sauternes.

Sauternes AOP

Sauternes è il nome del villaggio che ospita il vino dolce più famoso del mondo. Sebbene alcune cantine producano vini secchi, li vendono con denominazioni diverse dalla denominazione dolce Sauternes.

Prodotto da Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle, questo vino raggiunge una grande complessità grazie allo sviluppo della Botrytis cinerea, esattamente come in Barsac.

I vini di Sauternes furono classificati insieme a quelli del Médoc nel 1855 e furono divisi in primi e secondi Cru, con uno Ch. che raggiunse il grado di premier cru supérieur: Château d’Yquem.

I piccoli comuni di Sauternes, Bommes, Fargues, Preignac e Barsac compongono la denominazione Sauternes con 2.200 ettari vitati.

I filari sono situati vicino alla confluenza dei due fiumi Ciron e Garonna, che favoriscono lo sviluppo delle nebbie mattutine e dell’umidità all’inizio dell’autunno, condizioni favorevoli per la botrytis.
Quando la muffa attacca l’uva, permea la pelle e la disidrata, in modo da aumentare lo zucchero, l’acidità e il contenuto di glicerolo. I vini raggiungono una intensa complessità speziata che sarebbe impossibile duplicare attraverso la normale disidratazione; con il tempo l’uva affetta può impregnare un bouquet di miele, zafferano, frutta secca, spezie allo zenzero e persino iodio. La muffa nobile è mutevole, tuttavia, e non attacca l’uva in modo uniforme, richiedendo al produttore di raccogliere le uve singolarmente, in incursioni separate nel vigneto.

Si utilizzano botti di quercia per la maturazione e anche la fermentazione avviene in barrique.
L’anidride solforosa è uno strumento necessario, utilizzata per ridurre l’acidità volatile, una costante minaccia nei Sauternes e per scongiurare il rischio di rifermentazione.

Lo zuccheraggio e la crioestrazione sono entrambi permessi, ma questo significherebbe ammettere un’annata disastrosa.

Il volume di alcol del prodotto finito deve essere del 14%, mentre gli zuccheri residui devono rientrare tra i 120-160 g / l.

I produttori di entrambe le denominazioni (Bersac e Sauternes) che imbottigliano vini bianchi secchi, lo possono fare solamente utilizzando la AOP generica di Bordeaux, essendo fuori dai confini dell’apprezzata Graves AOP.


Entre-deux-Mers

Senza dubbio questa zona, situata tra i due fiumi della Garonna e Dordogna ha sempre sofferto del complesso d’inferiorità; le altre zone bordolesi di fatto sono state al centro dei riflettori della stampa e dell’enologia mondiale.

Chiamata Entre-Deux-Mers, quest’area produce una varietà abbagliante di tutti i tipi di vini che, sebbene non superino gli Ch. Classé, offrono buoni prezzi e una qualità costante.

Tra i più famosi si possono citare i vini bianchi dolci di Cadillac, Loupiac e Sainte-Croix-du-Mont; i vini rossi della Premières Côtes de Bordeaux; così come i bianchi secchi, offrono prodotti interessanti. Il sistema AOC della regione non è estremamente logico, ma può essere compreso abbastanza facilmente.

Non è neanche lontanamente famoso o popolare come il Médoc, Graves o una delle denominazioni della sponda destra. La ragione sta nel suo clima diverso.

Una varietà di suoli e sottosuoli, che vanno dalla ghiaia e argilla al calcare e sabbia, si estendono lungo la denominazione; potrebbe sembrare una buona cosa, ma uno dei difetti dell’area sta nel fatto che non ha depositi concentrati di nessuno di quei particolari minerali, specialmente ghiaia. Di conseguenza, la concentrazione che contraddistingue i vini del resto di Bordeaux non può essere qui replicata.

Ma la varietà nel suolo significa che esiste un gran numero di stili di vino: proprio accanto a una vigna di vino dolce piena di botrytis, si possono trovare vini rossi freschi e accessibili. È questo che mantiene Entre-deux-Mers una parte cruciale del mercato del vino di Bordeaux.

Rappresenta poi il bacino da cui proviene la maggior parte dei vini Bordeaux AOC e Bordeaux Supérieur AOC. Non c’è modo di sapere con quale precisione, ma si può tranquillamente presumere che lo siano. Infatti contribuisce solo il 25% dei vigneti presenti nel Médoc, nel Graves e nella riva destra alla produzione di vini sotto queste due denominazioni.

Graves de Vayres  AOC

Graves de Vayres non è direttamente collegato alla regione di Graves a sud della città di Bordeaux o alla zona “Graves de Saint-Emilion” a ovest di Saint-Emilion, ma tutti condividono una caratteristica chiave: la ghiaia che qui è una scoperta insolita nei terreni argillosi diffusi nella regione di Entre-Deux-Mers.

Si possono produrre vini rossi e bianchi ottenuti da uve coltivate nei comuni di Vayres e Arveyres.

