Wine News

Ce la facciamo a far conoscere agli inglesi un buon Pinot Grigio Italiano?

Scritto da Claudio Bonifazi

Rientro ieri da Londra, dopo aver partecipato ad alcune lezioni del Diploma della WSET, la più famosa istituzione in termini di insegnamento sul vino a livello mondiale (dopo il MWI). Il loro sistema di degustazione, a differenza del nostro, è meno poetico e più pragmatico, con alcuni concetti che devono essere appresi così come sono in quanto esplicativi.

Durante il tutorial del loro Systematic Approach to Tasting (SAT), in una classe formata da ragazzi provenienti da tutto il mondo, ci siamo imbattuti in ben tre diversi Pinot Grigio del nostro paese, messi lì con l’intenzione di rappresentare un vino con poche doti aromatiche, piatto e privo di struttura.

Leggendo libri di testo quali l’Oxford Wine Companion, Oz Clarke e la stessa guida del corso, il Pinot Grigio è di fatto così descritto:

“Pinot Grigio raggiunge complessità, ricchezza e corpo in Alsazia, mentre in Italia lo stile è leggero e neutrale”.

Avendo degustato i tre Pinot Italiani in tre distinte fasi all’inizio la cosa non mi aveva turbato più di tanto; col primo campione probabilmente volevano semplicemente comprovare la loro idea di Pinot Grigio; quando però anche al secondo e – successivamente – terzo campione, il Pinot è stato servito per rappresentare nuovamente la “piattitudine” enologica, il pensiero che si andasse a creare un pregiudizio invalicabile nei nostri confronti ha fatto capolino.

E allora non ci sto, magari a Londra porterò per le prossime lezioni di Novembre tre Grandi Pinot Grigio, così da far cambiare idea a chi, magari, si trova a consumare al di là della manica vini di distruzione di massa, associandoli poi alla totale produzione nostrana.

Ma dopo aver letto questo articolo del New York Times la vedo dura; qualcuno ci ha già provato e con scarsi risultati. Allora ce la si fa a cambiare le sorti del nostro Pinot che, nonostante tutto, ha ampio risconto nei consumatori “meno letterati”?

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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