Wine News

Il miglior prosecco è quello Campano!

Imbarazzo e perplessità
Scritto da Claudio Bonifazi

“Il miglio prosecco che abbia mai bevuto è campano” – cit. un amico mio.

Potrebbe essere inserita nelle frasi del tipo “che avrà voluto dire” eppure quando mi sono trovato davanti a questa affermazione sono rimasto muto con una sorta di imbarazzo e perplessità.

Eh si! perché aver fatto il corso da Sommelier o scrivere di vino non mi autorizza mica a sfracassare i maroni al prossimo con puntualizzazioni saccenti e spesso scolastiche ogni volta che qualcuno esterna i suoi piaceri enologici perché rischierei di essere isolato dal mondo.

Ma tornando sulla via di casa ecco che trovo la mia  Damasco e il senso di colpa per aver taciuto ha cominciato ad assalirmi. No, non ho telefonato a quel mio amico cercando di spiegare il disciplinare e i confini geografici del Prosecco, piuttosto ho capito che devo trovare, per quanto mi riguarda, un modo con cui lanciare piccole pillole di enologia a chi ne è parecchio a digiuno, specie se questo si auto definisce appassionato di vino.

Ci proverò, mi metterò in cerca di quel modus comunicandi con cui non risultare antipatico e certosino.

Ma in tutto questo, come direbbe Luca Giurato, “c’è qualquadra che non cosa”.

Come è possibile che un paese come il nostro pecchi di una cultura di base su un prodotto di punta nazionale. Se mi dicono che il Barolo è toscano o che il Chianti è un ottimo vitigno vuol dire che il nostro sistema di comunicazione ha proprio fallito.

GiuratoIl vino è difficile da comunicare, si parla di territori, di nomi di paesini che nessuno conosce.

Non si può racchiudere un’entità gusto-olfattiva all’interno di un territorio comunale. Gusto e confini non sono affini. E spesso rimpiango le etichette Alsaziane, dove cristallino è descritto ciò che si beve.

Non c’è bisogno che me lo diciate, so a cosa si deve l’etichettatura, ma sono altrettanto convinto che questo sistemi allontani non poco il consumatore.

Acquistare il vino, per chi non ne sa nulla è come dover pescare un gratta e vinci e sperare di averci preso.

Ed ecco che si crea un abisso immane.

O speriamo che l’italiano abbia un ictus per cui scelga di spendere 1800 euro per un corso sul vino con l’unico fine di scoprire cosa prendere fra gli scaffali del supermercato o noi dobbiamo sforzarci a fare da Caronte verso questo mondo.

Lo sappiamo tutti che una volta conosciuto il vino “you never go back” e che dopo è tutta una discesa, ma fare questo passo in avanti spesso è più difficile di un coming out.

Gli eventi con  i banchi di assaggio hanno per lo più le stesse persone e gli stessi volti. Non dobbiamo aver paura di aprire le porte.

Chiediamoci allora se alle manifestazioni in cui qualche giovane bevicchia un po’ troppo ci sia da scandalizzarsi o ringraziare, perché forse, in versione crisalide potremmo avere un futuro cliente o meglio appassionato, che per ora del vino vede solo l’aspetto Dionisiaco ed in futuro potrebbe essere aperto a vederne anche quello più serio.

Si lo so produttori, non buttereste mai sangue e sudore in vigna far assaggiare i vostri vini a dei ventenni che forse cercano più divertimento che altro. Ma cominciare a pensare giovane è fondamentale. Perché se non coltiviamo ora le nostre piccole barbatelle avremo poche opportunità in futuro di avere consumatori coscienti. E se la parola d’ordine d’oggi è #cool forse dovremmo rendere in parte le nostre bottiglie altrettanto attraenti.

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Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

3 Comments

  • OSSERVAZIONI : attenzione che molto spesso gli ICTATI non rimbambiscono o muoiono subito, ci sono anche i miracolati che restano a rompere i cabazzizzi (cit.) sul vino e al prossimo

  • Anche io sono sommelier e , come giustamente dici, non e’ giusto salire in cattedra, per diversi motivi fra cui quello di ascoltare gli altrui pareri! Di saccenti ce ne sono molti (anche nel nostro campo!) di intenditori meno…Comunque ho scoperto ottimi vini da chi e’ un semplice appassionato del “berebene” e recensioni fantastiche da chi non ha preparazione specifiche. Detto questo e’ un piacere leggerti proprio perche’ sei coinvolgente e semplice nei tuoi post: complimenti! 65Luna

    • Ti ringrazio Luna, apprezzo molto le tue parole. Il mio parere è che il vino è una bevanda in primis. Le troppe bucoliche descrizioni, più che valorizzarlo lo penalizzano. Per questo la semplicità è e rimarrà un filo conduttore del mio Blog. Per parlare diversamente ci sono altri ambienti, dove si ama “disquisire” diversamente. Sono contento che continui a seguirmi. Buon anno!

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