I rossi da Merlot, Cabernet Franc, Cabernet-Sauvignon, Carmenere, Malbec o Petit Verdot; i bianchi possono utilizzare solo Sémillon, Sauvignon Blanc, Muscadelle e Merlot Blanc. Il Merlot Blanc è una varietà “accessoria” e non deve costituire più del 30% della miscela totale.

Entrambi i vini rossi e bianchi possono essere etichettati con il semplice titolo AOC Bordeaux.
I rossi sono prodotti prevalentemente dal Merlot e sono generalmente più leggeri dei vini a base di Merlot prodotti in tutta la Dordogna a Saint-Emilion.

È insolito che un distretto vinicolo benedetto da terreni ricchi di ghiai si concentri così fortemente sul Merlot. Come con altre aree di Bordeaux, come Cotes de Bordeaux-Saint-Macaire, i vini dolci erano una volta importanti. Tuttavia, hanno lasciato il posto agli stili più asciutti e più freschi richiesti dai consumatori moderni.

sainte-foy côtes de bordeaux aoc

Poche righe per questa denominazione che, a detta di alcuni, rientra nella zona di Bordeaux. Gli stessi la collocherebbero più verso la zona di Cahors e Bergerac. Vini medi, senza particolare gloria; prodotti con tutte le uve che abbiamo elencato qui (più e più volte).

Bordeaux-Haut-Benauge aOC / Entre-Deux-Mers Haut-Benauge aoc

Solo vini bianchi per queste due denominazioni. La differenza sostanziale è che la prima produce bianchi secchi; la seconda si dedica anche alla produzione di vini dolci.

Inoltre, entrambe, ricadono nei comuni di Arbis, Cantois, Escoussans, Gornac, Ladaux, Mourens, Saint-Pierre-de-Bat, Soulignac o Targon. I vini devono essere prodotti da Semillon, Sauvignon Blanc o Muscadelle e raggiungere una gradazione alcolica minima dell’11,5%.

côtes de bordeaux aoc 

Questa denominazione è il frutto di quella che avrebbe dovuto essere una semplificazione: unire sotto un unico nome 4 AOC che, in qualche modo, sono rimaste poi citate come sotto-zone: Côtes de Blaye, Côtes de Castillon, Côtes de Francs e i vini rossi di Cadillac.

Côtes de Blaye e Côtes de Francs producono sia rossi che bianchi, sempre con i tipici vitigni del bordolese; anche se Francs aggiunge Clombard e Folle Blanche.

Per Cadillac e Côtes de Castillon sono permessi solo vini rossi, fatti prevalentemente da Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, con l’aggiunta consentita di Malbec, Petit Verdot e persino di Carmenère. Il Merlot è la varietà principale. Il sorso mostra buona struttura ed è godibile già quando immesso sul mercato, senza necessitare di lunghi invecchiamenti.

I vigneti sulle pendici della Garonna, con antichi depositi fluviali di arenaria e argilla, sono più adatti al Merlot, mentre alcuni siti nella parte superiore della pianura sono caratterizzati da terreni ghiaiosi che favoriscono le varietà Cabernet e producono vini più strutturati con livelli più elevati di tannini.

Côtes de Bordeaux-Saint-Macaire aoc

Una denominazione per vini bianchi dolci prodotti in una zona all’estremità occidentale della regione vinicola di Bordeaux. Sotto questo nome si produce pochissimo vino, anche se l’area produceva grandi quantità di vino dolce da uve di Sauvignon Blanc e Semillon.

Come Loupiac e Saint-Croix-du-Mont, la Cotes de Bordeaux-Saint-Macaire si distinse dalla denominazione di Premier Cotes de Bordeaux perché produceva vini bianchi dolci, piuttosto che rossi.

loupiac aoc

A Loupiac si producono vini bianchi dolci, situata tra Cadillac e Sainte-Croix-du-Mont e separata solo da un fiume dalle famose Sauternes e Barsac.

Il meglio dei vini di Loupiac proviene da uve coltivate sui pendii sopra le rive della Garonna. Queste pendenze sono composte da una miscela di argilla e calcare, che conferisce un carattere delicato e minerale ai vini. Trovarsi vicino al fiume è anche di grande beneficio perché aumenta la probabilità di nebbie notturne e mattutine, che incoraggiano l’importantissima botrytis a svilupparsi.

I vitigni che possono essere utilizzati sono Semillon, Sauvignon Blanc, Muscadelle e Sauvignon Gris. Le uve devono essere coltivate in vigneti con densità di impianto di almeno 5000 piante per ettaro e possono essere raccolte solo quando il loro peso deve raggiungere determinati livelli. Regole più severe rispetto a Sauternes portano ad un più alto livello di zucchero residuo nei vini finiti. Lo zuccheraggio è permesso, ma solo in misura limitata nelle annate scadenti. Questo processo di arricchimento aumenta solo il potenziale contenuto alcolico e non la complessità di un vino, quindi in genere è l’ultima risorsa.

