Aziende Regione Lazio

Marco Carpineti: amore e cura delle proprie terre.

Scritto da Claudio Bonifazi

Sono andato nell’Azienda di Cori, ed oltre ad un’attenta degustazione, sono nati discorsi su amore per la famiglia, il territorio e noi stessi.

Raggiungere la cantina è molto semplice per chi vive a Roma, basta prendere da Velletri via di Cori, e si arriva dopo una ventina di chilometri al cancello di entrata dell’azienda.
Siamo nella zona dei monti Lepini, dove sorge Cori, una delle più antiche città del Lazio, a 400 m.s.l. e dalle cui pendici è possibile vedere il Circeo e il mare. Un territorio ricco di storia, con il tempio di Castore e Polluce, mura ciclopiche e pozzi secolari.
Un territorio che trova espressione e rispetto anche nel vino, grazie al lavoro di Marco Carpineti, che dal 1994 ha convertito l’azienda di famiglia in coltura biologica.

Ad accogliermi, nella tenuta di Capolemole c’è Paolo, il figlio di Marco. Dopo aver scambiato dei saluti entriamo rapidamente in sintonia su come avremmo passato assieme questo nuvoloso sabato pomeriggio.

Dalla Cantina, che riprende nella forma l’aspetto del Palazzo di Famiglia sito al centro del paese, ci affacciamo verso i filari e subito Paolo dichiara il suo amore per il suo territorio.

Con lo sguardo rivolto verso colline verdi sottolinea che sarebbe inconcepibile non apprezzare quanto ci fosse sotto i nostri occhi. Uno scambio di parole dove al centro delle attenzioni non c’era solo il vino, ma la visione della vita secondo noi. Poi aggiunge: “il vino lo puoi bere dopo con calma, io desidero che tu veda le terre da cui esso proviene” – “concordo”-aggiungo io senza esitare.

Con questo principio saliamo subito nella macchina per esplorare le altre due tenute, scambiando idee su come il mondo del vino avrebbe dovuto essere secondo noi, sulle difficoltà che ancora si hanno nella comunicazione che spesso è troppo concentrata su se stessa piuttosto che sul territorio, unione di storie, fatica, uva e passione.
In 15 minuti di auto abbiamo parlato di tutto, e per la prima volta, credo di aver  sinceramente espresso il mio parere sul mondo del vino in modo sincero con qualcuno.

Mentre entravamo con la macchina nel cancello della Tenuta S.Pietro tengo in mano la brochure aziendale;  la prima foto, messa nella prima di copertina, credo possa essere la pietra miliare da cui incentrare questa descrizione:
c’è Paolo seduto su una panchina che ascolta un mastro vignaiolo. Solo dalle espressioni che i due assumono nella foto, si capisce il senso della trasmissione del sapere. Di chi una volta faceva del vino il suo sostenimento e chi cerca oggi di farlo giungere a tutti mantenedo il rispetto della terra, lo stesso che si aveva una volta.

La tenuta S.Pietro sembra un giardino incantato. Si accede da un piccolo ponticello. Sullo sfondo della strada un casale ben tenuto e dietro a perdersi d’occhio vigneti di Nero buono e Montepulciano e Bellone.

I campi quest’anno non sono stati arati, le vigne vivono di rendita, e un prato leggero funge da sfondo fin dove occhio riesca a vedere.

“Abbiamo comprato i cavalli” – mi dice Paolo – “stiamo passando al biodinamico. Lentamente toglieremo il trattore e faremo tutto con la natura”.

C’è tanto rispetto del territorio, anche i cavalli sono liberi in un immenso spazio corredato da ulivi. A correre lungo i filari ci sono poi Margaux e La Fit, due cani tutt’altro che da guardia.

Assistiamo poi alla cattura di un alveare di Api, che aveva deciso di albergare nel casale. L’apicoltore ha dichiarato che le api tendono a nidificare in ambienti in cui l’aria è pura e priva di inquinanti. Un complimento indiretto a questa fantastica tenuta.

