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I vini di Madonna del Latte

Scritto da Claudio Bonifazi

L’antico podere Madonna del Latte si trova in zona collinare tra Orvieto e il lago di Bolsena, una piccola azienda vitivinicola a conduzione familiare, fondata nel 2000 da Manuela Zardo e Hellmuth Zwecker, giornalisti enogastronomici che, dopo tanto viaggiare, hanno trovato in Umbria, nel paesaggio intatto dell’antica Tuscia, il luogo ideale per realizzare il progetto di un loro vino.
Il nome mantiene l’origine catastale del luogo dove sembrerebbe che in passato fosse custodito un dipinto raffigurante una madonna lactans, rendendo così quel territorio meta di pellegrinaggio per tutte le donne che avevano difficoltà nell’avere figli.
In cantina c’è il figlio Leon, diplomato in enologia in Austria, seguito da Paolo Peira, enologo romano, a dare forma a quei vitigni di stampo internazionale che i due coniugi decisero di piantare tra le colline umbre. “Dopo anni spesi a girovagare e a parlare di enogastronomia – racconta Manuela Zardo – decidemmo di darci alla produzione di vino che rispondesse più ai nostri desideri che ad un’impronta territoriale”.

Per questo motivo il Cabernet Franc e il Viogner sono i due vitigni che la stessa produttrice vede come i suoi preferiti, mentre per il rispetto del territorio, uve come il Procanico, il Verdello, il Drupeggio e il Grechetto, tra l’altro vigne tutte vecchie di trent’anni, danno origine all’Orvieto DOC.

Una produzione che non vede l’uso di sostanze chimiche o diserbanti in vigna scelta dovuta sia per onestà sia perché la tenuta si trova all’interno di una zona protetta.

La cantina d’invecchiamento è scavata in un cunicolo di tufo che ricorda le tombe etrusche.
La temperatura e il grado di umidità sono ideali per ospitare tonneaux e barrique in rovere francese, dove il vino può maturare in condizioni privilegiate.
A questa parte antica, che la mano dell’uomo e il tempo hanno creato da soli, è stata affiancata nel 2007 una moderna cantina di vinificazione.

Ieri, grazie all’organizzazione di GnamGlam, di Ilaria Donatio e Vittorio Ferla, ho avuto il piacere di condurre la degustazione dei vini abbinata ad un menù studiato appositamente, presso il Casale del Ristoro di Tor Fiscale.

La serata ha avuto inizio con lo spumante Rosario 2015, metodo Charmat, blend di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, abbinato ad un flan di zucca con amaretto.

La prima cosa che colpisce nel calice, dopo il colore Cerasuolo tenue, è il perlage fine e persistente che mantiene eleganza durante tutta la degustazione. Il naso è piuttosto lineare, orientato su agrumi, melograno e fiori di pesco. Spuma carezzevole, con il palato che manifesta buon nerbo acido contornato da sensazioni di pompelmo; finale moderatamente lungo. 85/100

Seconda bottiglia in degustazione è stata l’Orvieto DOC 2015; come detto precedentemente quattro vitigni autoctoni producono questo vino: Procanico, il Verdello, il Drupeggio e il Grechetto, che provengono da una vigna vecchia di oltre 30 anni. Abbinamento: Lasagnette in salsa di limone.

Colore tenue, paglierino verdolino. Naso di buona intensità, nettamente agrumato con chiusura di frutta a polpa bianca. Un buon esemplare di Orvieto: sapidità e freschezza che vengono smussate dai ritorni fruttati e di pompelmo; finale moderatamente lungo. 84/100 

Il Viogner 2015, nella versione tappo a vite è stata la terza etichetta, abbinata a bocconcini di pollo con maionese al curry.

Calice paglierino. Il naso è più che ampio; note floreali di rosa e fiori di pesco sono susseguiti in ordine da pompelmo rosa e albicocca con sfumature salmastro-iodate sul finire. Il palato rispetta quanto anticipato dal naso; vivace freschezza contornata da ritorni fruttati rendono questo Viognier un prodotto molto interessante. 85/100

E’ il momento dei rossi; apre le danze il Castelletto di Sucàno 2013. Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon in egual misura.

Il colore è rubino impenetrabile. Naso intenso, concentrato su frutta matura come more, prugna e amarena. Il palato mostra una struttura più debole del naso, dove le componenti fruttate predominano durante tutto il sorso. Finale di media durata. 82/100

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La cena si conclude con un Grande (si con la G maiuscola) vino: Sucàno 2010. Qui il Cabernet Franc in purezza, “sporcato” da una minima percentuale di Cabernet Sauvignon passa due anni tra barrique e botti grandi per poi affinare due anni in vetro. Abbinamento: Tortino al cioccolato e salvia con crema di pere.

Colore rubino carico. Il naso è ampio e parte al contrario: note terziarie di smalto cedono lentamente il passo ad alloro e salvia; spezie dolci come cannella e chiodo di garofano tendono la mano a sensazioni mature di ciliegia. Il palato è altrettanto elegante; il vino non eccede in struttura, ma passeggia in punta di piedi e a lungo sulla lingua. I tannini sono perfetti, buona la freschezza; sul finale quel tocco verde di Franc che a me è sempre piaciuto tanto. 88/100

Tutte le foto sono state scattate da Ilaria Donatio di GnamGlam; per seguire i loro prossimi eventi e la loro rivista on line vi invito a visitare la loro pagina web.

 

 

 


Azienda Vitivinicola Madonna del Latte
Località Sugano, 11 – Orvieto (TR) 05018
info@madonnadellatte.it

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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