Come per le altre denominazioni di vini dolci, i viticoltori di Loupiac utilizzano sempre più la fermentazione e l’invecchiamento in botti per aggiungere complessità ai loro vini.

Sainte-Croix-du-Mont aoc

Sainte-Croix-du-Mont è un villaggio situato nella parte meridionale della regione vinicola di Bordeaux che dà il nome ad una dolce denominazione di vino bianco. I vini devono essere ottenuti da uve Muscadelle, Sauvignon Blanc, Semillon o Sauvignon Gris, coltivate esclusivamente nel comune di Sainte-Croix-du-Mont. Devono anche avere un livello minimo di alcol potenziale del 14,5%.

Il meglio dei vini prodotti è non si discosta molto da Sauternes e Barsac sull’altro lato della Garonna, sebbene siano molto meno costosi. A differenza dei Cerons,  Sainte-Croix-du-Mont ha attualmente un certo numero di produttori che si assumono il rischio finanziario di produrre vini bianchi dolci e di alta qualità.


Libournais

Sotto il nome di Lobournais ricade un vasto gruppo di AOC che si trova nella parte orientale della zona vinicola del Bordeaux, sulla riva destra del fiume Dordogna, vicino alla città di Libourne.

I vini di questa famiglia rappresentano più del 10% delle superfici coltivate nella zona di Bordeaux. Il paesaggio è composto da altopiani, terrazze, pendii e valli. La composizione del suolo varia. I vigneti beneficiano di una buona esposizione al sole e del clima oceanico, caratterizzato da inverni freschi e umidi che regolano le temperature. Questi vini rossi vengono definiti più femminili (con una concezione un po’ d’antan) sono aromatici, elastici, sottili, eleganti e hanno tannini vellutati. Il Merlot è il vitigno principale qui, insieme al Cabernet Franc, con il Cabernet Sauvignon che gioca un ruolo secondario.

Ad eccezione di Francs Côte de Bordeaux, tutte le AOC del Libournais producono esclusivamente vini rossi e tra le più note vi sono Pomerol e St.Emilion.

fronsac aoc

Situato in un aspro e pittoresco paesaggio in cui si incontrano i fiumi Dordogna e Isle, Fronsac è un’antica città fortificata con una lunga storia di produzione vinicola. (L’élite di Libourne riconobbe la sua eccellenza già nel XVIII secolo, ancor prima di Saint-Emilion, e i suoi vini sono stati apprezzati in Europa sin dal XVI secolo). Dove il fiume Isle scorre nella grande Dordogna, crea un microclima che riduce le gelate notturne in primavera e raffredda il caldo estivo. Pendenze ripide sono un’altra caratteristica unica del terroir.

La denominazione ha molti diversi tipi di terreno, ma tutti condividono le caratteristiche alluvionali sul fondo delle colline e sulle colline di argilla e calcare (e persino il calcare puro, come a Saint-Emilion). Più in profondità nel terreno si trovano rocce (gesso) e argilla (molasse) per un ottimo drenaggio. Risultato di vini potenti e complessi.

Il Merlot, che preferisce il terreno profondo, matura qui meglio del Cabernet-Sauvignon. Il Cabernet-Franc contribuisce con tocchi di lampone e tannini rotondi ma potenti. L’invecchiamento dei potenziali vini Fronsac è piuttosto significativo e i migliori vini possono facilmente attendere 10-15 anni per essere gustati al meglio. Alcune proprietà includono Canon de Brem, Dalem, La Dauphine, Fontenil, Moulin Haut Laroque, La Rousselle e Cassagne Haut-Canon.

canon fronsac aoc

Più piccolo di Fronsac, la denominazione Canon-Fronsac occupa un terreno più alto, con pendii ripidi noti come “Cote de Canon”, sua caratteristica geografica. Situato vicino e al di sopra del vicino Fronsac AOC, si affaccia sul punto in cui si incontrano i fiumi Dordogna e Isola. Anche qui, l’acqua raffredda l’aria in estate e la scalda in primavera, a tutto vantaggio delle viti. I terreni sono composti da calcare argilloso su banchi di calcare compatto.

Negli ultimi 100 anni, i viticoltori della Canon-Fronsac hanno completamente cambiato i tipi di viti piantate. Un tempo il Malbec veniva piantato sulle colline di queste due denominazioni. Ma quando fu accertato che il Merlot era più adatto a questi terreni calcarei argillosi, i produttori lo cambiarono. Il Cabernet-Franc e il Cabernet-Sauvignon sono equamente rappresentati entrambi dal 15% della superficie vitata. I vini della regione sono spesso sottovalutati, con maggiore profondità e consistenza in bocca rispetto a Fronsac, con un attacco franco e potente. La regione è davvero irrisoria, con circa 300 di vigne.

lalande-de-pomerol aoc

Forse per la sua vicinanza con Pomerol, Lalande-de-Pomerol, che comprende 192 produttori, ha ottenuto il meritato riconoscimento.

