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Sulle rotte del Madeira: un viaggio attraverso 8 etichette.

Scritto da Claudio Bonifazi

Il Madeira è un vino come nessun altro. Si tratta di un vino estremo. Il calore e l’aria, nemici giurati della maggior parte dei vini e dei suoi produttori, cospirano per trasformare il Madeira in uno dei vini più resilienti e coinvolgenti del mondo. Le bottiglie del XIX e anche del XVIII conservano ancora un eterea lucentezza giovanile, anche dopo aver trascorso ciò che è, in termini di geologici, un ‘eone’ in botte e bottiglia. Dopo aver attraversato quest’estremo e lungo processo di invecchiamento, il Madeira diventa praticamente indistruttibile. Una volta che il tappo viene rimosso, non avviene nessun danno, anche se la bottiglia anche se la bottiglia dovesse rimanere aperta per mesi o anni. Se mai ci fosse un vino da portare via con te su un’isola deserta, è proprio questo“.

Inizio questo post quotando uno dei maggiori esperti di Madeira Richard Mayson, dopo aver partecipato ad una degustazione di Madeira organizzata da Winemining presso il ristorante La Regola di Roma, condotto da Emanuele Giannone con l’aiuto di Luca Missori.

Il ‘vino del ritorno’ così veniva definito dai naviganti Portoghesi che fronteggiavano l’Oceano Atlantico; era il liquido d’oro che si caricava sui vascelli tornando dalle Americhe o dall’Asia, sulle orme del percorso di Vasco de Gama, per portarlo in Inghilterra, Spagna e Portogallo. Era il vino che rappresentava il viaggio, la vittoria e l’internazionalità. Negli Stati Uniti fu utilizzato da Jefferson per brindare la firma della Carta d’Indipendenza, fu regalato a Napoleone Bonaparte in segno di amicizia dal governatore inglese dell’arcipelago; e infine era l’unico vino che potesse essere portato negli Stati Uniti senza passare per un porto britannico.

I quattro stili principali di Madeira prendono il nome dalle varietà di uve impiegate nella vinificazione, e partendo dallo stile più secco per arrivare al più dolce, in ordine sono:

Sercial – Vino decisamente secco, con un residuo zuccherino di max 1,5 sulla scala di Baumé.
Verdelho – la sua fermentazione viene bloccata leggermente in anticipo rispetto al Sercial, quando gli zuccheri oscillano tra gli 1,5-2,5 gradi Baumé.
Bual – (chiamato anche Boal) – La fermentazione viene bloccata quando i gradi Baumé sono compresi tra i valori di 2,5 – 3,5.
Malvasia – (o Malmsey) – I gradi Baumé possono arrivare fino a 6.5 punti.

La Degustazione

H.M Borges, Madeira Seco – (Tinta Negra)
Spettava a questa etichetta dover rappresentare un Madeira di qualità non eccelsa, col fine didattico di avere, all’interno della stessa degustazione, un’ampia scala stilistico-qualitativa. Ma come quei bambini che vengono lasciati dal Mister in panchina perché reputati ‘inferiori’ riescono a tirare fuori una grinta che sembri dire “adesso vi faccio vedere io”, così questa vino mostra in realtà un carattere uno stile davvero soddisfacente per essere un vino ‘base’.

Ambrato chiaro ha un naso moderatamente intenso e completamente sviluppato; gli aromi sono il manifesto dell’ossidazione convergendo su frutta secca, note di caffè, caramello e fichi. Il palato gioca le sue forze su una buona acidità, i ritorni ammandorlati e determinante lunghezza.

Barbeito, Rainwater, 5 anni Reserva, meio seco – (Tinta Negra e Verdelho).
Questo stile è raramente prodotto oggi e usato prevalentemente come aperitivo. Varie teorie cercano di scoprire perché questo Madeira abbia preso il nome di “acqua piovana” e tra le varie tesi due sono le più accreditate; la più comune decreta che derivi dai vigneti sui pendii ripidi, dove l’irrigazione era difficile, e le viti dipendevano dalle piogge per sopravvivere; altra teoria vuole che una spedizione destinata alle colonie americane fosse stata accidentalmente diluita con dell’acqua piovana mentre si sostava sulle banchine a Savannah, in Georgia. I commercianti, pur di non perdere il vino, hanno cercato di farlo passare come un “nuovo stile” di Madeira che sembrò avere un ottimo successo.

Il naso, mediamente inteso, differisce in toto rispetto al primo; qui si ha una sensazione di legno che fa da comune minimo denominatore a note amare di cedro e pietre. Anche il palato mostra un lato ‘ostile’ quasi dal sapore medicinale e nonostante dalla descrizione possa sembrare poco bevibile, in realtà non è ostativo al piacere.

Barbeito, Madeira Sercial, reserva velha 10 anni.
L’invecchiamento di questo vino avviene con il sistema “Canteiro”, usato per i vini di migliore fattura; le botti di rovere francese vengono deliberatamente esposte al sole e ai venti caldi provenienti da sud, scaldandone delicatamente e lentamente il contenuto.

Colore ambrato leggermente scuro, con naso netto che verte su sedano e finocchio. La bocca, anche qui piuttosto amara è un misto di marzapane e mandorle. Buona acidità seguita da persistenza.

Justino, Verdelho, Reserva Velha, 10 anni.
E’ forse il calice più universale, dove hanno inizio le caratteristiche affabili che possono piacere a chi non conosce il Madeira, e forse accontentare i palati fini per quello scheletro ancora vegetale misto a dolcezza.

Il colore questa volta è decisamente un cupo ‘brown pale’. Il naso è fermo nel limbo tra le note di torrefazione e sensazioni salmastre: frutta secca, uvetta e caprifoglio; la bocca sembra essere più dolce del previsto, probabilmente l‘acidità non riesce a controbilanciare alla perfezione la componente zuccherina. Finale lungo. 

Blandy Bual Colheita 2002
Poche parole per questo Madeira coerente in tutti si suoi aspetti.

Colore scuro, naso di caffè, caramello, mou e toffee segue dritto in bocca; elementi simili che danzano all’unisono nel palato e nei ritorni retro-olfattivi; un finale leggermente amaricante smorza quella dolcezza altresì scontata; nonostante la potenza finisce leggermente prima rispetto agli altri.
Barbeito Malvasia Reserva 5 anni
Torna Barbeito, produttore che vede rappresentarsi in ben 3 bottiglie su 8.

Naso di genziana e radici, cui segue una bocca altrettanto ammandorlata. La persistenza, l’alcol e la lunghezza battono in contemporanea il tempo del mediamente potente.

 
Henriques and Henriques Single Harvest 1997 – Jardim Fernandes – Faja dos Padres Malvasia Colheita 2001.

Di questi due vini parlo assieme per il conflitto mentale che mi han fatto vivere durante la degustazione; quell’emozione che si prova nel toccarsi il dente che duole con la lingua, stando li in silenzio a capire se tale sensazione sia realtà dolore o piacere. Bottiglie, simili per caratteristiche olfattive e gustative, con l’evidente differenza che la seconda merita ancora di crescere per qualche anno.

Gli aromi sono salmastri, iodati. Mangiare olive sul lungo mare, ventoso, al tramonto potrebbe essere un’idea di cosa si possa provare nel bere questi vini. Virate altrettanto amare dettano legge in bocca, e fanno gruppo con alcol e persistenza. Proprio l’amaro deciso e nitido spinge a berne ancora, forse per smorzare il sorso precedente, che a bocca vuota continuava a presentarsi. Nonostante questo poco mio convincimento, l’ultimo vino alla fine è quello che mi è piaciuto di più.

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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