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Il rumore dell’origine

Scritto da Claudio Bonifazi

Il rumore dell’origine

Il rumore è il segnale di disturbo rispetto a un’informazione trasmessa in un sistema; più chiaramente, s’intende rumore, qualunque elemento interferisca una comunicazione, alterandone la percezione e modificando la ricezione del messaggio stesso.

Un’interferenza che s’instaura tra ciò che ascoltiamo e ciò che dovremmo intendere, modificando sensazioni, percezioni e spesso idee.

Anche nel vino esiste un rumore, che sovente interrompe la comunicazione tra calice e degustatore o che, se presente sin dall’inizio, altera la trasmissione tra i due: la denominazione.

Sebbene le DOC e DOCG siano nate con l’intento di costruire un giudizio positivo, spesso sono origine di preclusione, conducendo la mente di esperti e appassionati altrove rispetto a dove si sarebbero trovate le loro conclusioni qualora prive del concetto di essenza Aristotelico “ciò per cui una certa cosa è quello che è, e non un’altra cosa.”

Certamente vita facile avrà quel vino che si trova sotto la custodia di una denominazione quale Barolo o Valpolicella, meno chi invece è figlio di un Grignolino, di una Schiava, di un Frascati o di un Orvieto.

L’idea sostanziale è che le denominazioni sono come un podio, definito rumore che altera il giudizio finale.

Tesi:

La qualità percepita di un vino è data dalla somma della sua qualità effettiva e il rumore della denominazione cui esso appartiene.

Dimostrazione:

Ho chiesto a 10 amici di mettere in ordine di qualità le tre seguenti denominazioni: Frascati, Barolo e Grignolino d’Asti. La graduatoria finale è così risultata.

  • Barolo
  • Grignolino
  • Frascati

Tale graduatoria è nata senza che nessuno di loro contestasse la domanda asserendo che il vino da degustare avrebbe fatto la differenza.

La stessa questione è stata posta in modo poco professionale, mischiare due denominazioni legate a uve rosse con una famosa per i bianchi, li ha probabilmente messi in condizioni di scegliere secondo preferenza personale.

L’intento del mio gioco era di capire, senza elementi tangibili, il lavoro stereotipizzante delle menti.

Conclusioni

Gli stereotipi hanno origine da un processo di categorizzazione sociale.

Uno stereotipo sociale consiste nell’attribuire alcuni tratti in comune a tutti gli individui che sono membri di un gruppo e anche nell’attribuire a questi stessi membri alcune differenze rispetto a quelli di altri gruppi.

Gli stereotipi introducono la semplicità e l’ordine, là dove sono presenti una complessità e una variazione pressoché casuali.

Gli individui membri di un gruppo sociale cui viene attribuito uno stereotipo saranno giudicati simili tra loro solo rispetto ad alcuni attributi e precisamente rispetto a quelli che si ritiene costituiscano parte dello stereotipo culturalmente accettato relativo al gruppo.

Ci aiutano a far fronte alle situazioni introducendo una semplificazione della realtà sociale.

Permettono di preservare le differenziazioni tra il proprio gruppo e gruppi esterni. Lo stesso purtroppo accade nel mondo del vino.

Frascat

 

 

 

 

 

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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