Un territorio è composto da terrazze che coprono due comuni: Lalande, piuttosto pianeggiante, e Neac, piuttosto collinare.
Il terreno in questa denominazione è un mix ideale di argilla, pietre e persino sabbia nella parte occidentale, vicino al fiume. In Neac, l’argilla può essere trovata addirittura in profondità nel terreno, conferendo caratteristiche meravigliose al Merlot che rappresenta l’80% delle viti piantate.

I vini Lalande-de-Pommerol hanno un colore rubino granato molto scuro. Il loro naso distinto ed espressivo, con note di piccoli frutti rossi (fragola, ciliegia, lampone), sviluppa note di prugne, cuoio, selvaggina e persino cocco. I tannini fitti sono sempre vellutati e mai duri. Alcuni vini ricordano addirittura quelli dei vicini Saint-Emilion o Pomerol ad un prezzo decisamente più conveniente. Basti pensare che col tempo è diventata una denominazione sempre più ricercata. Le proprietà principali includono La Fleur de Bouard, Belles-Graves, Chambrun, Haut Chaigneau, La Chenade, Chateau La Sergue, Tournefeuille, Jean de Gue, De Viaud, Les Annereaux e Des Tuileries.

Pomerol aoc

Formalmente fa parte di St Emilion, questa denominazione è stata creata nel 1936 e ha avuto una tradizione vinicola sin dai tempi dei romani. La viticoltura fu abbandonata durante la Guerra dei Cent’Anni e i vigneti non furono ristabiliti fino al XV secolo, quando fu ripreso da gruppi religiosi che costruirono anche un ospedale per i pellegrini che andavano verso la cattedrale di Santiago de Compostela.
Come un’opera d’arte della campagna bordolese, Pomerol ha resistito alla diffusione urbana della vicina città di Libourne. Invece, viene utilizzato ogni metro quadrato possibile di terreno adatto per la coltivazione della vite.

Il terroir è eterogeneo, ma in generale, i terreni sono di natura ghiaiosa sulle proprietà più che si trovano sulle altitudini più elevate. I terreni tendono a diventare più argillosi nella parte occidentale del distretto e più sabbiosi vicino a Libourne. Il terroir ha anche una affascinante caratteristica geologica: la superficie di pietre e depositi sabbiosi copre l’argilla mescolata con ossidi di ferro, una sorta di arenaria ferruginosa chiamata localmente “crasse de fer“.

Di colore denso, raffinato e potente allo stesso tempo, è un vino che può invecchiare e che può anche essere gustato giovane.
I tannini potenti sono parzialmente nascosti da una consistenza liscia, vellutata e piena.
Grazie al terreno e alle rese straordinariamente basse, Pomerol è oggi la patria dei vini d’elite al mondo che combinano un eccezionale potere aromatico.

Il produttore più famoso è Chateau Petrus, un’icona mondiale della vinificazione del Merlot, il cui terreno è composto da argille nere con strati di “crasse de fer” vicino alla superficie.

Il merlot cresce così bene qui che rappresenta il 70% – 80% delle viti piantate (circa il 20% è il Cabernet-Franc).

Dopo Petrus, un elenco non esaustivo delle migliori proprietà di Pomerol include Chateau Lafleur; Le Pin, uno dei precursori dello stile “Garage” o Garagistes – sfortunatamente del tutto inavvicinabile; Eglise-Clinet, Trotanoy, Vieux-Chateau Certan, La’Evangile, Certan-de-May, La Fleur-Petrus, Clinet, Bon Pasteur, Le Gay, Rouget, Clos l’Eglise, Nenin, Petit-Village, Lagrange e Gazin . Le grandi annate offrono un’esperienza straordinaria per ogni amante del vino.

Col termine “garagistes” termine ci si riferisce a un gruppo di produttori di vino emerso a metà degli anni ’90 in reazione allo stile tradizionale del vino rosso bordolese, che è altamente tannico e richiede un lungo invecchiamento in bottiglia per diventare bevibile. I garagisti hanno sviluppato uno stile più coerente con i gusti del vino internazionale. La maggior parte dei “garagistes” producono piccoli lotti di vini, da produzioni altrettanto limitate.

Lussac – St. Emilion AOC

Creato nel 1936, il Lussac-Saint-Emilion non solo conserva il nome del suo prestigioso vicino, ma anche gran parte del suo terroir.
Qui, il tempo è moderatamente piovoso con temperature calde in estate. I terreni condividono anche una somiglianza tra loro: una base di argilla e calcare di qualità.
A Lussac, le aree viticole sono costituite da un altopiano di ghiaia a ovest e da terreni argillosi più freschi che trattengono più acqua nel nord. La denominazione è come un teatro, con un’eccellente esposizione al sole del sud.
Ha un drenaggio naturale ideale e, come Saint-Emilion, offre vini con una componente dominante del Merlot (60% delle viti piantate), anche se Cabernet-Franc ha un buon 30%. I vini sono generalmente eleganti e ben strutturati, nello stile Saint-Emilion. Le famiglie costituiscono la maggioranza dei viticoltori.