Mi preme aggiungere che davanti ad ogni filare c’è una rosa, che per tradizione si mette come sentinella per le malattie della vite. “Qui hanno scopo ornamentale” – spiega paolo – ” Ma quello che conta è il progetto che stiamo mettendo su con l’università della Sapienza, “La rosa del Futuro”, un sistema di tecnologie che proprio come la rosa, ci permetterà di anticipare le malattie delle uve”. Un progetto che se andrà in porto sarà condiviso con tutti, perché certi segreti non possono essere non condivisi

Risaliamo poi in macchina e ci dirigiamo verso Pezzi di Ninfa, il vigneto da cui viene prodotto Apolide: solo Nero buono di Cori. La varietà del terreno, collinare, alle pendici dei monti Lepini, con affaccio diretto sul mare, dove si vede anche il Circeo, danno senso di estrema libertà e appartenenza sinergica a diverse realtà. Brezza marina costante e presente, il vitigno giace sulle mura ciclopiche dell’antica cori. Terreno tufaceo calcareo alla base di tutto.

Torniamo poi nella Cantina per degustare i vini, ci sediamo e con calma iniziamo a stappare tutto. Li descriviamo brevemente, non vogliamo inquadrare i vini nei classici “elenchi della spesa”, parliamo più delle sensazioni che ci danno, e così li descriverò anche in questo post.

Bollicine 2011.
Bellone 100%, Metodo Classico con 24 mesi sui lieviti. Agrumi, pera, frutta verde e fragranza sono i due attori principali all’olfatto. In bocca mostra una buona sapidità e acidità. Proviene da Tenuta S.Pietro

Capolemole Bianco 2013.
E’ sempre il Bellone protagonista di questa bottiglia. I profumi di frutta non del tutto matura e la freschezza rendono olfatto e bocca un’unica cosa.

Il Moro 2012.
Viene prodotto con le due varietà bianche di Greco: il “Moro”, dalla buccia verde, e il “Giallo” dalla buccia trasparente e gialla. Sono due varietà coltivate solo nella zona, a causa della loro scarsa produttività e difficoltà nella coltivazione. Solo un 30% fermenta e affina in Barriques di rovere. L’olfatto ricorda gli odori di una vendemmia tardiva, frutta molto matura, note di frutta secca e pesca. Persistente è un bianco di ottima qualità.

Capolemole Rosso 20120
Nero Buono, Montepulciano e Cesanese. Un anno in barriques. Ci muoviamo su frutta rossa e fiori. Colore Rubino e consistente. Al naso note speziate di chiodi di garofano e cannella, moderatamente tannico con tannini ben integrati.

Apolide 2009
Solo Nero Buono di Cori, con due anni in Barriques. Siamo su odori più di terra, liquirizia, spezie scure. Tannino presente, lievemente amaricante sul finale, il vino persiste, è irruento e mostra un carattere che potrebbe sembrare scontroso,  proprio come l’ambiente che circonda il vitigno da cui proviene, sulle mura ciclopiche e affaccio sul mare, sotto il vendo costante della brezza marina.

Ludum (anteprima).
Il Bellone viene fatto appassire naturalmente sulle piante. A metà Novembre l’uva raccolta a mano viene pressata  sofficemente e il mosto ottenuto fermenta poi per 12 mesi in botti di rovere. Siamo in pieno stile dei vini passiti. Albicocca sciroppata, note tostate, frutta secca, miele. Persistente e dolce travolge la bocca di piacere.


MARCO CARPINETI Azienda Agricola Biologica

S.P. Velletri – Anzio km 14,300 –
04010 Cori – Italia
Tel. +39 06 9679860 – 06 96008576 – Fax +39 06 9679860
mail:  info@marcocarpineti.com – sito: www.marcocarpineti.com        

visita previo accordo telefonico.

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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