Wine News

Il consumo del vino in Italia, un’analisi dettagliata.

Scritto da Claudio Bonifazi

Se voi chiedete ad un connazionale quale sia il paese che produce il vino più buono al mondo con oltre il 90% delle possibilità risponderà orgogliosamente “l’Italia”, ma se si impugnano le statistiche emerge che tale orgoglio è solo di bandiera e non seguito da un effettivo consumo di vino. 
Nell’ultimo decennio il nostro Paese sta mostrando un calo costante del consumo pro-capite di vino. Circa 25 anni fa si bevevano 37.000.000 di ettolitri che sono scesi ad oggi a 26.000.0000, con un’ulteriore inflessione del 25% dal 2000. Un trend rettilineo verso il basso probabilmente dovuto all’azione sinergica di più fattori.

Fonte: “Microeconomia”, Robert H. Frank

Fonte: “Microeconomia”, Robert H. Frank

Bisogna considerare che ogni prodotto si colloca tra domanda e offerta seguendo una linea che mette in relazione il prezzo e la quantità, dove questa aumenta al diminuire del prezzo e viceversa.
Non si possono trascurare però, nell’ambito di questa funzione, la condizione economica del paese e lo status symbol che il prodotto rappresenti per il consumatore.

Da questo contorno generico si devono impugnare tabelle e dati per iniziare una valutazione oggettiva di quanto sta accadendo oggi nel nostro sistema e concludere se il consumo di vino rappresenti un problema da arginare al più presto o semplicemente sia la conseguenza di una ricollocazione del prodotto all’interno del mercato. 

Mettere in relazione quanto avveniva nei primi anni del dopo guerra con la situazione socio-economica attuale non aiuta più di molto. Il vino era un alimento a tutti gli effetti, prodotto per il sostentamento dell’uomo e accompagnarlo ad ogni pasto.

Con la reintroduzione di tecnologie e benessere, uno spostamento dell’offerta lavoro dal settore primario al secondario ed infine al terziario ha decentrato il concetto di vino, collocandolo lentamente in un posizione di “nicchia” e creando una forte frattura al suo interno.
Gli anni 60/80 sono gli anni in cui si comincia a valorizzare il vino italiano introducendo le “denominazioni di origine” e una ricerca “enologica” più accurata, cercando di emulare i cugini di oltralpe nella produzione vitivinicola.
Lentamente si vanno formando le tue tipologie di consumatori cioè chi assiduamente prende vino a prezzo basso per continuare ad usarlo come alimento e chi invece inizia a “ricercarlo”. Due mondi che non si sono mossi, purtroppo, verso lo stesso orizzonte, in quanto per i primi consumatori si è continuato a dare vino di scarsa qualità (sotto l’egida della GDO) mentre gli altri si sono discostati in un settore “chiuso” in cui la comunicazione forse agli inizi non sia stata del tutto convincente tanto da indirizzare le masse (a mio avviso si pecca tuttora).

Torniamo ora ad analizzare però la situazione odierna. Almeno il 56%della popolazione italiana ha bevuto vino nell’ultimo anno, il più delle volte come accompagnamento di pasti e non come attività sociale (aperitivi, degustazioni). Dati conformi alla situazione in cui si trovano Francia e Spagna, con noi i maggiori produttori di vino. L’arresto del consumo sembra infatti essersi concentrato sulle “tre sorelle” produttrici, mentre rimane stabile e tal volta in aumento nei paesi importatori di vino (tabelle 2 e 3). 

Tabella 1: Consumo pro capite (www.inumeridelvino.it)

Tabella 1: Consumo pro capite (www.inumeridelvino.it)

Tabella 2: Consumo in Francia, Spagna, Italia (www.inumeridelvino.it)

Tabella 2: Consumo in Francia, Spagna, Italia (www.inumeridelvino.it)

Consumo nei paesi Importatori

Tabella 3: Consumo nei paesi Importatori (www.inumeridelvino.it)

Destinazione d'uso della superficie vitata (denominazioni)

Tabella 4: Destinazione d’uso della superficie vitata (denominazioni) (www.inumeridelvino.it)