Montagne St Emilion aoc

Il villaggio di Montagne si trova di fronte a Saint-Emilion e condivide un terroir simile, anche se i suoi vini sono meno noti.
Come St. Emilion, Montage-Saint-Emilion ha anche una storia ricca e turbolenta, come attestano i monumenti e altre vestigia romane.
Le invasioni barbariche che seguirono mise in attesa la viticoltura fino a quando non ritornò alla prosperità nel Medioevo.
Più recentemente, i viticoltori della Montagne hanno approfittato della vicinanza di Saint-Emilion per migliorare le loro vigne e la qualità dei loro vini.

L’AOC è diventata una stella nascente della regione. Il suo clima è quasi identico al vicino Saint-Emilion, separato dalla Montagne solo da un piccolo torrente, il Barbanne.

Il terroir è costituito da suoli calcarei e argillosi su uno strato spesso e compatto di calcare poroso, che, fornendo acqua alle viti durante il periodo di siccità estiva, svolge un ruolo nutrizionale essenziale.

I terreni più ghiaiosi e sabbiosi producono vini più leggeri, più delicati e meno tannici rispetto alle aree con calcare. Il blend della denominazione consiste generalmente in Merlot (60% delle viti piantate) e Cabernet Franc (30%). Il Cabernet Sauvignon, che è più difficile da coltivare a causa della sua maturazione tardiva, è riservato solo ai siti “più caldi” e meglio esposti.

Saint Georges Saint Emilion aoc

Fino al 1973, il comune di Saint-Georges era indipendente da Montagne, ma la sua fusione con il suo vicino è comprensibile, considerando che questo piccolo villaggio era circondato su tre lati da esso.
Situato molto vicino a Saint-Emilion, questo è il più piccolo AOC di Bordeaux, tuttavia, i 35 viticoltori di Saint-Georges si distinguono per i terreni distinti in tutta questa denominazione.

Il calcare argilloso ricopre uno strato poroso di calcare più puro, ideale per fornire alle viti nutrienti nei mesi estivi relativamente asciutti.

Naturalmente il Merlot è il re delle uve in questa denominazione. Rappresenta il 70% di tutte le viti piantate, seguito da Cabernet Franc col 20%. La dolce pendenza di questo terroir garantisce un drenaggio perfetto per queste varietà, che non soffrono mai di siccità.

I vini di Saint-Georges-Saint-Emilion sono giovani, fruttati (con note di frutti rossi o drupacee) dal carattere speziato. La loro capacità di invecchiare è nota agli intenditori.

Puisseguin St Emilion

Situato molto vicino a Saint-Emilion, questo AOC creato nel 1936 occupa la massima elevazione (89 m) nel Saint-Emilion. Mentre i suoi vini sono poco conosciuti, la sua esposizione verso sud e sud est fornisce le condizioni necessarie per maturare e produrre frutta concentrata.

Il componente principale dei suoi terreni è il mix di calcare argilloso comune alla regione. Ma qui copre rocce dalle quali le radici assorbono il nutrimento di cui hanno bisogno e sostengono le viti durante le estati calde e spesso secche. La miscela rimane fedele ai tradizionali vini Saint-Emilion con il Merlot dominante (il 60% delle viti piantate) a causa dei terreni argilloso-calcarei. Il Cabernet Franc, al 30%, continua ad essere il suo partner preferito.

St. Emilion AOC

L’espressione “la collina con mille castelli” in relazione al borgo medievale di Saint-Emilion (foto pagina antecedente) non è solo fantasia poetica: l’AOC rappresenta oltre 800 viticoltori, oltre ad essere un importante sito del patrimonio mondiale sia per il suo valore storico che per il suo importanza come terroir viticolo eccezionale.

È anche uno dei villaggi vinicoli più belli di Francia. Per varie ragioni, prima della rivoluzione francese (1789), la terra di St-Emilion era inizialmente divisa in migliaia di appezzamenti. Pertanto, l’attuale dimensione media delle proprietà non supera i 7 ettari – minuscole se confrontate con le vaste proprietà di Medoc che possono essere fino a cinque volte più grandi. Fortunatamente questa eredità storica si rivelò in seguito un vantaggio dovuto alla sorprendente diversità dei suoli locali. Mentre il distretto è spesso diviso in due tipi principali di terreno, è probabilmente più accurato suggerirne quattro o addirittura cinque.

Al centro vi è un altopiano calcareo, circondato da terreni gessosi con argilla e limo (chiamato anche “molasse”). Nel nord-ovest, uno strato sabbioso copre principalmente terreni argillosi. Infine, nella valle della Dordogna, a sud, i terreni più leggeri contengono pietre alluvionali e sabbia.

