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Blind: Lo Chenin Blanc di Loira contro il Sudafrica

Scritto da Claudio Bonifazi

Il secondo appuntamento di degustazioni alla cieca è andato molto bene. Dopo il Pinot Nero messo a confronto tra Borgogna, Oregon e Otago questa volta è stato il turno dello Chenin Blanc, nelle sue espressioni di Loira e Sudafrica.

Questo vitigno ha un’incredibile dote ossia la capacità di mantenere vivida la sua acidità anche a rese elevate che, in climi aridi, possono raggiungere tranquillamente i 150 q.li per ettaro.

Le prime tracce storiche dello Chenin risalgono al 1496 con testimonianze che lo collocano in prossimità del pittoresco castello di Chenonceaux, (dove visse Caterina De’ Medici durante gli anni della reggenza) per poi essere spostato nel monastero di Mont-Chenin da cui trae il nome.

Le viti risentono delle condizioni del suolo e, a seconda di dove affondino le radici, stili e qualità cambiano notevolmente secondo linee generali riassunte qui sotto:

  • Sabbia: vini leggeri attrattivi in età giovane e che maturano rapidamente.
  • Argilla: vini più corposi, ricchi e favoriscono sviluppo della muffa nobile.
  • Calcare: vini eleganti, dalla falciante acidità.
  • Argilla + Calcarei: vini più rotondi che manifestano corpo e acidità.
  • Granito: vini magri e acidi (citrus-lime)
  • Arenaria: ananas, mela gialla, pera e note di melacotogna.

Anche le temperature influiscono non poco sulla produzione, lo Chenin di fatti germoglia in anticipo e matura tardivamente rispetto ad altri vitigni, creando difficoltà nei climi più freddi, dove la maturazione potrebbe tardare ad arrivare.

Proprio per la sua forte acidità inoltre in cantina è spesso ammorbidito con fermentazioni sia alcoliche che malolattiche in legno. L’uso della botte è trasversale nei due territori e se in Sudafrica note speziate tipiche del legno sono gradite, in Loira preferiscono attenuarle attraverso legno di nocciolo o acacia. Inoltre, a seconda dello stile che lo stesso produttore vuole improntare alla sue etichette, lo Chenin può essere imbottigliato il Marzo successivo alla vendemmia o dopo ben due anni di affinamento in legno; di conseguenza l’agrume, la frutta gialla e le note speziate, tipiche del vitigno, subiscono non poco l’influenza della lavorazione in cantina.

Il “parco vigne” Sudafricano doppia pesantemente quello Francese con 19.000 ettari contro i 9.000 della Francia. La Loira produce Chenin Blanc prevalentemente nell’ Anjou-Saumur anche se le zone di produzione sono Vouvray, Montlouis-sur-Loire, Savennières, Coteaux de l’Aubance, oltre a quelle in cui prevalgono i vini dolci: Coteaux du Layon, Bonnezeaux e Quarts du Chaume.

Nel Saumur il clima è un misto tra marittimo e continentale, confinando a sinistra con Nantes (dove fanno sentire la loro presenza le correnti oceaniche) e a destra con il Touraine, zona dal clima decisamente continentale.

In Sudafrica Stellenbosch gode di un clima mediterraneo più fresco rispetto al nostro per via delle influenze dell’Atlantico, mentre Robertson, racchiusa nella valle di Breed River, ha un clima caldo, rinfrescato solamente la sera dai venti provenienti da Sud-Est.

Questo fa si che, nonostante la poca distanza tra le due località, a Stellenbosch le piogge cadano in prima estate, mentre a Robertson sono necessarie spesso irrigazioni aggiuntive.

Di seguito sono riportate le descrizioni delle bottiglie con le relative note degustative, affibbiategli senza conoscerne l’identità; spero le troviate interessanti.

LE DEGUSTAZIONI

De Trafford Chenin Blanc 2014, Stellenbosch.

Le uve provengono da un appezzamento (Helderzicht) con vigne di 30 anni allevate ad alberello che crescono su suoli ghiaio-sabbiosi con resa 80 q.li/ha; un secondo appezzamento ha vigne vecchie di 8 anni con allevamento a spalliera cresciute su suoli rossi e con rese di 150 q.li/ha.

