Wine News

I sommelier non parlano Sumero – Scopri brevemente il loro “strano” linguaggio!

Scritto da Claudio Bonifazi

Una piccola guida, senza pretese, per introdurre i profani al lessico del vino

Sul nostro sito tante volte descriviamo brevemente i vini, con le classiche espressioni rimarcate da Chicco d’Oliva di Zelig o Antonio Albanese.
Sembrano tante parole a caso, ma alla fine, in modo breve e semplice si può comprendere almeno di che cosa si tratta.

Questo post non sarà una lezione sull’analisi sensoriale del vino, ma un modo rapido e veloce per farti capire anche se non sei esperto almeno cosa diciamo nelle tante e belle immagini che pubblichiamo su facebook.
Qui di seguito ne ripubblico una a titolo esemplificativo, poi sotto ne troverete la spiegazione:

Descrizione vino per FB (2)

Nell’analisi del vini si mettono in evidenza le caratteristiche che risaltano all’occhio, poi al naso ed infine alla bocca.
Partiamo quindi dal colore: Rubino Granato. Come i pittori anche i sommelier hanno una loro tavolozza professionale con la quale confrontare il vino. Ma a che serve? A capire, già dall’aspetto, cosa potrebbe darci all’olfatto e al gusto e a valutare ha una sua tipicità anche attraverso il colore ed escludere che vi siano alcuni difetti. La trasparenza indica invece se, attraverso il calice poggiato su un foglio, si possa leggere o meno quanto scritto sotto.
Si passa poi al naso, la parte più “divertente” per chi ama il vino e la più stravagante per chi osserva da fuori.
Come scritto in un post precedente, non è che all’interno del vino vi sono altri frutti, fiori o materiali spremuti, ma grazie alla fermentazione del mosto, la vinificazione e all’invecchiamento si formano delle molecole che hanno le stesse caratteristiche olfattive di altri elementi.
Anche il naso può essere un elemento precursore di cosa aspettarsi in bocca.
Ultima fase è la valutazione delle sensazioni tattili del vino con l’analisi gustativa: in questo caso il nostro vino rosso è “caldo”; non è un indice di temperatura, ma indica quando la componente alcolica scaldi la bocca e  la parte interna del petto.
Quando si parla di morbidezza invece si entra in una situazione leggermente più complessa. Con morbidezza si valuta quanto la glicerina, aiutata dall’alcol, lasci una sensazione di morbido in bocca. Tale sensazione potrebbe essere descritta come l’intensità liquida del vino percepita tra lingua e palato tenda ad essere più o meno ad accarezzare il tutto. Erroneamente si fa l’esempio dell’acqua e dell’olio, la prima scorre senza fermarsi sulla lingua, il secondo l’avvolge; è evidente che è un esempio forzato.
Tocca poi alla freschezza del vino: neanche qui si parla di temperatura, ma di componente acida. L’acidità fa salivare, lasciando una sensazione di freschezza, per questo beviamo le limonate per dissetarci. Berreste mai però un vino che descritto come “acido”? Io no ed è per questo che gentilmente lo definiamo più o meno fresco.
Seguono i tannini, che sono quella sensazione di “gengive asciutte” che creano i rossi. Più sono tannici più asciugano. Se il tannino è di qualità sentiamo una gentile astringenza, a prescindere dalla sua imponenza; se è invece poco integrato, duro, sembra di ricevere un cazzotto in bocca con retrogusto amaro.
Ultima fase finale sono le valutazioni su quanto queste sensazioni siano durature, piacevoli e fini.
Spero che in poche parole vi abbia semplificato come leggere la scheda di valutazione che quasi ogni giorno mettiamo sulla nostra pagina facebook.

 

Sull'autore

Claudio Bonifazi

Amo bere e scrivere e per questo ho creato Vinopolis, per condividere tutto quello che bevo con gli altri. Dopo il Diploma da Sommelier sto continuando gli studi presso la WSET, dove ho ottenuto la certificazione avanzata; ad oggi sto frequentando il loro ultimo livello: il Diploma. Non pago scrivo anche su Vinoway e Bibenda7.

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