Il tempo è oceanico e temperato, a causa del vicino fiume Dordogna, che raffredda le estati e aiuta ad evitare le gelate primaverili. Gli autunni sono soleggiati, favorendo una perfetta maturazione delle uve.

A St. Emilion si trova molto poco il Cabernet-Sauvignon poiché matura troppo lentamente. Invece, Merlot (60% delle viti piantate) e Cabernet Franc (30%) raggiungono nuovi livelli di qualità. Dato il diverso terroir, non sorprende che i vini Saint-Emilion abbiano una varietà di profili, da quelli molto potenti e concentrati, come quelli coltivati ​​sull’altopiano calcareo, a quelli raffinati e delicati, come quelli dei terroir a sud.

In St. Emilion troviamo anche i cru più raffinati, capaci di creare vini in grado di maturare per decenni, prodotti insieme ad altri piacevoli ma meno strutturati.

Negli anni ’90 è apparsa una sorprendente nuova categoria di vini: i vini “garagiste”, la cui produzione minuta e le rese estremamente basse danno vini concentrati ed estratti altamente fruttati. Le due più famose tenute “garagiste” sono Valandraud e Mondotte. Gli Ch. di St. Emilion sono suddivisi in quattro livelli, in ordine ascendente: St. Emilion, St. Emilion Grand Cru Classe, St. Emilion Premier Grand Cru Classe (B) e St. Emilion Premier Grand Cru Classe (A). 

 St Emilion Grand Cru aoc

Mentre occupa lo stesso prestigioso territorio di Saint-Emilion, questa denominazione ha norme di produzione più restrittive: una resa massima di 40 hL / ha obbliga i viticoltori a limitare il carico della vite in modo che le uve producano bacche concentrate, ottenendo in tal modo la massima qualità vini a Bordeaux.

I produttori devono anche inviare i loro vini a una seconda degustazione formale dopo 12 mesi di invecchiamento.

I Saint-Emilion Grands Crus sviluppano note più concentrate di bacche rosse con una ricchezza aromatica sostenuta da una struttura potente e tannini setosi e finemente intrecciati. Piacevoli e carnosi da giovani, questi vini hanno un potenziale di invecchiamento che può spesso superare i 10 anni. Tuttavia, poiché il Saint-Emilion Grand Cru AOC si trova nella stessa zona di produzione di Saint-Emilion, i viticoltori possono scegliere di produrre secondo le regole l’uno o l’altro, a seconda del loro suolo, dell’esposizione al sole, dell’età di le viti o la concentrazione delle uve.

È importante notare che St Emilion è unico tra le denominazioni francesi in quanto ha un sistema di classificazione che viene aggiornato ogni dieci anni sulla base di degustazioni verticali piuttosto che dei prezzi di mercato.

Sebbene ciò non sia avvenuto nei tempi previsti, è stato rivisto quattro volte dalla sua creazione nel 1955 (1969, 1979, 1984 e 2006); con cambiamenti notevoli (a differenza della classificazione Medoc del 1855).

In teoria, la sua regolare rivalutazione obbliga i Crus Classes a intraprendere sforzi per mantenere e migliorare la loro qualità. Tuttavia, per quanto prestigiosa possa sembrare la classificazione Grand Cru, in realtà la sua designazione si basa su poco più di alcuni dettagli del raccolto – un massimo di 40 hl / ha anziché 45 hl / ha per il basilare St Emilion – e un titolo alcolometrico minimo dell’11%. Per il consumatore, la differenza più importante risiede in un’ulteriore classificazione in base alla quale le proprietà sono promosse allo stato più alto in St Emillion, vale a dire, St Emilion Premier Grand Cru Classe.

Le polemiche, come accennato prima, hanno rovinato la più recente riclassificazione del 2006, che è stata temporaneamente sospesa dopo che alcuni chateaux sono stati retrocessi e successivamente hanno portato il Syndicat in tribunale per la presunta parzialità dei suoi giudici. Tuttavia, nel novembre 2007, la sospensione è stata revocata e la nuova classificazione è valida. Solo due Chateaux, Ausone e Cheval Blanc sono inclusi nel massimo livello della classe A Premier Grand cru; al momento della stesura, ci sono 10 Ch. nella classe B di Premier Grand Cru. Le proprietà famose includono Ch Figeac e Ch Canon.

