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Sei idee di Champagne

Scritto da Claudio Bonifazi

Martedì 31 Maggio presso il Ristorante la Regola, WineMining di Luca Missori ha organizzato una degustazione di 7 Champagne, volta a mostrare sei idee di vino che la nota AOC produce seguendo, secondo necessità, le logiche del mercato, del terroir e degli stessi Vignerons; tutto sotto la guida di Alfonso Isinelli, redattore della famosa guida “Le migliori 99 Maison di Champagne”

La prima categoria ad essere rappresentata è la “maison dei grandi numeri“, ovvero quei produttori che diffondono così largamente il loro Champagne, tanto da renderlo reperibile anche nei supermercati e spesso “negli autogrill”. Questa tipologia è sinonimo di festa per la gran parte delle persone che vuole accedere al concetto stesso di Champagne senza dover sborsare cifre improponibili. Quale miglior rappresentante se non Cuvée Saint Petersburg di Veuve Clicquot poteva essere ambasciatore di cotanto pensiero?

Il vino in effetti ha tutte le caratteristiche per essere facilmente apprezzato; il naso è un codice binario che vede nello zero l’agrume e nell’uno la crosta di pane. Una corpulenta ma non eccessiva acidità rinfresca per bene il palato lasciando un lieve retrogusto amarognolo. La giusta persistenza, leggermente dissociata dall’alcol chiude la scena. 43€

A confronto per parità di prezzo, anche se con una tiratura decisamente più limitata, entra in scena il Brut Premier di Louis Roederer primo di due rappresentati per la categoria ‘Maison‘: l’ avere un’impronta gustativa di marchio costante nel tempo.

Il colore non eccessivamente carico introduce un naso grigio risultante di talco, gesso e mineralità. Il sorso è un treno in transito che punta dritto alla destinazione finale, rendendo l’esperienza abbastanza veloce; ma quanto offre è un’ondata di vento; simile a quella che i treni portano dietro di loro quando non curanti passano per le stazioni senza fermarsi. Il filo metallico è coerente anche al palato e lascia con un finale sinuosamente ferroso. Si è proprio un ferroviere. 44€

Segue dunque Bruno Paillard con Assemblage, Brut declinato nel millesimo 2004.

Il calice mostra un perlage decisamente più fine, che troverà poi conferma al palato con la sua carezzevole e piccante sostanza. Il naso offre un’ottima esperienza che passeggia tra le sensazioni fresche di pompelmo e le delicatezze che solo la mimosa e il talco sanno offrire. Una struttura lineare, coerente e bilanciata chiudono con nota fumè e di pompelmo. 69€

Unico scelto a rappresentanza dei Nègociant Manipulant che cercano di avere l’impronta ‘Maisonista’ è Bouquin-Dupont con il Blanc de Blanc Brut.

Il colore che più si addice a questo esemplare è il bianco; mettendo il naso nel calice sembra di annusare una vaschetta di gelato al limone che tutti sappiamo essere per l’appunto bianca e mai gialla; i fiori bianchi, la sensazione alcolica che la Fiesta lascia in bocca e una sottile affumicatura, aprono ad un palato che si esprime con una media intensità. 45€

Gioca da solista Jacques Selosse con il Gran Cru Blanc de Blanc Initial. L’uso del legno e del metodo Solera si riversa completamente nelle percezioni ossidate che portano il naso su un bouquet evidente di caramella d’orzo, caffè, resina, frutta secca e Alpenliebe. La bocca decisamente amaricante ha un corpo pieno, strutturato ed infinito; il colore di rappresentanza per questo vino è l’Ambra e rimane uno dei miei preferiti nonostante il genere fortemente atipico. 130€

Josè Ardinat con Carte d’Or e Pierre Gerbais con L’originale mettono in gioco due vitigni in purezza che esprimono una Champagne differente e “terroirista”, che non dipenda solamente dallo Chardonnay e dal Pinot Nero.

Ardinat con il suo Pinot Meunier offre un calice dorato con chiari rimandi gessosi, incorniciati da fiori bianchi, tocchi di lavanda e fiori di tiglio; versione più delicata di un’altra bottiglia che ebbi modo di bere non molto fa, dove frutta secca e albicocca conferivano un impronta più decisa. Anche qui una bocca diretta, fresca, sapida, elegante e dal finale lungo convince chiunque. 45€

Spetta a Pierre Gerbais concludere la serata; la Cuvée Imperial, 100% Pinot Blanc porta in grembo il vitigno una volta tipico dell’Aube. Note balsamico-mentolate, rincorse da timo, noccioline, fiori bianchi e caffè accompagnano un palato più vivace del naso; la buona freschezza e l’elegante spuma inducono nuovamente a colmare il vuoto che si crea non appena si manda giù. Un calice che esprime in tutto il vitigno he ha dentro di se. 79€

 

 

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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