Pressatura soffice e 3 ore a contatto con le bucce, prima di pressarle ulteriormente in pressa. Aggiunta di solforosa con decantazione statica di 2 giorni.
100 % Fermentazione in legno sui lieviti. Maturazione di 7/8 mesi in tini di acciaio con i lieviti. Un 20% matura in botte nuova . No malolattica Non filtratazione.

Naso complesso e più verde degli altri, l’idea è quella di entrare in un orto-frutta dove le verdure prevalgono sui frutti; una conclusione olfattiva di mandorla e frutta secca trova poi seguito in bocca con una conclusione un po’ amara. Voto 3/5.

Graham Beck Bowed Head Chenin Blanc – 2014 Bowed Head, Robertson.

Bowed Head il nome della forma che prendono le vigne ad alberello quando queste vengono legate sulla parte alta. Lo Chenin Blanc è vendemmiato da vigne a bassa resa. Fermentazione e maturazione in botti francesi per circa 9 mesi.  Terreni calcarei.

Colore oro chiaro. Forte il timbro degli aromi secondari, qui la botte invaniglisce non poco l’olfatto; bell’impronta di frutta matura e fiori gialli. A differenza degli altri la componente alcolica è più distaccata, rimane comunque equilibrato e mostra un finale di media lunghezza. Voto 4/5.

Sterhuis Chenin Blanc Barrel Selection 2014, Stellenbosch

Il misterioso della serata. Probabilmente ha un 15% di Viogner che fa botte, mentre l’85% di Chenin dovrebbe essere passato solamente in acciaio. L’unica cosa certa è che le vigne sono vecchie di 33 anni. I vari tentativi di contattare il produttore per capire quale degli expertise trovati in rete avesse ragione sono stati vani.

Verdolino con attacco olfattivo di pirazine. Mi lascia ipotizzare un clima freddo, poi compare un tocco di caldo e tropicale incredibilmente simile ad un Sauvignon di Sancerre. Lascia trasparire la sua semplicità per la sfilza di valori medi: media intensità; medio corpo, medio tutto; nonostante tutto, molto piacevole. Voto 3/5.

La Roche 2015 – Jean C. Garnier, Loira

Vigne vecchie di 60 anni che crescono su scisti carboniferi, nella zona de La Roche, condotti nel rigoroso rispetto della natura; biologico certificato. Vinificazione: lieviti naturali; 1 anno in botte, senza filtrazione. Zero zolfo aggiunto.

Colore olio d’oliva, scuro intenso. Lascia presagire lieve marsalizzazione e in effetti è così: liquorosino, sembra un sidro di mele e ancora torta di mele e mele cotogne; e se non s’e capito, mele. Il sapore è molto forte, deciso, da bevanda indipendente. Insomma un bel sidro. Forse l’assenza d’intervento in cantina ha portato a questo. Che sia La Roche? 2/5

Savennières Arena 2014 – Domaine René Mosse

Vigne del 2002 su suolo sabbioso. Trattamenti con preparati biodinamici per rafforzare le possibili difese immunitarie delle piante. Gli impianti sono a guyot doppio per i vitigni su un appezzamento di 0,48 ettari. Fermentazione Alcolica e poi malolattica in legno.

Tocco sapido-olivastro tanto al naso quanto in bocca; ancora frutta gialla matura e pesca sciroppata. Cremoso in bocca, equilibrato con la spinta sapido salmastra evidente anche al palato. Coerente dal principio alla fine. Voto 4/5

Saumur Blanc “CLOS DE L’ÉCOTARD” 2013 – CLOS DE L’ÉCOTARD

“Clos de l’Écotard” proviene da una vigna di un ettaro poggiata su un suolo argillo-calcareo, nel comune di Courchamps.
La vinificazione avviene in fusti di legno da 225 e da 400 litri, per un terzo nuove e per due terzi di secondo passaggio. Affinamento avviene sulle fecce fini per 12 mesi in botti da 1200 litri.

Che strano, al naso mi ha ricordato subito l’odore del latte caldo con miele. Poi ancora note piacevoli di glicine e fiori dolci. Bella spinta acida, intenso, di medio corpo e dal finale non eccessivamente lungo. Davvero buono. Voto 4/5

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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