La classificazione del 2006

Premier Grand Cru Classe A 

(First Great Growths category A)

Chateau Ausone

Chateau Cheval Blanc

 

Premier Grand Cru Classe B

(First Great Growths category B)

Chateau Angelus

Chateau Beau-Sejour-Becot

Chateau Beausejour (Duffau-Lagarrosse)

Chateau Belair

Chateau Canon

Chateau Figeac

Chateau La Gaffeliere

Chateau Magdelaine

Chateau Pavie

Chateau Pavie-Macquin

Chateau Troplong Mondot

Chateau Trottevieille

Clos Fourtet

Grand Cru Classe

Chateau Balestard la Tonnelle

Chateau Bellefont-Belcier

Chateau Bellevue

Chateau Bergat

Chateau Berliquet

Chateau Cadet-Bon

Chateau Cadet-Piolat

Chateau Canon la Gaffeliere

Chateau Cap de Mourlin

Chateau Chauvin 

Chateau Corbin

Chateau Corbin-Michotte 

Chateau Dassault

Chateau Destieux

Chateau Faurie-de-Souchard

Chateau Fleur-Cardinale 

Chateau Fonplegade

Chateau Fonroque

Chateau Franc-Mayne

Chateau Grand Corbin

Chateau Grand Corbin Despanges

Chateau Grand Mayne

Chateau Grand Pontet

Chateau Guadet St-Julien

Chateau Haut Corbin

Chateau Haut Sarpe

Chateau L’Arrosae

Chateau La Clotte

Chateau La Couspaude

Chateau La Dominique

Chateau La Marzelle Chateau La Serre

Chateau La Tour-du-Pin-Figeac (Giraud-Balivier)

Chateau La Tour-du-Pin-Figeac (Moueix)

Chateau La Tour Figeac

Chateau Laniote

Chateau Larcis-Ducasse

Chateau Larmande

Chateau Laroque

Chateau Laroze 

Chateau Le Prieure

Chateau Les Grandes Murailles

Chateau Matras

Chateau Monbousquet

Chateau Moulin du Cadet

Chateau Pavie-Decesse

Chateau Petit-Faurie-de-Soutard

Chateau Ripeau

Chateau Saint-Georges Côte Pavie

Chateau Soutard

Chateau Terte-Daugay

Chateau Villemaurine

Chateau Yon-Figeac

Clos de l’Oratoire

Clos des Jacobins

Clos Saint-Martin

Couvent des Jacobins

Cotes de Bordeaux Francs aoc

Saint-Cibard, Tayac e Francs sono i tre villaggi attorno cui ruota questa denominazione. Si trovano a circa 13 chilometri a nord del fiume Dordogna e sono molto più vicini a Bergerac della stessa città di Bordeaux. Tuttavia, i vini prodotti qui (sia rossi che bianchi, secchi e dolci) sono in classico stile bordolese e sono prodotti con i classici vitigni.

I vini rossi di Cotes de Bordeaux, che costituiscono la maggior parte della produzione della denominazione, provengono prevalentemente da Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. I bianchi sono modellati da un altrettanto tradizionale mix di bordolese di Sauvignon Blanc, Semillon e Muscadelle. Le varietà meno apprezzate a livello mondiale, Colombard e Ugni Blanc, sono consentite anche nei vini bianchi di Cotes de Bordeaux. Tuttavia, con l’obiettivo internazionale di questa denominazione, queste rimarranno componenti di minoranza.

Il blend esatto di ogni vino dipende da diversi fattori: il mercato di destinazione e lo stile del vino, le varietà esistenti piantate nei vigneti e il loro preciso terroir. In generale, la topografia e il terreno attorno a Francs, con le sue pendici argillose leggermente calcaree, ben si adatta alla coltivazione del Merlot. Questo, combinato con Cabernet Franc, produce vini rossi elastici e ben strutturati.

La denominazione Cotes de Bordeaux è stata creata nel 2009 per riunire diverse AOC di Bordeaux con un unico stendardo – l’idea è quella di migliorare la commerciabilità dei vini in questione e semplificare la struttura complessiva della denominazione Bordelais. Individualmente, queste denominazioni facevano fatica a trovare sufficienti risorse di marketing per combattere la crescente popolarità dei vini in stile bordolese delle regioni vinicole emergenti, in particolare nel Nuovo Mondo.

Gli altri comuni della Côtes de Bordeaux appartengono, come abbiamo visto prima, alla zona dell’Entre-deux-Mers.

côtes de bordeaux castillón aoc

Tutti i vini di Cotes de Bordeaux Castillon sono rossi, costituiti prevalentemente da Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, con l’aggiunta consentita di Malbec, Petit Verdot e persino di Carmenere. Il Merlot è la varietà principale, producendo vini relativamente ben strutturati che sono accessibili in tenera età.


Blaye e Bourg

Stiamo per terminare il lungo viaggio attraverso tutte le denominazioni. Approdiamo ora in quella porzione di territorio che ha inizio, sulla sponda destra, proprio dove confluiscono il Garonna e il Dodogna, per dare origine all’estuario della Gironda: Blaye e Bourg.

La vite cresce in queste terre sin dall’epoca romana, e prima dell’exploit del Médoc le due cittadine erano un importantissimo punto di riferimento per il commercio.

blaye.