Se per il 2014 l’Italia consumerà tanto quanto la Slovenia, non bisogna trascurare il fatto che ad un calo dei consumi ne sia conseguito anche uno di produzione, sebbene lieve, ma con rilevanti cambiamenti nella destinazione d’uso. Se nel 2000 i vini da tavola rappresentavano quasi la metà della produzione nazionale ad oggi si attestano solo al 30% circa, spostando la lancetta nei confronti della qualità (Tabella 4). Si potrebbe dedurre in questo modo che il consumatore che insiste nell’acquisto di vino sia quello disposto a spendere di più, nonostante la crisi. 
A questa situazione bisogna accostare il fatto che dal 2009 si è avuto un aumento del costo dei VdT e IGP più evidente rispetto all’inflazione che hanno subito i vini di DOP creando un lieve spostamento verso l’alto nella scelta del consumatore. 
I grafici che seguiranno si riferiscono all’andamento dei prezzi nella GDO, in cui il pubblico si fraziona come segue:
-più del 50% cerca un vino che costi trai 2 e 4 euro.
-il 18% un vino che costi tra i 2 e 6 euro
-il 5% che superi la soglia dei 6.

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Tabella 5: Andamento dei prezzi dei vini DOP nella GDO

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Tabella 6: Andamento dei prezzi nel vino da tavola e IGP

Ultimo elemento per nulla trascurabile è che circa il 3% dei consumatori si è spostato sulla fascia di prezzo che supera i 6€ a bottiglia, confermano che nel drastico calo dei consumi, la ricerca della qualità sembri essere l’unica certezza.

Altri fattori che devono essere presi in considerazione sono poi il consumo della birra, che con lo sviluppo delle “artigianali” sta lentamente conquistando mercato e l’uso di alcolici da parte dei giovani, i quali concentrano le loro tasche su drink e long drink, in grado di fornire loro divertimento e socializzazione. 
Da una recente analisi condotta d
al FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) i  giovani consumano solitamente vino all’interno degli aperitivi, ma ricade come seconda scelta, dopo spritz e drink, a meno che non si tratti di aperitivi “Radical Chic” dove si preferisce alla mondanità un ambiente più abbinato al Design e alla socializzazione intima.

Il mondo degli estimatori

Un interessante studio condotto da Etameta mostra che ad oggi a convogliare i più verso la ricerca del vino di qualità siano tuttora il passaparola di parenti ed amici, i quali coinvolgendo i propri cari riescono a far apprezzare tale prodotto non solo come bevanda, ma come rappresentanza di un territorio. Il canale più utilizzato per tenersi poi aggiornati sul mondo enologico rimane internet, che per circa il 42% degli intervistati è il principale motore, seguito da guide di settore. 
E’ la curiosità che fa muovere un singolo individuo verso questo mondo, e se gli si chiede a cosa porti la divulgazione della cultura del vino, risponderà tendenzialmente al cambiamento delle caratteristiche della domanda e non un aumento della quantità prodotta. 

Emerge anche che si tende ad acquistare di più nelle aziende, per il contatto con il produttore. Altre ricerche hanno mostrato che ultimamente si preferisce consumare vino a Km 0, sia come aiuto per le realtà produttive locali che appartenenza al territorio.

Conclusioni
Le conclusioni che si possono trarre da questo breve articolo è che il settore del vino con il passare degli anni sta subendo una forte ricollocazione all’interno del mercato, diventato man mano prodotto di qualità e non più di sostentamento. Questo di per se è un dato positivo per il marchio italiano, ma senza dubbio comporterà ancora una brusca discesa in termini di quantità di produzione. A rimanere stabili e costanti saranno quei produttori e venditori che riusciranno a centrare il pubblico di destinazione, mettendo in evidenza le qualità e le caratteristiche del prodotto, in modo da indirizzare chi è disposto a spendere ad una scelta consapevole e mirata e di qualità. Questo significherà spostare il punto sulla retta verso qualità che ovviamente comporterà un aumento del prezzo e un lucro maggiore.  
Serve contemporaneamente una iniezione di cultura nelle fasce più giovani che rischiano di non avvicinarsi a questo mondo a seguito del ruolo che il vino sta assumendo con il tempo. La stabilità dell’export nei mercati stranieri invece non deve al momento preoccupare, poiché l’Italia continua ad essere uno dei maggiori paesi esportatori.

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

Commento

  • Articolo decisamente interessante. Sarebbe altrettanto interessante leggere accanto a questi i dati relativi al fatturato del comparto. Più qualità e meno quantità in sostanza (oggi tutti diradano grappoli, tutti aumentano la densità per ettaro). Maggiore qualità dunque, ma forse meno diffusione nel senso che sempre meno persone se lo potranno permettere. Vero. Forse è un rischio

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