Blaye è una città storica situata sulla riva orientale dell’estuario della Gironda, a 32 km a nord della città di Bordeaux. I suoi vigneti producono vini rossi, bianchi e rosati sotto varie denominazioni di cui le più significative per i vini del distretto sono “Blaye” (esclusivamente per i vini rossi) e “Cotes de Bordeaux Blaye” (rosso e bianco); ricade sotto la denominazione regionale “Bordeaux” la produzione di rossi, bianchi e rosé. Esiste anche il poco usato titolo “Cotes de Blaye”, che è esclusivamente per vini bianchi.

Il paesaggio intorno a Blaye è visibilmente diverso – più alto e più scorrevole- da quello appena oltre la Gironda sulla piatta penisola del Mèdoc, e la zona di Blaye conferisce un elemento pittoresco al paesaggio di Bordeaux.

Sebbene Blaye produca vini da molto più tempo rispetto ai villaggi più prestigiosi di tutto l’estuario, è stata vittima molto tempo fa della dura ealtà commerciale, accennate poco fa.

Oggi, la presenza di una centrale nucleare a sole 10 miglia a nord della città di Blaye fa ben poco per migliorare la reputazione della zona.

I vini rossi prodotti nei dintorni di Blaye sono composti prevalentemente da Merlot e Cabernet Sauvignon – i pilastri del moderno vino di Bordeaux – spesso con un tocco di Cabernet Franc. Le leggi della AOC consentono anche l’uso di piccole quantità di Malbec, Petit Verdot e di Carmenere.

I vini bianchi del distretto di Blaye si basano sulle solite varietà bordolesi: il famoso Sauvignon Blanc e Sémillon, ma anche Colombard e Ugni Blanc.

Può sembrare strano che Blaye abbia avuto così tante AOC per i suoi vini poco variegati, ed è certamente fonte di confusione per molti.

Ci sono, tuttavia, sottili differenze tra tutti loro. I vini bianchi prodotti con il titolo Côtes de Blaye, ad esempio, sono prodotti secondo standard qualitativi più rigorosi; le leggi sulla denominazione Cotes de Blaye richiedono che i vini abbiano un livello alcolico finale più elevato (e siano stati raccolti con rese inferiori) rispetto agli altri vini bianchi del distretto, che teoricamente si traducono in vini di qualità superiore. I vitigni utilizzati creano anche una distinzione tra gli stili. Mentre il Sauvignon Blanc e il Semillon dominano i bianchi di Cotes de Bordeaux, i bianchi più rustici di Cotes de Blaye sono prodotti prevalentemente da Colombard e Ugni Blanc.

côte de bourg AOC

Côtes de Bourg produce principalmente vino rosso, ma anche una piccola quantità di bianco.

La denominazione riguarda i vini prodotti nella zona intorno alla città di Bourg, situata a 12 20 km)a nord-ovest della città di Bordeaux. Originariamente la Côtes de Bourg era destinata a far parte della nuova denominazione Côtes de Bordeaux creata nel 2009, ma per motivi burocratici la cosa non è andata avanti.

Ci sono 3.950 ettari di vigneti coltivati ​​a vitigni a bacca rossa, il 65 percento dei quali è Merlot. Ci sono solo 29ha di varietà bianche guidate da Sauvignon Blanc, Colombard e Semillon.

I tipi di terreno delle Côtes de Bourg sono una miscela di argilla, sabbia e ghiaia in proporzioni variabili; c’è da aspettarselo, data la posizione di Bourg vicino alla confluenza dei fiumi Dordogne e Garonne. L’uva Merlot domina qui i vigneti. Cresce nelle zone con suoli più freschi, umidi e ricchi di argilla, mentre il Cabernet Sauvignon fa meglio nella parte ghiaiosa e sabbiosa della Côtes de Bourg.

Come Blaye, appena a nord, Bourg produce vini di buona qualità, ma significativamente meno costosi rispetto ad altri vini di Bordeaux. Storicamente, la regione ha prodotto vini rossi più pesanti e robusti, mentre ora sono più accessibili, più morbidi e fruttati, grazie ai cambiamenti delle tecniche e delle filosofie enologiche atte a soddisfare i cambiamenti di gusto tra i consumatori.

Il Cabernet Sauvignon e il Cabernet Franc sono usati per aggiungere complessità e struttura, e talvolta il Malbec viene usato per il colore. I vini sono di uno stile bevente più giovane, ma invecchieranno abbastanza bene per cinque o dieci anni.

Bibliografia

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  2. The Oxford Companion to Wine di Jancis Robinson, ed. Oxford.
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  4. www.wine-searcher.com
  5. www.winefolly.com
  6. www.guildsomm.com
  7. https://www.nicks.com.au
  8. www.bordeaux.com
  9.  “Garage wines face troubled times” , Kakaviatos, Panos, Decanter (2005-07-01).
  10. WSET Diploma Study Guide, di WSET
  11. Enciclopedia del Vino, Boroli editore.
  12.  www.wikipedia.com

 

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